Il Transition Plan

Snam: piano da 26 miliardi al 2032 per azzerare tutte le emissioni entro il 2050

Il gruppo vara la strategia per raggiungere il net zero e precisi obiettivi legati alla biodiversità degli ecosistemi interessati dalla presenza di impianti e gasdotti

di Celestina Dominelli

3' di lettura

3' di lettura

Un programma di investimenti da 26 miliardi di euro per il periodo 2023-2032 da mettere in campo in due step: una prima tranche da 11,5 miliardi, da qui al 2027, servirà a garantire l’affidabilità e la resilienza delle infrastrutture gas, riducendo al contempo l’impronta di carbonio, mentre la seconda tranche - 14,5 miliardi dal 2028 al 2032 - supporterà l’evoluzione del sistema, coprendo anche la riconversione degli asset per far sì che accolgano flussi via via crescenti di idrogeno e altre molecole decarbonizzate. Sono questi i due assi principali del Transition Plan di Snam, approvato dal cda del gruppo e i cui contenuti sono stati illustrati dalla presidente Monica de Virgiliis e dall’ad Stefano Venier.

Venier: è momento giusto per una roadmap di sostenibilità a tutto tondo

Il piano di Snam, tra le prime aziende a realizzare una strategia di questo tipo, contiene quindi una tabella di marcia dettagliata per definire il percorso del gruppo verso lo zero netto e precisi obiettivi legati alla biodiversità degli ecosistemi interessati dalla presenza di impianti e gasdotti. «Il primo Transition Plan di Snam fornisce un set completo di iniziative, metriche e Kpi per supportare una transizione credibile verso il net zero al 2050», ha spiegato il numero uno di Snam, Stefano Venier. «Nel complesso percorso verso il net zero, questo è il momento giusto per agire attraverso una roadmap di sostenibilità a tutto tondo con un percorso solido e attendibile verso le emissioni net zero e un impatto positivo sulla natura. Una quota crescente di finanza sostenibile ci aiuterà a raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione».

Loading...

La resilienza del modello multi-molecola

Il primo messaggio che arriva dal Transition Plan è la conferma della resilienza del modello di business multi-molecola di Snam, basato principalmente sull’uso e l’esposizione al rischio fisico degli asset lungo l’intero percorso fino al 2050 e oltre: solo l’1% dei gasdotti presenta un rischio di sottoutilizzo fino al 2040 e meno del 10% nel 2050. Senza contare che la posizione dell’Italia come snodo dei flussi energetici verso l’Europa contribuirà a supportare il ruolo e la visione di Snam sempre più proiettata a diventare un operatore paneuropeo multi-molecola nel lungo periodo.

I target di riduzione delle emissioni

Il piano conferma poi i target sulla riduzione delle emissioni: carbon neutrality (video) al 2040 sulle emissioni dirette (scese del 10% fra 2022 e 2023) e net zero al 2050 su tutte le emissioni, fornitori inclusi. Rispetto al 2015, inoltre, nel 2023 Snam ha ridotto del 57,5% le sue emissioni di metano e, forte del Gold Standard riconosciuto da Unep per questo impegno, guarda già ai prossimi obiettivi: -64,5% entro il 2027, -70% entro il 2030 e -72% entro il 2032.

Gli obiettivi legati alla biodiversità

Sul fronte della biodiversità, invece, Snam si è data il duplice obiettivo di azzerare il proprio impatto sulla natura già da quest’anno e di renderlo positivo, migliorando dunque gli ecosistemi attraversati, dal 2027. In sostanza, il gruppo si impegna al completo ripristino della vegetazione e del paesaggio ex ante combinati con policy definite sulla gestione del territorio, dell’acqua e dei rifiuti.

La spinta alla decarbonizzazione

Quanto agli investimenti, lo sforzo assai consistente che servirà ad abilitare anche le altre tessere della transizione (dal biometano all’idrogeno, dalla cattura e stoccaggio del carbonio all’efficienza energetica), sarà distribuito, come detto, su due tempi e alcuni interventi, dall’entrata a regime della dorsale H2 al progetto di Ravenna sulla Ccs (la cattura e lo stoccaggio del carbonio), insieme all’accelerazione delle stazioni di compressione a doppio combustibile, faranno sì che il capex allineato alla tassonomia Ue passi dal 37% (2023-2027) al 52% (2028-2032).

La finanza sostenibile

Ultimo capitolo, infine, è quello della finanza sostenibile che farà da supporto alla più ampia strategia di Snam nel periodo e gli sforzi di transizione, essendo allineata con gli obiettivi di sostenibilità del gruppo: su questo fronte, si è già passati dal 40% del totale dei finanziamenti impegnati nel 2020 a circa l’80% nel 2023. Ma, chiarisce il Transition Plan di Snam, la quota di finanza sostenibile aumenterà ulteriormente all’85% entro il 2027.

La doppia leva dell’innovazione e della governance

Più tasselli, quindi, che dovranno supportare l’ambizioso cronoprogramma di Snam. E un’ulteriore spinta alla transizione sarà garantita dall’innovazione, confermata quale leva strategica e trasversale per l’intero gruppo, nonché dalla governance, con politiche di remunerazione abbinate agli obiettivi e azioni tese a coinvolgere tutti gli stakeholder, a partire dagli investitori.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti