(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Società Benefit e contratti di rete d’impresa, si tratta di due strumenti giuridici previsti dall’ordinamento italiano, apparentemente distanti tra loro ma nei quali si possono rintracciare degli inaspettati punti in comune: dall’importanza data all’innovazione, alla formazione, alle ricadute positive sul territorio di appartenenza. Arrivando da premesse giuridiche e percorsi aziendali diversi, contribuiscono alla crescita comune: non solo economica ma declinata anche sotto altri profili. Sia da parte delle Società Benefit, sia dalle reti d’impresa si arriva a un risultato comune che può essere identificato nella creazione di valore condiviso che va oltre il solo profitto. Da una parte, va ricordato che le Società Benefit sono organizzazioni che operano con l'obiettivo di generare un impatto positivo sulla società e sull'ambiente, insieme al profitto finanziario. Il valore condiviso che creano va a vantaggio, quindi, non solo dell’impresa ma di tutti gli stakeholder. Dall’altra, il contratto di rete è un innovativo modello di collaborazione tra imprese, introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009, che consente alle aziende aggregate di realizzare progetti e obiettivi condivisi nell’ottica di incrementare la propria capacità innovativa e la competitività sul mercato, pur mantenendo ciascuna di esse indipendenza, autonomia e specialità. Si crea di fatto una “rete” fatta da imprese che operano con un obiettivo comune che, partendo da finalità economiche, ha come effetto anche quello di creare ricadute positive per i settori e i territori in cui operano. Imprese sane, che collaborano, con la loro crescita apportano benefici sotto tanti punti di vista, a partire da quello economico ma anche sociale e ambientale.
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Reti di impresa "inconsapevolmente" benefit?
Le reti di impresa abbracciano di fatto un concetto ampio di sostenibilità: migliorando l'efficienza dei processi e portando avanti innovazione e competitività, anche senza averlo come obiettivo scritto nero su bianco, ottengono risultati riconducibili a quelli propri delle Società Benefit. I contratti di rete consentono di aumentare la crescita dimensionale preservando l'autonomia giuridica e operativa delle imprese aggregate. Come emerge dal rapporto annuale sulle reti di impresa, "le piccole imprese fanno rete per essere grandi": e aziende più grandi possono essere più efficienti, con maggiori produttività e capacità di investimento. Più efficienza significa minori consumi, soprattutto energetici, con un effetto diretto e positivo sull'ambiente. I contratti di rete permettono inoltre di affrontare meglio i mercati, anche internazionali, favoriscono la condivisione delle competenze e — come riscontrato analizzando le reti stesse — consentono di ottenere risultati economici positivi. Questo traguardo, obiettivo di tutte le imprese, genera un circolo virtuoso che coinvolge i lavoratori e il territorio in cui operano le imprese unite in rete.
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I numeri
In Italia, al primo trimestre 2026, si contano 5.754 Società Benefit (+19,55% rispetto all’anno precedente), che impiegano 250mila persone e generano un valore della produzione superiore ai 70 miliardi di euro. La Lombardia è la regione che conta più imprese di questo tipo: sono il 30,85% del totale, seguita dal Lazio (12,3%) e Veneto (10,03%). Come emerge dall’Osservatorio Società Benefit, inoltre, a livello settoriale, il 27,09% del totale è attiva nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche, il 15,71% in Telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica e l’11,38% in Attività manifatturiere.
Secondo l’edizione 2025 dell’Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa, curato da InfoCamere, RetImpresa e Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, nel 2025 si registrano 10.361 contratti di rete attivi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2024, e con il coinvolgimento di circa 53mila imprese, in crescita del 5,2% su anno. Le imprese in rete hanno impiegato oltre 1 milione e 743 mila persone: le microimprese, pur rappresentando la maggioranza numerica (50,8%), incidono solo per il 4,6% sull’occupazione totale, mentre le imprese medio-grandi, pur essendo meno del 10%, coinvolgono oltre l’80% degli addetti. Gli obiettivi principali delle reti sono soprattutto legati alla competitività: aumento del potere contrattuale (37,6%), condivisione di risorse (27,5%), partecipazione a bandi e appalti (25,8%). A livello geografico, le reti sono diffuse in tutte le regioni, con il Lazio che si conferma la prima per numero di imprese in rete (23%), seguita da Lombardia, Veneto e Campania. Oltre il 52% delle reti ha coinvolto imprese della stessa provincia e circa il 70,8% è costituito da aggregazioni uniregionali, anche se è cresciuta la quota di reti interregionali (19,7%). Esaminando i dati dal punto di vista settoriale, quasi la metà delle imprese in rete si è concentrata in tre comparti: agroalimentare (21,3%), costruzioni (15,2%) e commercio (11,4%).
La promozione delle Società Benefit: una “rete istituzionale” per diffondere la cultura benefit
Per informare e formare imprese e professionisti, soprattutto commercialisti e notai che possono diventare “ambasciatori” presso i loro clienti, sul modello Benefit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in collaborazione con il sistema camerale, ha avviato in tutta Italia un programma di eventi. Questi appuntamenti sono finalizzati a migliorare la conoscenza del percorso di costituzione e gestione delle Società Benefit, illustrando quali sono le caratteristiche di queste imprese da molteplici punti di vista, partendo dall’inquadramento normativo, i profili legali e l’architettura statutaria, senza dimenticare il modello di business e la disciplina fiscale specifica. In particolare, si parte dall’ascolto, raccogliendo le esigenze reali delle imprese locali rispetto all'adozione del modello benefit; per poi proseguire attraverso percorsi – come detto – di formazione e informazione di imprese e professionisti per la promozione del modello benefit, spiegando quali sono i suoi vantaggi, perché dalla sua introduzione, pur registrando una crescita costante, la diffusione resta ancora limitata. In occasione dell'incontro organizzato presso la sede della CCIAA di Alessandria-Asti dal titolo "Società Benefit: opportunità di crescita per le imprese e il territorio", i partecipanti hanno avuto modo di conoscere una realtà che coniuga il modello Benefit e i contratti di rete d'impresa. Tra le esperienze pratiche presentate figura quella di A3i, una rete di imprese "benefit" nata dall'accordo tra Amapola e 3i Efficientamento Energetico. Amapola è una società specializzata in consulenza di sostenibilità con focus sulla comunicazione, che accompagna le organizzazioni nel costruire percorsi e progetti di sostenibilità condivisi con tutti gli stakeholder; 3iEE è invece specializzata in soluzioni per l'ottimizzazione dei consumi, la gestione delle emissioni e la compliance normativa energetica. Insieme hanno creato una rete per offrire una consulenza ESG completa, multidisciplinare e operativa: due imprese benefit che collaborano per aiutare le aziende a raccogliere la sfida della sostenibilità e a tradurla in risultati concreti, verificabili e spendibili sul mercato.
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Questi appuntamenti, organizzati su tutto il territorio nazionale, rientrano nel percorso itinerante realizzato dal MIMIT in collaborazione con Si.Camera e le Camere di commercio locali, nell’ambito della convenzione tra MIMIT ed Invitalia che organizza, tra le altre iniziative, anche la Benefit Competition.
La Benefit Competition: la rete che premia chi genera valore fa tappa ad Ancona
Culmine delle iniziative promosse dal MIMIT è la Benefit Competition, dedicata alle imprese Benefit — o a quelle che intendono abbracciare questo modello — per dare visibilità e riconoscimento alle migliori esperienze imprenditoriali, dimostrando come sia possibile coniugare successo economico e impatto sociale positivo. Dopo le tappe di Milano e Brindisi, si avvicina il terzo appuntamento, in calendario per il 26 giugno presso la sede di Confindustria Ancona (qui il link per partecipare alla giornata), dove sarà possibile conoscere le 10 realtà finaliste, tra le quali verranno selezionate le tre vincitrici. Partecipare a questa "gara" offre alle imprese l'occasione di presentarsi a un pubblico più ampio, rafforzare la propria visibilità, condividere esperienze e fare "rete": conoscere altre realtà e scambiare buone pratiche può dar vita a collaborazioni concrete, anche al di fuori di una cornice istituzionalizzata come quella dei contratti di rete d'impresa. Tra i parametri di valutazione della competition figura inoltre l'innovazione, criterio fondamentale per stimolare nuove soluzioni ai problemi contemporanei — e proprio l'innovazione è uno dei fattori di competitività che caratterizzano i contratti di rete d'impresa.
Perché alcuni studiosi definiscono oggi il Regno Unito “la nuova Italia”? Un viaggio tra Brexit, crisi delle appartenenze politiche e fine del mito della governabilità britannica all’indomani delle dimissioni...