Sonde e raggi cosmici contro frane e incendi
di Valentina Saini
3' di lettura
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Dal padovano all’Antartide, le sonde a raggi cosmici che aiutano a prevedere le frane e gli incendi
Capire se il versante di una montagna sia così imbevuto di pioggia da rischiare di franare o quanto sia probabile un incendio boschivo in una determinata zona durante un periodo di siccità non è affar semplice. Ancor meno lo è quantificare l’acqua che arriverà a fondovalle con lo scioglimento della neve caduta in quota durante l’inverno. Ma monitorare l’acqua e gestirla al meglio è sempre più importante perché il cambiamento climatico sta alterando la quantità e l’andamento delle precipitazioni. Con conseguenze che vanno dalla siccità alle piene improvvise, come quella che ha colpito l’alto vicentino il mese scorso, con effetti distruttivi.
A poter aiutare è un’innovativa tecnologia sviluppata da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Fisica nucleare dell’Università di Padova, che permette di sfruttare i raggi cosmici per stabilire quanta acqua sia contenuta nel suolo o nella neve grazie a sonde compatte, dal prezzo contenuto e molto efficienti. Tanto per fare un esempio, ne bastano sei per tenere monitorato il rischio di incendio di tutte le Prealpi venete. Sperando nel suo potenziale commerciale, i tre ricercatori hanno creato Finapp, prima spin-off universitario e poi, nel 2019, startup innovativa.
Ci avevano visto giusto. A partire dal 2020 sono riusciti ad attirare investimenti complessivi per 1 milione e 400mila euro e, nel 2023, il prestigioso EIC Accelerator gli ha concesso un grant da oltre 2 milioni di euro. E dopo gli inizi dedicati allo sviluppo del prodotto, ai test operativi e alla ricerca dei primi clienti, il fatturato è passato dagli 80mila euro del 2021 al milione dell’anno scorso. Luca Stevanato, Ceo e co-fondatore, prevede di chiudere il 2025 con due milioni e mezzo, e di far passare il team da 28 a 45 persone entro la fine del 2026. Grazie a una squadra commerciale agguerrita, dal suo stabilimento produttivo di 600 metri quadrati a Montegrotto Terme, Finapp è riuscita a piazzare le sue sonde in tutti e sette i continenti, Antartide inclusa.
Le applicazioni sono molte e assai variegate, spiega Stevanato. «Fra le cose che contraddistinguono la nostra soluzione c’è che permette di misurare l’acqua nel terreno senza toccare il suolo. Ad esempio, in città può misurare l’acqua dispersa sotto l’asfalto e, se ce n’è tanta concentrata in un punto significa che c’è una perdita idrica. Così la si può individuare e far riparare in tempi molto rapidi». In effetti le aziende municipalizzate sono fra i principali clienti di Finapp in Italia, insieme alle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, alla protezione civile, ad aziende come Anas e alle aziende agricole. Il segreto dell’efficacia delle loro sonde sta «nelle ricette chimiche che abbiamo sviluppato, che ci hanno permesso di ridurre le dimensioni e il peso dello strumento di circa dieci volte rispetto a ciò che offriva il mercato». A Montegrotto Terme Finapp produce circa dodici sonde a settimana e, dato che le vendite vanno bene, di solito in magazzino ci sono al massimo una o due settimane di produzione. Il costo varia a seconda delle applicazioni. Se la sonda deve servire da sistema di allerta, ad esempio nel caso del rischio idrogeologico, può arrivare a costare 11mila euro, mentre quando c’è una minor necessità di conteggi e di rapidità, e ci si può accontentare di ricevere un dato ogni tre ore, il costo scende a 5mila euro.


