Economia Digitale

Siri AI non arriva in Europa per una scelta di Apple, ecco perché

La nuova Siri con intelligenza artificiale non arriverà in Europa, chissà per quanto tempo, per una precisa scelta di Apple.

di Alex Longo

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La nuova Siri con intelligenza artificiale non arriverà in Europa, chissà per quanto tempo, per una precisa scelta di Apple. Non è colpa delle normative europee antitrust. Apple avrebbe potuto rispettarle, ma non ha voluto farlo: la replica alle accuse Apple è arrivata da Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea. La decisione, ha sostenuto, è di Apple; Bruxelles non avrebbe bloccato Siri AI, ma rifiutato una sua richiesta di esenzione dagli obblighi di interoperabilità per 18 mesi.

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Nel racconto che Apple ha pubblicato, invece, l’UE impedisce l’innovazione e minaccia la privacy degli europei. La Commissione ribalta l’accusa: Apple vuole lanciare il proprio assistente avanzato prima di rendere possibile una concorrenza effettiva da parte di altri agenti AI e questo fa male sia all’innovazione sia alla privacy e in generale agli interessi ultimi degli utenti.

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“La decisione di non lanciare l’IA di Siri nell’UE è di Apple e solo di Apple”, ha detto ai giornalisti a Bruxelles il portavoce Thomas Regnier, affermando che non c’era nulla nel Digital Markets Act europeo (Dma) che impedisse all’azienda di introdurre nuovi prodotti nell’UE.

“Apple non è stata semplicemente in grado di sviluppare soluzioni di interoperabilità che soddisfacessero gli standard essenziali dell’UE in materia di privacy e sicurezza”, ha detto Regnier.

“Invece di cercare una soluzione adeguata per la conformità, Apple ha semplicemente chiesto alla Commissione europea di essere esentata dai propri obblighi di interoperabilità ai sensi del DMA – e questo per almeno 18 mesi. Non è un’opzione”, ha detto Regnier.

Nel comunicato dell’8 giugno 2026 Apple afferma che Siri AI non sarà disponibile nell’Ue su iOS 27 e iPadOS 27, mentre resterà accessibile agli utenti europei su macOS 27 e visionOS 27. L’azienda sostiene che l’interpretazione europea del Dma la costringerebbe a dare a qualsiasi assistente virtuale un accesso molto esteso ai dati personali e al controllo delle app installate, a danno della privacy e sicurezza. Da qui la proposta di un sistema intermedio, chiamato Trusted System Agent, per gestire in modo più protetto l’accesso di assistenti terzi alle stesse capacità di Siri AI.

La Commissione legge la vicenda in modo opposto. L’articolo 6, paragrafo 7, del Dma chiede ai gatekeeper di fornire a sviluppatori e produttori terzi interoperabilità effettiva e gratuita con le stesse funzioni hardware e software disponibili ai servizi del gatekeeper. Il punto è evitare che Siri AI possa diventare l’unico agente con accesso profondo all’iPhone, mentre gli altri restano confinati a funzioni inferiori.

È qui che entra il tema della malicious compliance, o adempimento ostile, come lo chiama la Commissione. Apple formalmente non viola la norma in modo frontale, ma la applica nel modo più penalizzante o politicamente costoso possibile, così da spostare l’irritazione degli utenti verso il regolatore. Se una funzione non arriva, il problema sembra la legge. Se una scelta progettuale produce frizione, il costo reputazionale viene scaricato sulla norma.

L’Ue smonta anche l’accusa di Apple sui pericoli per privacy e sicurezza. Nelle decisioni del 19 marzo 2025 sull’interoperabilità di iOS e iPadOS, la Commissione ha precisato misure per dispositivi connessi e procedure di richiesta da parte degli sviluppatori, indicando esplicitamente che l’apertura deve avvenire nel rispetto della privacy, della sicurezza e dell’integrità dei sistemi operativi Apple.

La Commissione sostiene quindi che privacy e sicurezza si difendono con architetture conformi, documentate e verificabili, non con deroghe temporanee che lascino il mercato chiuso mentre il prodotto proprietario conquista una posizione per sempre.

Per Apple, mantenere un’integrazione stretta tra hardware, software, servizi e privacy è parte del valore commerciale dell’iPhone. Per gli sviluppatori concorrenti, però, lo stesso modello può diventare una barriera se solo l’assistente proprietario dispone dell’accesso necessario per offrire funzioni realmente paragonabili. Il Dma nasce proprio per intervenire in questi colli di bottiglia per impedire che il controllo dell’infrastruttura diventi controllo del mercato a valle.

Apple non è l’unica grande piattaforma a trasformare l’adempimento regolatorio in un messaggio politico verso utenti, sviluppatori e investitori. La Commissione ha appena richiesto a Meta di aprire subito Whatsapp a sistemi AI concorrenti, fino al termine della propria indagine antitrust della Commissione. “La decisione evita che il comportamento di Meta, che a prima vista sembra violare le norme dell’UE in materia di concorrenza, pregiudichi la concorrenza in questo mercato in crescita”, scrive la Commissione il 9 giugno.

Google dopo aver rimosso o ridotto alcune funzioni in Europa nella search, per rispettare il Dma, ha sostenuto che i cambiamenti richiesti peggioravano l’esperienza degli utenti europei

Apple però è senza dubbio in testa alla battaglia politica contro le norme UE. In ballo ci sono infatti i suoi interessi economisti più profondi, legati allo stretto controllo integrato su hardware e software.

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