Basi aeree

Sigonella, il precedente del 1985 con il no di Craxi a Reagan

Nel 1985, l’Italia si oppose agli Stati Uniti durante il dirottamento dell’Achille Lauro, segnando un momento cruciale nelle relazioni diplomatiche e militari tra Roma e Washington.Nasi

aggiornato alle 16:30

Il Boeing 737 dell'Egypt Air dirottato da quattro terroristi palestinesi circondato dalle forze americane sulla pista, a loro volta circondate dalle forze speciali dei carabinieri, nell'iconica immagine scattata da un carabiniere l'11 ottobre 1985 nella base di Sigonella.  ANSA

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Tra il 7 e l’8 ottobre del 1985 la nave da crociera Achille Lauro naviga tra Egitto e Israele quando viene dirottata da un commando palestinese.

E’ il prologo della crisi di Sigonella, con il celebre “no” di Bettino Craxi a Ronald Reagan, tornata di attualità con la decisione del governo italiano di non concedere l’uso della base agli aerei degli Stati Uniti in volo verso l’Iran.

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Il dirottamento dell’Achille Lauro innesca una lunga e complessa trattativa che coinvolge Italia, l’Olp di Yasser Arafat, Egitto, Siria e Stati Uniti al termine della quale i terroristi del Fronte di liberazione della Palestina accettano di rilasciare nave e ostaggi e fare rotta verso l’Egitto a un patto: una via di fuga dipomatica in cambio della promessa che non ci saranno vittime.

La vicenda sembra chiusa, i 4 responsabili del dirottamento a bordo di un Boeing della Egypt Air in volo verso Tunisi, quando emerge che in realtà una vittima sulla nave c’è stata: l’americano di origine ebraica Leon Klinghoffer, ucciso brutalmente dai terroristi.

E qui la situazione precipita, perchè gli Stati Uniti decidono in intervenire: dalla portaerei Saratoga decolla una squadriglia di jet che intercetta il Boeing con a bordo i terroristi con l’intenzione di costringerlo all’atterraggio.

Malta viene scartata, la Grecia chiude lo spazio aereo e il gruppo di veivoli si dirige quindi sull’Italia, a Sigonella, sito della base americana.

Solo allora i vertici Usa avvertono il governo italiano innescando, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre, un braccio di ferro tra gli stessi leader di Italia e Usa, Bettino Craxi e Ronald Reagan. Il presidente del Consiglio socialista non ha nessuna intenzione di cedere sovranità agli americani.

Così il Boeing atterra ma resta parcheggiato sulla pista e viene circondato dai militari italiani.

A loro volta, però, gli Usa confermano l’ordine di prendere in custodia i terroristi e circondano gli italiani.

 Da qui la famosa foto dei due cerchi di militari, armi in pugno, intorno all’aereo.
Ognuno tiene a tiro l’altro.
La tensione è altissima,
Craxi sente Reagan nella notte e conferma direttamente al presidente americano il “no” alla possibilità di intervento americano. Dopo ore di tensione altissima, la notte del 12 ottobre si decide di far ripartire il Boeing verso Ciampino.

I jet statunitensi scortano il veicolo per tutto il viaggio.

A Ciampino, i terroristi vengono arrestati dall’Italia.

Tranne Abu Abbas, fondatore del Flp e mediatore per l’Achille Lauro che in realtà si scoprirà essere lo stratega del blitz terroristico sulla nave, che si imbarca per Belgrado e riesce mettersi in salvo.

“In quei giorni del 1985 un uomo politico minoritario, ma che era stato in grado di elevarsi per suo merito al ruolo di statista, ebbe la forza e l’autorevolezza di contrastare, praticamente da solo, chi voleva sconfiggere la verità e le buone ragioni di una politica estera lungimirante e saggia che egli era stato in grado di esprimere e di far pesare in tutto il Medio Oriente una politica non a caso amica della pace e del progresso, alleata della giustizia e della verità”, ha scritto l’allora segretario di Craxi, Gennaro Acquaviva, nel suo memoir su Sigonella.

Claudio Martelli: poche cose in comune tra 1985 e oggi

La vicenda di Sigonella nel 1985 e il no all’uso delle basi Nato da parte del governo Meloni? “Le cose in comune tra i due episodi non sono molte.

Nella vicenda del passato da parte degli Usa vi fu un tentativo di imperio a cui Craxi si oppose con un atto di orgoglio nazionale. Stavolta il governo ha fatto bene a dire di no all’uso delle basi Nato per un atto di guerra contro l’Iran”.

Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex ministro della Giustizia (dal 1991 al 1993, non all’epoca dei fatti, ndr) e vicesegretario del Psi Claudio Martelli.

Cosa ricorda della notte di Sigonella durante cui fu protagonista Bettino Craxi? “Sinceramente quella notte io ero a casa mia e Craxi al Raphael, ci furono delle consultazioni frenetiche e io sentii Bettino solo la mattina successiva”.

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