Lo studio

Sicurezza informatica, il 93% delle imprese europee usa misure preventive

La Finlandia è in cima alla classifica nell’utilizzo di misure di sicurezza, seguita da Danimarca, Paesi Bassi e Germania.

di di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Samuil Dimitrov (Mediapool.bg, Bulgaria)

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5' di lettura

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Nel 2024 il 93% delle imprese dell’Unione europea ha applicato almeno una misura per garantire l’integrità, la disponibilità e la riservatezza dei propri dati e delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). Il dato è stato evidenziato dal dossier Eurostat sull’uso delle TIC e sul commercio elettronico delle imprese.

Per garantire la sicurezza di operatori ma anche clienti di aziende vengono utilizzate diverse strategie. L’azione più comune, utilizzata nell’84% dei casi, è quella dell’autenticazione con password complessa. A seguire, con una percentuale del 79%, c’è il backup dei dati in posizione separata. Il 65% implementa anche il controllo degli accessi alla rete. Quella che viene definita la “chiave del futuro” non ha invece ancora molto consenso: si tratta dell’autenticazione attraverso metodi biometrici. In questo caso la percentuale è ferma al 18%.

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La Finlandia in vetta alla classifica

Il Paese europeo con la percentuale più alta di utilizzo di strategie è la Finlandia, dove il 93% delle aziende utilizzano almeno 3 misure di sicurezza. A seguire la Danimarca con il 90% e poi Paesi Bassi e Germania con l’87%. Le quote più basse si registrano in Grecia, con il 52%, e in Bulgaria e Romania con il 53%. L’Italia si posiziona all’undicesimo posto con una percentuale che sfiora l’80%. Nella classifica europea è preceduta dalla Francia e Svezia e seguita da Lussemburgo e Portogallo.

Secondo uno studio di Sophos, azienda internazionale impegnata nell’attività di sicurezza per neutralizzare i cyber attacchi, le insidie si nascondono dietro l’angolo. Gli attacchi, secondo gli esperti, sono sferrati sfruttando applicazioni e tool legittimi presenti nei sistemi. Ci sono poi attacchi che avvengono attraverso codici Qr – messaggi che contengono prevalentemente collegamenti a pagine di phishing o richieste di autenticazione a più fattori.

Le iniziative per il 2025

«Entro il 17 luglio 2025 il Governo sarà chiamato ad approvare la strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici e, se vogliamo che questa strategia sia efficace, le imprese devono farsi trovare pronte - dice Alessandro Manfredini, presidente di Aipsa, l’Associazione Italiana dei Professionisti della Security Aziendale - . Anche perché oggi la maggior parte delle infrastrutture strategiche sono gestite da soggetti privati anche per conto dello Stato. Una cooperazione fattiva tra pubblico e privato è dunque quanto mai indispensabile, a meno che si voglia assistere a sistematici sabotaggi ai cavi sottomarini, alla rete ferroviaria o a quella delle telecomunicazioni o alle infrastrutture energetiche e idriche». Per definire al meglio i contorni di questa strategia, Aipsa ha deciso di costituire un “gruppo di lavoro per le Infrastrutture critiche italiane e la resilienza” (ICI), aperto a tutti i Security Manager delle principali aziende di gestione.

Gli accordi tra Comuni e Forze dell’ordine

Intanto, alcune iniziative vengono portate avanti dalle istituzioni. I giorni scorsi il dirigente del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica per la Sardegna Francesco Greco e la Presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) della Sardegna Daniela Falconi hanno firmato il protocollo d’intesa per la prevenzione ed il contrasto dei crimini informatici a tutela dei sistemi informativi e delle infrastrutture tecnologiche utilizzati sia dall’Anci sia dai Comuni aderenti. L’accordo che fa parte del più ampio “Progetto pro-C2SI” costituisce diretta attuazione di quanto previsto dalla convenzione stipulata nel luglio 2023 dal Capo della Polizia e dal Presidente dell’Anci. La convenzione prevede procedure di intervento e un costante scambio di informazioni per la tutela delle infrastrutture digitali e delle banche dati gestite dai comuni sardi al fine di consentire, ad entrambe le parti, di avere elementi conoscitivi sulle principali minacce e sulle modalità di attivazione dei più insidiosi attacchi informatici

Bulgaria: l’allarme truffe telefoniche e online

Le truffe telefoniche sono tra i crimini che attirano maggiore attenzione in Bulgaria. Le vittime sono spesso persone anziane, raggirate con l’inganno e indotte a credere di dover collaborare con la polizia, consegnando volontariamente ingenti somme di denaro ai truffatori. Il fenomeno ha assunto proporzioni tali che, oltre ai criminali locali, vi sono anche truffatori di origine straniera coinvolti.

Sebbene le truffe telefoniche siano le più diffuse, anche le frodi sugli investimenti online sono in forte crescita. La Direzione Generale per la Lotta alla Criminalità Organizzata (GDBOP) gestisce un registro pubblico di piattaforme e siti web coinvolti in attività fraudolente. Attualmente, l’elenco conta oltre 170 nomi e continua a crescere. Questo strumento permette ai cittadini di verificare la credibilità di un portale prima di investire.

A supporto della prevenzione, la televisione pubblica bulgara trasmette mensilmente una rubrica informativa dedicata alle truffe, offrendo consigli su come proteggersi.

Il meccanismo delle truffe sugli investimenti

Spesso, le frodi finanziarie vengono perpetrate da società di brokeraggio apparentemente legittime, che promettono alti rendimenti sugli investimenti. Il contatto avviene tramite telefono o app di messaggistica, con operatori che persuadono le vittime ad acquistare azioni di start-up emergenti o criptovalute. Inizialmente, agli investitori vengono mostrati profitti fittizi, ma al momento del prelievo del denaro, scoprono che il capitale è sparito.

Alla fine di gennaio, la GDBOP ha smantellato un’organizzazione criminale composta da 11 persone, attiva da almeno due anni. Secondo le stime preliminari, il gruppo avrebbe sottratto centinaia di migliaia di euro con questi schemi fraudolenti. I fondi venivano trasferiti su conti aziendali di copertura e poi prelevati in contanti da prestanome, che a loro volta li consegnavano agli organizzatori della truffa.

Truffe informatiche e phishing

Un altro tipo di frode diffusa in Bulgaria è il phishing, che colpisce principalmente aziende e società. I truffatori iniziano violando le email aziendali con diverse tecniche, tra cui l’invio di messaggi falsificati che sembrano provenire dalla polizia per presunte multe stradali. Una volta aperto l’allegato, il dispositivo viene infettato con un malware.

I criminali monitorano quindi le comunicazioni aziendali per individuare i fornitori e, in seguito, inviano fatture false con IBAN modificati. Le aziende spesso scoprono la frode solo dopo settimane o mesi, quando il fornitore reale segnala la mancata ricezione del pagamento.

Le autorità raccomandano di investire esclusivamente su piattaforme note e certificate e di evitare l’uso di software piratati, che possono contenere virus utilizzati per monitorare i dispositivi.

Il caso BETL: il più grande schema Ponzi del 2024

Nel 2024, decine di migliaia di bulgari sono caduti vittima della truffa BETL, attratti da un’aggressiva campagna pubblicitaria online che prometteva guadagni facili senza alcun lavoro. L’investimento consisteva nell’acquisto di stazioni di ricarica per telefoni portatili.

Il 6 dicembre 2024, BETL ha improvvisamente interrotto i pagamenti degli utili promessi e ha rinominato il proprio gruppo Facebook. Quattro giorni dopo, il Ministro dell’Interno Atanas Ilkov ha annunciato che il caso era sotto inchiesta come schema Ponzi.

Il meccanismo della truffa prevedeva che gli investitori ricevessero un bonus per ogni nuovo membro introdotto. Gli investimenti partivano da 540 dollari, con la promessa di guadagni di 20 dollari al giorno, permettendo un ritorno sull’investimento in soli 27 giorni. Il pacchetto più costoso arrivava a 27mila dollari, con un rendimento mensile di oltre 22mila dollari.

I pagamenti venivano effettuati esclusivamente in criptovaluta, un metodo che consente di eludere i controlli bancari sui conti e le transazioni sospette. BETL affermava di essere registrata nel Regno Unito, ma in Bulgaria la campagna promozionale era sostenuta da personaggi noti, tra cui il rapper Ivan Dinev-Ustata e il campione olimpico di sollevamento pesi Carlos Nassar.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Samuil Dimitrov (Mediapool.bg, Bulgaria).

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