Formula 1

Singapore senza sale: Russell scomodo vincitore, McLaren campione costruttori

Si è conclusa con una noia rara il Gran Premio di Singapore 2025

di Alex D'Agosta

George Russell della Mercedes festeggia sul podio con il trofeo dopo aver vinto il Gran Premio di Singapore REUTERS

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Si è conclusa con una noia rara il Gran Premio di Singapore 2025, un’opera cittadina disegnata da Herman Tilke che ha sempre fatto conto su incidenti, safety car o pasticci vari per rimescolare le carte in tavola. Una gara solitamente poco prevedibile, da buona tradizione delle piste cittadine.

E invece no: oggi la pista di Marina Bay replica l’incredibile “successo” della sua sicurezza, senza vedere nemmeno una safety car. Fino a un anno fa la probabilità era del 100%, tanto che si contavano le uscite per edizione: tre per due anni, due per cinque e una per le restanti sette. Nessuna di queste statistiche è stata aggiornata — per il secondo anno consecutivo!

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L’esito finale sembrava scritto dai primi giri, con l’unica eccezione delle Ferrari che loro malgrado hanno bruciato un piccolo vantaggio conquistato in partenza da Leclerc, ridimensionato sul finale. Le rosse quindi terminano mestamente seste e settime, esattamente come erano partite, con la sola eccezione dell’inversione fra Hamilton e Leclerc: il britannico, infatti, sabato aveva preceduto il monegasco in qualifica. L’unico piccolo primato che porta a casa la Ferrari in questo inizio di ottobre è la punta velocistica che ha toccato i 315 km/h, uno in più rispetto alla Alpine e due rispetto ad Haas, Aston Martin e Mercedes: una variabile ancora poco valorizzata nelle piste lente ma che con le rivoluzioni regolamentari del 2026 (e le auto più lente in curva) avrà sempre maggiore rilevanza. I quasi 46 secondi di Leclerc e oltre 80 di Hamilton sotto la bandiera a scacchi denotano però una crisi senza fine, con giustificazioni sempre più indigeribili dal pubblico e poca possibilità di riscossa per l’ultima fase dell’anno.

Vittoria scomoda, mondiale costruttori al sicuro

La diciottesima prova del mondiale 2025 è quindi conquistata da Russell, capace di una prestazione maiuscola e magistrale, come già gli era riuscito alla fine della scorsa primavera con il capolavoro del Canada. Centododici giorni dopo, quindi, Russell torna al successo partendo dalla pole position. Pole e dominio: una prova maiuscola per un pilota che, in certi momenti della stagione, sembrava perfino in bilico.

In casa McLaren, terzi e quarti con Norris davanti a Piastri, arriva il decimo titolo costruttori quando devono essere disputati ancora sei gran premi nella stagione. Un successo che arriva per il secondo anno consecutivo, dopo un “digiuno” che durava da decenni. Un pilota sul podio e uno fuori, una piccola riscossa per Norris su Piastri che, tuttavia, resta davanti nel mondiale piloti.

Al secondo posto, il pilota più costante di questa seconda fase di stagione. Un Max Verstappen che non si dà per vinto facilmente, autore di un week-end magistrale solo una settimana fa sul Nordschleife del Nurburgring con una vittoria al debutto nella GT3 con una Ferrari, oggi arriva secondo e mostra che c’è. Dimostra che un campione non è solo un “guastafeste occasionale”, ma una minaccia concreta per un titolo che a un certo punto poteva sembrare quasi troppo facile per i papaya di Woking. Mentre infatti i due litiganti si continuano a scornare di domenica in domenica, oggi Verstappen riesce ancora a rosicchiare punticini preziosi anche se, realisticamente, è sempre più difficile che possa fare il “colpaccio” di un nuovo mondiale a meno di disastrosi ritiri, scandali o squalifiche.

Con sei gare ancora da disputare e un margine di punti sempre più ridotto, è vero che per la McLaren il margine d’errore si assottiglia: un recupero da parte di Verstappen sarebbe possibile solo se, in ogni gara, il suo vantaggio in classifica crescesse in modo netto su entrambi gli avversari papaya. A Marina Bay, invece, le McLaren erano subito lì e il gap di prestazioni non era così incolmabile.

Un week-end di tensione, una gara di noia

Dalle premesse ci si poteva sperare una gara combattuta: i primi dieci in griglia contenuti in otto decimi, problemi e colpi di scena sin dall’incidente di venerdì in pit-lane fra Charles Leclerc e Lando Norris, che fortunatamente si è chiuso con una multa pecuniaria a carico della Ferrari, senza penalizzazioni: fatto che ha inasprito il dibattito e la tensione nel paddock. Non sono infatti mancati episodi di impeding e la clamorosa squalifica di ambo i piloti Williams dalle prove di qualifica per non conformità delle monoposto. Il che non ha proprio esentato di critiche e sospetti sulla scuderia di Grove, che campeggia al quinto posto nelle “marche”, come non avveniva dal 2016 grazie a un pilota del calibro di Felipe Massa e un propulsore della stella a tre punti nel mezzo degli anni dell’invincibilità del primo ibrido dato in mano ad Hamilton.

Il sabato quindi non aveva premiato Verstappen che, come forse mai quest’anno, desiderava pole e vittoria, anche per puro orgoglio personale: nella sua bacheca della massima serie, infatti, manca solo il trofeo di Singapore. Avrebbe elevato il suo numero di piste vittoriose a quota 24, cioè tutte quelle in cui ha corso negli ultimi anni.

In partenza si è giocato e visto tutto. Il caldo non ha superato i 30 gradi, anche se l’umidità era alta. Nessuna propulsione è saltata. Nessuna sorpresa né azzardo: la storia dei muretti alti ha insegnato qualcosa.

Verstappen mantiene quindi la seconda posizione: non è riuscito ad attaccare Russell nonostante un leggero pattinamento sulla piazzola. Norris invece fa un blitz superando sia Kimi Antonelli sia il compagno di squadra Oscar Piastri, non senza un contatto duro del quale Piastri protesta senza però ottenere alcuna punizione. Peraltro una piccola compensazione naturale c’è stata, per via di un piccolo danno all’ala anteriore di Norris. Un gioco duro, una sportività messa da parte perché con venticinque punti di ritardo, l’inglese sperava ancora di giocare le sue carte per il mondiale piloti. A proposito di sanzioni: non è esclusa invece una penalità a motori spenti per Hamilton perché sul finale, mentre cercava di difendersi da Alonso, è finito sotto investigazione per superamento dei track limits.

La non buona partenza di Antonelli prosegue anche con la perdita di una posizione anche da parte di Leclerc che a sua volta invece inizia a riscattare il brutto sabato di qualifica scavalcando anche Hamilton nelle fasi iniziali.

Il resto, come nel 2024, è stato parecchio soporifero.

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