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«Sognando Rosso», il film su Montezemolo sbarca su Sky

Il documentario è un viaggio fra sport, industria e immaginario collettivo

di Andrea Biondi

LUCA MONTEZEMOLO IMPRENDITORE (IMAGOECONOMICA)

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C’è un colore che in Italia non ha bisogno di presentazioni: basta nominarlo, e prima ancora del nome si sente il rombo. Da venerdì 20 marzo quel rosso approda su Sky Documentaries con “Sognando Rosso”, il documentario dedicato a Luca Cordero di Montezemolo, disponibile dal 27 marzo in streaming su Now e su Sky Sport Arena. Prodotto da Jiva Maya e Religion of Sports e con la distribuzione internazionale di Fremantle, “Sognando Rosso” non è soltanto il ritratto di un ex presidente Ferrari. È il racconto di un uomo che ha attraversato snodi decisivi dell’industria, dello sport e dell’immaginario nazionale.

Diretto, scritto e prodotto da Manish Pandey, autore di “Senna” e codiretto da Christopher M. Armstrong, il film mette in moto Chris Harris, volto noto di Top Gear, lungo i luoghi della vita di Montezemolo: Roma, Bologna, le colline, la Ferrari, dai giorni di Enzo Ferrari ai mondiali di Niki Lauda e Michael Schumacher. Il documentario mescola repertorio, immagini rare e conversazioni.

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Luca Cordero di Montezemolo non si sottrae al racconto. Sul Sole 24 Ore dello scorso 25 settembre, in occasione della prima assoluta per il Regno Unito, spiegava: «È un film molto particolare che mette insieme i miei ricordi e i miei pensieri con belle immagini e filmati di repertorio». E aggiungeva: «Ripercorre tutte le tappe più importanti della mia vita. Nel bene e nel male, ci ho messo sempre la faccia». Dentro questa frase c’è già molto del personaggio: la centralità dell’io, certo, ma anche l’idea che dirigere significhi esporsi, assumere su di sé il peso delle scelte.

Il punto, però, è che “Sognando Rosso” non resta chiuso nel recinto ferrarista. La Ferrari è il baricentro, ma attorno scorrono Azzurra, Italia ’90, Italo, una biografia manageriale che diventa racconto di un certo capitalismo italiano. Nella traiettoria evocata dal film, Montezemolo è l’uomo scelto da Enzo Ferrari nel 1973, ha supervisionato il Campionato Mondiale di Niki Lauda nel 1975 e ha gettato le basi per il ritorno al dominio della Ferrari, assumendone la guida nel 1991 e raggiungendo il rilancio sportivo, prima, e la trasformazione dell’azienda – poi – in un marchio globale del lusso.

A ogni modo il film prova ad allargare il profilo: non solo il capo della Rossa, bensì un interprete di un’Italia che per anni ha pensato in grande. Del resto Montezemolo ha ricoperto la carica di presidente di Fiat, Maserati e Alitalia, ha guidato il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e ha guidato Confindustria fra il 2004 e il 2008.

Nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera, rivendica proprio l’ampiezza del progetto “Sognando Rosso”: «La sceneggiatura mi piaceva: 70% Ferrari e 30% di altro, Azzurra, Mondiali e Italo, uno dei progetti ai quali sono più legato. È venuto fuori un film per tutti, non solo per appassionati». È una frase utile, perché spiega bene l’operazione Sky: portare sulla piattaforma una biografia ad alta riconoscibilità, dove il motorsport resta il gancio più forte e però non l’unico.

Poi c’è Bologna. E qui il film sembra trovare un tono meno celebrativo e più vivo. I portici, Piazza Santo Stefano, la tenuta sulle colline, i pasti che fanno da cucitura narrativa: dettagli che nel materiale di background tornano con insistenza. Servono a rimettere Montezemolo in una geografia sentimentale, a sottrarlo per un momento al protocollo del personaggio pubblico. Un territorio che funziona come contrappunto e restituisce aria al racconto.

Sky porta così in casa un film documentario che parla a pubblici diversi: gli appassionati di Formula 1, ma non solo. «Ho vissuto la mia vita a tutta velocità e questo film cattura questo spirito – spiega l’uomo della Ferrari che ha attraversando i trionfi irripetibili di Niki Lauda e Michael Schumacher – sullo sfondo mozzafiato della bellezza senza tempo dell’Italia. È una storia di passione, resilienza e ricerca dell’eccellenza, valori che definiscono la Ferrari e che, spero, ispirino gli altri. Dai trionfi nei campionati mondiali alle sfide che mi hanno messo alla prova, “Sognando Rosso” riflette non solo il mio percorso, ma anche le persone e i momenti incredibili che lo hanno plasmato».

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