Scuola

Sospensioni scolastiche, l’Europa sperimenta nuove strade

L’Austria introduce programmi obbligatori di reintegrazione per gli studenti sospesi, mentre in Europa si moltiplicano i tentativi di conciliare disciplina e diritto all’istruzione

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Oona Kroisleitner (Der Standard, Austria), Anna Żabińska (Gazeta Wyborcza, Polonia) e Gian-Paolo Accardo (Voxeurop, Francia)

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Per anni la sospensione è stata uno degli strumenti più tradizionali a disposizione delle scuole europee per affrontare comportamenti gravi. Oggi, però, in molti Paesi si sta affermando una convinzione diversa: allontanare temporaneamente uno studente dall’aula può essere necessario, ma difficilmente è sufficiente a risolvere il problema.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il dibattito è tornato d’attualità dopo la decisione dell’Austria di introdurre, a partire dall’anno scolastico 2026-2027, programmi obbligatori di reintegrazione per gli studenti sospesi. La riforma nasce in un contesto di crescente preoccupazione per il deterioramento del clima scolastico e per l’aumento delle misure disciplinari. Ma il confronto con il resto d’Europa mostra che Vienna non è un caso isolato. Dalla Francia alla Spagna, passando per l’Italia, si sta progressivamente affermando l’idea che la disciplina scolastica debba avere una finalità educativa e non soltanto sanzionatoria.

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Austria: la sospensione diventa un percorso obbligatorio

La riforma austriaca rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti recentemente in Europa nel campo della disciplina scolastica. Nel sistema attuale, uno studente può essere sospeso fino a quattro settimane in presenza di comportamenti considerati particolarmente gravi o quando la permanenza a scuola rappresenta un rischio immediato per la sicurezza della comunità scolastica. Nei casi in cui sia stata avviata una procedura di espulsione, la sospensione può essere prolungata di ulteriori due settimane.

Finora, però, il periodo di sospensione si traduceva sostanzialmente in un allontanamento dall’ambiente scolastico senza particolari obblighi. Proprio questo aspetto è finito al centro delle critiche di pedagogisti ed esperti, secondo cui gli studenti che manifestano comportamenti problematici sono spesso quelli che avrebbero maggiore bisogno di mantenere un contatto con la scuola.

La risposta del governo guidato dal ministro dell’Istruzione Christoph Wiederkehr è stata quella di trasformare la sospensione in una fase di intervento strutturato. Dal prossimo anno scolastico, gli studenti sospesi dovranno partecipare a programmi di reintegrazione che prevedono attività educative, sostegno psicosociale e lavoro scolastico fino a venti ore settimanali.

L’obiettivo dichiarato è evitare che il periodo di allontanamento si trasformi in una semplice parentesi priva di contenuti educativi. La riforma introduce inoltre un forte coinvolgimento delle famiglie. I genitori saranno tenuti a collaborare con le scuole e con i servizi di supporto; in caso contrario potranno essere soggetti a sanzioni amministrative fino a 800 euro. La scelta arriva in un momento in cui il numero delle sospensioni è aumentato sensibilmente: si è passati da circa 950 sospensioni nel 2018-2019 a 2.187 nel 2024-2025.

Italia: la sospensione come strumento educativo

Anche il sistema italiano si è progressivamente allontanato da una concezione puramente punitiva della disciplina scolastica.

Le sospensioni continuano a essere previste nei casi di comportamenti particolarmente gravi, comprese aggressioni nei confronti di studenti o insegnanti, episodi di bullismo e cyberbullismo, danneggiamenti intenzionali e reiterate violazioni del regolamento scolastico. Nei casi più seri possono arrivare fino all’esclusione dagli scrutini finali o dagli esami.

Tuttavia, negli ultimi anni il sistema italiano ha introdotto una revisione del regime delle sanzioni scolastiche. Alla finalità educativa già sancita dallo Statuto delle studentesse e degli studenti si è affiancato, con la legge n. 150 del 2024, un nuovo impianto volto a rendere la sospensione uno strumento di responsabilizzazione.

Il D.P.R. n. 134 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, prevede che l’allontanamento dalle lezioni fino a due giorni sia accompagnato da attività svolte all’interno della scuola, finalizzate alla riflessione sugli effetti dei comportamenti che hanno portato alla sanzione. Per le sospensioni comprese tra tre e quindici giorni, invece, sono previste iniziative di cittadinanza attiva e solidarietà sociale, realizzabili anche presso enti, associazioni e organizzazioni del Terzo settore convenzionate con gli istituti scolastici. Il consiglio di classe può inoltre decidere di prolungare tali attività anche dopo il rientro dello studente, nel rispetto dei criteri di temporaneità, gradualità e proporzionalità che regolano l’applicazione delle misure disciplinari.

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La riforma ha inoltre attribuito un ruolo più incisivo alla valutazione del comportamento. Nella scuola secondaria di primo grado il voto in condotta è espresso in decimi e una valutazione inferiore a sei determina la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale del primo ciclo. Nella scuola secondaria di secondo grado, invece, il sei in comportamento produce specifiche conseguenze sul piano educativo: negli anni intermedi comporta la sospensione del giudizio e l’assegnazione di un elaborato di cittadinanza attiva e solidale, da sviluppare in chiave critica, il cui esito incide sull’ammissione all’anno successivo; nell’ultimo anno di corso, lo stesso elaborato deve essere presentato e discusso durante il colloquio dell’esame di Stato. Una valutazione inferiore a sei comporta, in ogni caso, la non ammissione.

Spagna: la sospensione come ultima risorsa

In Spagna il dibattito disciplinare è stato affrontato privilegiando la continuità educativa rispetto all’allontanamento dello studente. La normativa consente la sospensione temporanea nei casi di comportamenti gravi, ma stabilisce che ogni misura debba avere una finalità educativa e riabilitativa, tenendo conto delle circostanze personali, familiari e sociali dell’alunno. L’obiettivo non è soltanto sanzionare l’infrazione, ma favorire il recupero dello studente e il suo reinserimento nella comunità scolastica.

Per questo motivo, anche durante il periodo di sospensione, il legame con la scuola non viene interrotto. Gli istituti possono continuare ad assegnare compiti, esercitazioni e attività didattiche da svolgere a casa, nella convinzione che l’esclusione temporanea dalle lezioni non debba trasformarsi in un’interruzione del percorso formativo. È una differenza significativa rispetto ai modelli tradizionali di sospensione, che spesso si limitano all’allontanamento fisico dalla scuola.

Negli ultimi anni il governo spagnolo ha concentrato gran parte degli sforzi sulla prevenzione, intervenendo sulle cause che possono sfociare in comportamenti problematici. Le strategie nazionali contro il bullismo e il cyberbullismo, il rafforzamento dei servizi di orientamento e le iniziative dedicate alla salute mentale e al benessere emotivo degli studenti riflettono l’idea che molti episodi disciplinari siano collegati a situazioni di disagio, isolamento o fragilità sociale che richiedono risposte educative prima ancora che punitive.

In questa cornice si inserisce anche il programma PROA+, uno dei principali strumenti utilizzati per contrastare le disuguaglianze educative e sostenere gli studenti più vulnerabili. Pur non essendo rivolto specificamente ai ragazzi sospesi, il programma è stato associato a una riduzione dell’assenteismo e a un miglioramento dei risultati scolastici, diventando uno degli elementi centrali della strategia spagnola per prevenire l’abbandono e l’esclusione educativa.

Polonia: la sospensione non è prevista

Nel panorama europeo la Polonia rappresenta un caso quasi unico. La legislazione scolastica non consente infatti la sospensione dalle lezioni. Il principio alla base di questa scelta è che il diritto all’istruzione, garantito dalla Costituzione, non possa essere limitato attraverso un provvedimento disciplinare che impedisca temporaneamente allo studente di frequentare la scuola.

Ciò non significa che le scuole siano prive di strumenti disciplinari. Gli istituti possono applicare diverse sanzioni previste dai regolamenti interni, limitando la partecipazione a eventi scolastici, attività extracurriculari, competizioni sportive o organismi di rappresentanza studentesca.

Nei casi più gravi, come episodi di bullismo, furti o comportamenti che configurano veri e propri reati, è possibile arrivare all’espulsione dall’istituto. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, ciò comporta il trasferimento dello studente in un’altra scuola piuttosto che l’interruzione del percorso educativo.

L’approccio polacco riflette una filosofia secondo cui la scuola deve rimanere il luogo in cui affrontare e gestire il conflitto, non quello da cui escludere chi manifesta comportamenti problematici.

Francia: responsabilizzare invece di escludere

La Francia si colloca a metà strada tra i modelli più permissivi e quelli più severi. La normativa consente sia l’esclusione temporanea dalla classe sia quella dall’intero istituto, ma per periodi limitati a un massimo di otto giorni lavorativi. L’espulsione definitiva può essere decisa soltanto attraverso procedure disciplinari formali.

Negli ultimi anni, però, Parigi ha sviluppato strumenti che puntano a ridurre il ricorso alla semplice esclusione. Il più significativo è la mesure de responsabilisation, che consente agli studenti di sostituire la sospensione con attività supervisionate all’interno o all’esterno della scuola. Lo scopo è trasformare la sanzione in un’occasione di riflessione e responsabilizzazione, mantenendo al tempo stesso un legame con il percorso educativo.

Per gli studenti più difficili esistono inoltre le classes-relais, strutture specializzate sviluppate in collaborazione con i servizi della giustizia minorile. Questi programmi sono destinati ai ragazzi a rischio di esclusione definitiva o abbandono scolastico e mirano a ricostruire progressivamente il rapporto con la scuola.

Una tendenza comune in Europa

Nonostante le profonde differenze normative, il confronto tra i diversi Paesi evidenzia una trasformazione comune. La sospensione non viene più considerata soltanto una punizione. Sempre più governi e sistemi scolastici cercano di accompagnarla con strumenti educativi, interventi psicologici, attività di responsabilizzazione o programmi di reintegrazione.

L’Austria ha scelto di rendere obbligatorio questo approccio. La Francia lo sperimenta attraverso percorsi alternativi alla sospensione. La Spagna insiste sulla continuità dell’apprendimento. L’Italia punta sulla funzione educativa delle sanzioni e sul rafforzamento della responsabilità individuale. La Polonia, infine, privilegia la tutela assoluta del diritto alla frequenza scolastica.

Dietro modelli diversi emerge però la stessa domanda: come garantire la sicurezza e il rispetto delle regole senza trasformare la disciplina in un meccanismo di esclusione?

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