La ricerca dell’Università Statale di Milano

Sicurezza e trasporto locale: il 29% ha subito una molestia sui mezzi di Milano

Gli intervistati appartengono al mondo accademico, dagli studenti ai professori agli amministrativi: spaccato realistico dell’hinterland cittadino

di Sara Monaci

Ipp

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Il trasporto pubblico dell’hinterland milanese può essere percepito come luogo insicuro e persino pericoloso. Sulla base di una ricerca realizzata dall’Università degli Studi di Milano il 29% degli intervistati ha dichiarato esperienze dirette di molestie, soprattutto apprezzamenti verbali indicate dal 43% delle donne.

I contatti inopportuni si collocano al secondo posto nel complesso, con il 25%, e incidono molto di più tra le donne (29%) che tra gli uomini (13%), tra i quali emergono invece con maggiore evidenza minacce, aggressioni e furti. Le donne risultano infatti le più colpite, con una netta prevalenza tra chi riporta molestie direttamente subite, mentre gli uomini segnalano meno episodi ma appaiono più esposti ad aggressioni e furti.

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In oltre il 70% dei casi segnalati, nessuno interviene in difesa della vittima e solo in una minoranza di episodi si registra l’intervento di altri passeggeri: si tratta del “bystander effect”, ovvero la tendenza dei testimoni a non agire in situazioni di emergenza, spesso perché convinti che qualcun altro interverrà o per paura di esporsi.

Nel contesto dei trasporti pubblici questo effetto appare particolarmente marcato: la promiscuità di estranei non produce solidarietà, ma piuttosto una diffusa indifferenza, che contribuisce a rafforzare nelle vittime un forte senso di isolamento e vulnerabilità, soprattutto tra le donne e le fasce più giovani. L’assenza di un presidio visibile di personale di bordo o di forze dell’ordine aggrava ulteriormente questo vissuto, facendo sì che le molestie appaiano come episodi tollerati o inevitabili.

Eventuali esperienze negative, dirette o indirette, e il fatto di non poter contare sull’intervento degli altri, come viene riportato da molte testimonianze, sono elementi che pesano in modo significativo soprattutto su donne, anziani, persone con disabilità e minoranze etniche, che vedono aumentare il rischio di esclusione sociale e diminuire l’accesso equo alla mobilità.

Tutta questa percezione è tanto più importante se si considera che l’80% degli spostamenti avviene con il trasporto pubblico.

La ricerca “Sentirsi al sicuro sui mezzi pubblici: una priorità per tutti” ha raccolto tramite un questionario online le risposte di oltre 3.500 persone, con una distribuzione del 53% di studenti e studentesse - includendo dottorandi, specializzandi e studenti lavoratori - e del 47% di componenti del personale, tra personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, docenti e ricercatori.

I dati mettono in luce che già solo la percezione di pericolo finisce per essere un problema, anche al di là delle esperienze dirette, perché inibisce l’uso dei mezzi e riduce la libertà soprattutto delle donne. Inoltre il tpl non è che lo specchio della società in cui operano: tanto più difficile è la periferia, tanto più rischiosi sono i mezzi pubblici. La soluzione prevederebbe molte azioni congiunte, non solo mirate ad aumentare i controlli, ma anche a migliorare la vita dei quartiere e rafforzare l’idea di comunità piuttosto che creare diffidenza reciproca.

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