Solo un’azienda su quattro aggiorna le linee guida
In un’impresa su due i documenti relativi alla gestione delle auto aziendali risultano in vigore da cinque o più anni
di Alessandro Palumbo
4' di lettura
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Oramai quasi mensilmente assistiamo al lancio di un’innovativa soluzione di mobilità proposta da un’azienda o da un pool di aziende integrate. Ma solo alcune di esse trovano riscontro nelle scelte di mobilità delle aziende clienti. Spesso le innovazioni sono troppo avanti e non decollano; il comportamento di scelta e di acquisto del cliente andrebbe analizzato a fondo.
La company car policy è uno strumento importantissimo per fare luce sulle strategie di mobilità delle aziende, non solo su quelle attuali ma anche future perché, ad esempio, solo un’azienda italiana su quattro prevede un aggiornamento annuale della car policy, mentre in una su due, i documenti relativi alla stessa rimangono in vigore da cinque o più anni. Inoltre, solo il 14% delle aziende ha una mobility policy, il che ci dice molto sulla resistenza al cambiamento. Queste evidenze emergono dalla ricerca su 100 imprese appena realizzata da Arval Consulting e che indaga su diversi aspetti della company car policy intesa come quel documento che definisce i criteri di assegnazione, utilizzo e gestione dell’auto aziendale.
La parte più rilevante della car policy, la cui responsabilità ricade per nove aziende su dieci sulla funzione risorse umane, è relativa alla scelta dei modelli. L’opzione più diffusa (70%) è l’adozione di una car list che consente all’azienda di selezionare i modelli più efficienti, garantire parità di trattamento dei dipendenti, semplificare il processo d’ordine dell’auto e implementare al meglio le strategie dell’azienda. All’interno della car list i criteri legati alla scelta dell’auto sono economici: il canone di noleggio e il costo totale di utilizzo.
La quasi totalità delle aziende divide i beneficiari dell’auto aziendale in tre o quattro fasce alle quali sono collegati i diversi modelli da scegliere. Quando non esiste una car list, vengono definiti dei limiti alla scelta del modello legati all’alimentazione, al tipo di carrozzeria, al livello di emissioni e al brand.
Il 30% delle aziende consente un upgrade del modello con una quota a carico del driver, mentre sette aziende su dieci prevedono un downgrade ma senza vantaggi economici per l’utilizzatore. Otto società su dieci consentono l’aggiunta di optional, il che rafforza l’utilizzo esclusivo dell’auto aziendale per il manager.


