Congiuntura in chiaroscuro

Soffre l’industria tedesca, la domanda non riparte

Peggio del previsto i nuovi ordini (+0,3% a novembre), meglio delle attese l’export (+3.7%). I dati confermano la contrazione del Pil 2023 con timidi spiragli per la ripresa

di Isabella Bufacchi

Lo skyline della zona industriale di Francoforte

2' di lettura

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Peggio del previsto i nuovi ordini, meglio del previsto le esportazioni: i dati in chiaroscuro di novembre pubblicati dall’ufficio federale di statistica Destatis confermano la contrazione del Pil della Germania a fine 2023, con timidi spiragli per la ripresa di quest’anno che potrebbe deludere le già deboli aspettative.

I nuovi ordini in novembre hanno registrato un modesto rialzo dello 0,3%, molto peggio del +1% previsto da un sondaggio degli economisti interpellati da Reuters, ed è rimasto il segno negativo (-0,6%) per il terzo mese consecutivo al netto dei grandi ordini. Nel confronto trimestrale, meno fluttuante da settembre a novembre, il volume degli ordini è stato inferiore del 4,5% rispetto al periodo giugno-agosto.

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Le esportazioni per contro hanno evidenziato un aumento del 3,7% su base mensile, molto superiore allo 0,3% previsto dagli economisti, ampliando il surplus commerciale tedesco.

Per il ministero dell’Economia, guidato dal leader verde Robert Habeck finito duramente sotto attacco degli agricoltori in questi giorni per il taglio dei sussidi per il gasolio agricolo, «la ripresa dell’economia nel settore industriale in Germania dovrebbe iniziare nel corso della prima metà dell’anno grazie alla ripresa interna e alla domanda estera».

Il peso della domanda estera sulla manifattura

«Sebbene ci siano stati recentemente segnali di stabilizzazione degli ordini interni, la debole domanda estera, in particolare dall’area dell’euro, continua a pesare sull’industria manifatturiera», hanno sottolineato al ministero. Gli economisti di Commerzbank per contro continuano a vedere nero per il 2024: alla luce del dato sui nuovi ordini di novembre, che conferma una netta contrazione – i nuovi ordini restano contenuti dopo lo smaltimento degli accumuli pandemici -, prevedono l’economia tedesca in calo dello 0,3% quest’anno.

L’area dell’euro e la Ue intanto sono state decisive, tanto nella debolezza dei nuovi ordini quanto nell’inaspettato rilancio delle esportazioni. A causa del calo della domanda da parte dei Paesi dell’area dell’euro, i nuovi ordini sono cresciuti solo dello 0,3% rispetto al mese precedente, per Destatis. In ottobre i nuovi ordini erano crollati del 3,8%, e gli economisti si attendevano un rimbalzo il mese successivo: a novembre gli ordini interni dell’industria tedesca sono aumentati dell’1,4% mese su mese mentre gli ordini dall’area dell’euro sono diminuiti dell’1,9%. In quanto alle esportazioni, sono aumentate del 5,4% verso i Paesi della Ue, rispetto al +1,8% nei Paesi extra Ue.

Le variabili geopolitiche

La guerra della Russia in Ucraina e il conflitto a Gaza tra Hamas e Israele, con le recenti diramazioni nel Canale di Suez, aumentano l’incertezza geopolitica e gravano sulle prospettive in Germania dell’import-export e degli ordini alimentati dalla domanda estera.

Pesa in negativo sulla capacità di ripresa economica in Germania anche il ritorno della disciplina di bilancio e il ripristino del freno sul debito nel 2024, nonostante la spesa extra per l’emergenza delle inondazioni e i continui sostegni all’Ucraina.

Il governo della coalizione semaforo Spd-Verdi-Fdp ha appena varato alcune misure di risparmio della spesa pubblica, dovute al blocco imposto dalla Corte costituzionale che ha vietato il trasferimento delle risorse dell’ex-fondo pandemico al nuovo fondo per la protezione del clima.

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  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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