Sigilli al bar Norman e pacchi fermi, addetti Postalcoop senza paga
L’inchiesta conta 38 indagati e smaschera un articolato sistema di interposizione illecita di manodopera attraverso una rete di società cartiere
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«Le società serbatoio non versano contributi né imposte. In pochi anni accumulano debiti ingenti nei confronti dell’erario. Vengono pertanto abbandonate al loro destino: vengono create nuove società serbatoio che assumono tutti i dipendenti delle precedenti società».
La sintesi del gip del tribunale di Torino Lucia Minutella spiega bene come funzionava il sistema emerso dall’indagine, condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Torino, che conta 38 indagati, 9 dei quali destinatari di un decreto di sequestro da 26,5 milioni di euro, e smaschera un articolato sistema di interposizione illecita di manodopera attraverso una rete di società cartiere, fatture per operazioni inesistenti, contratti illeciti di somministrazione di manodopera mascherati da contratti d’appalto formalmente regolari.
Un modus operandi che froda il fisco e droga il mercato abbassando il costo della manodopera, di uno dei settori più fragili, la logistica. Le ricadute sui circa duemila lavoratori finiti in questo sistema sono enormi: spostati come pacchi da una società ad un’altra, per garantire fatturati più alti alle società coinvolte grazie anche a un prezzo del lavoro bassissimo offerto ai committenti, tra i quali i colossi della logistica come Amazon, Sda e Gls, che possono così esternalizzare anche le connesse relazioni sindacali e industriali.
Facchini e autisti sono stati pedine inconsapevoli di questo meccanismo fraudolento e oggi non possono lavorare: subito dopo il blitz delle fiamme gialle, una delle società sotto inchiesta, la Postalcoop srl, è stata posta sotto amministrazione giudiziaria che, con l’atto di sequestro aveva messo i sigilli il 10 settembre a locali riconducibili alla società: tra questi il bar Norman, lo storico bar dove venne fondato il Toro, e altri due ristoranti sushi in centro.
L’obiettivo del fermo dei mezzi della società coinvolta, disposto dall’amministrazione giudiziaria, è stato interrompere subito una condotta illecita e impedire il proseguimento di una gestione «collaudata nel tempo» che - come scrivono i giudici - «è suscettibile di essere replicata anche in futuro».


