Analisi

Sophia Impact per valutare la cultura: il caso pilota Museo Egizio

Un nuovo approccio multidimensionale per misurare gli effetti sociali, economici ed educativi dei progetti culturali. L’istituzione di Torino mostra il potenziale del rapporto scuola-museo

di Giuseppe Cosenza

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Il tema della valutazione di impatto dei progetti culturali oggi è particolarmente rilevante e, da diversi anni, ha assunto una propria centralità. Uscito dall’ambito strettamente accademico, si è affermato come componente fondamentale delle politiche che integrano sostenibilità, sviluppo e innovazione. Emblematico, in questo senso, è il richiamo formulato nel 2024 dalla Consiglio di Stato al Ministero della Cultura nella riforma organizzativa voluta da Gennaro Sangiuliano e conclusa da Alessandro Giuli; mancavano, infatti, studi specifici sulla valutazione di impatto dei musei statali, mentre la relazione accompagnatoria si limitava a riportare dati sugli introiti e sul numero di visitatori.
Nel 2025, sia l’Assemblea nazionale di ICOM a Brescia sia l’edizione di LuBeC a Lucca, hanno posto al centro dei rispettivi programmi il tema della valutazione di impatto e la necessità di costruire una nuova grammatica dello sviluppo. In questo quadro si inserisce la pubblicazione online della versione definitiva di SoPhia Impact, il portale open access dedicato alla valutazione dell’impatto dei progetti culturali attraverso un percorso guidato e semplificato, realizzato grazie al contributo della Fondazione CHANGES per circa 100 mila euro. Il metodo di valutazione adottato dalla piattaforma deriva, tuttavia, da un progetto europeo più ampio, sviluppato grazie a un finanziamento di 1,5 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon 2020 e dal lavoro di un consorzio internazionale coordinato scientificamente dall’Università degli Studi Roma Tre, con la partecipazione di istituzioni di primo piano quali la National Technical University of Athens (Grecia), Interarts (Spagna), la European Museum Academy (Paesi Bassi), Educult (Germania), l’Institute of Art, Design and Technology (Irlanda) e l’Institute for Development and International Relations (Croazia).

Al centro del metodo si trovano tre concetti: Persone, Tempo e Domini di Impatto. La dimensione delle Persone riconosce che gli interventi sul patrimonio culturale coinvolgono soggetti con interessi, aspettative e interpretazioni di valore differenti, talvolta anche in conflitto. Per questo motivo, si adotta una prospettiva partecipativa e centrata sulle persone, volta a comprendere e riconoscere le percezioni degli stakeholder sugli impatti generati dall’intervento culturale (rilevate attraverso strumenti quali questionari, interviste, focus group, ecc.). Inoltre, il loro coinvolgimento attivo nel processo valutativo è essenziale per raccogliere e integrare punti di vista diversi sugli obiettivi e sui risultati attesi dell’iniziativa. La seconda dimensione temporale consente l’applicazione del metodo nelle diverse fasi di un intervento: ex ante, in itinere ed ex post. Nella fase ex ante, la valutazione supporta la definizione degli obiettivi, dei risultati attesi e della coerenza complessiva del disegno dell’intervento. La valutazione in itinere si concentra sul monitoraggio dell’implementazione, verificando se le condizioni per il raggiungimento dei risultati attesi siano soddisfatte e individuando dinamiche positive o negative che possano richiedere azioni correttive. La valutazione ex post, infine, permette di analizzare gli effetti a medio e lungo termine dell’intervento, inclusi efficacia, efficienza e sostenibilità nel tempo. In questo senso, la dimensione temporale consente di accompagnare l’intero ciclo di vita delle iniziative di patrimonio culturale e di informare progetti, politiche e azioni collettive future e di correggere eventuali errori, in corso d’opera.
Rispetto alla terza dimensione dei Domini di Impatto identifica sei grandi temi, quali capitale sociale e governance; identità dei luoghi; qualità della vita; educazione, creatività e innovazione; lavoro e prosperità; tutela. I cluster identificati non sono trattati come categorie isolate, ma come dimensioni interrelate che permettono ai valutatori di cogliere la complessità degli interventi sul patrimonio culturale. Particolare attenzione è rivolta non solo agli impatti attesi e osservabili, ma anche alle sinergie trasversali, ai temi mancanti e agli effetti indesiderati. In tale senso la valutazione di impatto proposta diventa olistico, nel senso omnicomprensivo, multidimensionale e dinamico.

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Casi studio e sviluppi futuri

Prima di essere online, la metodologia è stata testata con progetti pilota come il Teatro Akropolis di Genova che, nel 2022, ha intrapreso una trasformazione strategica e organizzativa, collegata alla ristrutturazione della sala principale del teatro. I risultati della valutazione di impatto hanno confermato che la nuova sala ristrutturata ha rappresentato un importante fattore abilitante per l’avvio di nuove attività e si è rivelato un moltiplicatore di nuove iniziative. L’ampliamento della sala ha avuto, infatti, ricadute in più direzioni. Da una parte, si è riscontrato un generale apprezzamento da parte del pubblico verso questo spazio rinnovato; dall’altra, per il personale, avere a disposizione una sala nuova e ristrutturata, destinata sia alle attività di produzione artistica che al lavoro quotidiano, ha rappresentato un significativo elemento di miglioramento del clima organizzativo. La valutazione ha evidenziato anche che l’area tematica meno sviluppata riguardava la sostenibilità ambientale; quindi, l’ente culturale si è interrogato sulle possibili azioni da intraprendere per colmare il divario rilevato e ha programmato maggiori investimenti sulla cura dell’ambiente.

Un’altra occasione significativa è stata la valutazione degli impatti del progetto “Museo Egizio A/R”. che ha coinvolto le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado delle circoscrizioni 6 e 7 di Torino e dell’area metropolitana, raggiungendo 2.194 studenti e studentesse distribuiti in 101 classi. L’analisi condotta ha restituito un quadro chiaro e articolato degli effetti generati, mostrando come l’iniziativa sia stata capace di produrre impatti che superano la dimensione strettamente didattica, inserendosi in una prospettiva più ampia di valore pubblico e trasformazione educativa. La valutazione ha evidenziato, infatti, che il Museo Egizio di Torino non si configura soltanto come luogo di conservazione e trasmissione della conoscenza, ma come un’istituzione profondamente radicata nel territorio e in grado di generare opportunità formative, in particolare nelle scuole in cui il progetto ha rappresentato l’unica esperienza educativa realizzata in collaborazione tra scuola e istituzione museale.

Per la professoressa Paola Demartini di Uniroma3 “il metodo di valutazione è stato sperimentato in contesti molto diversi tra loro, quali musei, teatri, siti archeologici, associazioni culturali, progetti di rigenerazione urbana. Tutti i soggetti che hanno partecipato al processo di valutazione hanno evidenziato come l’esperienza si sia rivelata un esercizio di autoriflessione particolarmente utile per comprendere i risultati attesi e quelli effettivamente realizzati, offrendo al contempo nuovi elementi conoscitivi per la progettazione futura di attività e destinatari”. Riguardo agli sviluppi futuri, la professoressa Michela Marchiori osserva che “nel settore culturale mancano ancora dati articolati relativi alla valutazione d’impatto multidimensionale. Per favorire una diffusione più ampia dell’utilizzo della piattaforma, il team sta realizzando video pillole, webinar e podcast pensati per facilitare la comprensione della metodologia, oltre a un servizio dedicato alle organizzazioni culturali”. Il portale, al momento fruibile gratuitamente, rappresenta una risposta concreta a questo bisogno.

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