Sicurezza, Cavo Dragone: servono almeno 10mila soldati in più. «Continuerò a chiedere piu uomini fino a che non mi cacciano»
L’ammiraglio: «Il nostro impegno per la stabilità internazionale è destinato ad aumentare»
di Andrea Carli
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Di fronte a una scenario che, dal punto di vista geopolitico, delinea minacce alla sicurezza su più fronti, occorre aumentare il numero dei militari a disposizione. È quanto ha sottolineato il Capo di Stato Maggiore, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, intervenuto in audizione informale presso le commissioni Difesa e Esteri di Camera e Senato. L’intervento del Capo di Stato Maggiore è stato nell’ambito dell’esame della Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al 2023, anche al fine della relativa proroga per il 2024.
Cavo Dragone ha posto l’accento sul tema delle «“Aree Ibride”, come lo stesso “Mediterraneo allargato” si sta profilando. Se mettiamo a sistema la crisi nello stretto di Aden, l’evoluzione dello scenario geopolitico dal Sudan al Sahel fino all’Africa occidentale, con la recente crisi istituzionale in Senegal, vediamo prendere forma una fascia di instabilità che minaccia l’Europa, in grado di condizionare flussi commerciali, movimenti migratori, approvvigionamenti energetici. La complessità dello scenario geopolitico attuale e l’estensione delle minacce alla sicurezza internazionale - ha ricordato - sono all’origine del dispiegamento delle nostre Forze Armate all’estero in una dimensione operativa senza precedenti dal dopoguerra: dai Paesi baltici lungo tutto il Fianco Est della NATO, dal Medio Oriente al Corno d’Africa, dal Mar Rosso sino al Golfo di Guinea passando per il Sahel».
Se questo è il contesto generale, la strada appare segnata: «Dobbiamo guardare alla geopolitica di oggi e a quella domani con grande realismo - ha spiegato -. Anche il terrorismo - questo “mostro” che non ha mai smesso di essere operativo - ha rialzato la testa nei giorni scorsi con il vile attentato a Mosca contro persone inermi. Il terrore va condannato sempre e in qualunque circostanza. Lo scenario globale già fortemente compromesso, rischia dunque di complicarsi ancora di più, con conseguenze imprevedibili nei diversi quadranti strategici, dove crescono i punti di attrito con la Russia e i suoi alleati e simpatizzanti. Il nostro impegno per la stabilità internazionale è destinato ad aumentare. Un sano esercizio di realismo deve portarci a considerare la Nato come il solo e vero scudo di cui disponiamo per difendere la libertà e la democrazia». «Saremo chiamati a sostenere gli sforzi della NATO e dell’Unione Europea in Paesi, quali ad esempio le citate Moldova e Georgia, per rafforzarne le istituzioni e accompagnarne il processo di avvicinamento euro-atlantico. La Difesa - ha chiarito - assicura un contributo significativo a 9 missioni della NATO, 8 dell’Unione Europea e 5 delle Nazioni Unite; 14 iniziative sono invece condotte all’interno di specifiche coalizioni o su base bilaterale. Altro dato significativo è l’approvazione da parte del Parlamento di due nuove missioni: l’Operazione Levante (interventi umanitari a favore della popolazione palestinese della Striscia di Gaza) e l’Operazione dell’Unione Europea Aspides per la protezione della libera navigazione nello Stretto di Bab El Mandeb e nel Mar Rosso».
«Continuerò a chiedere più uomini fino a che non mi cacciano»
Per affrontare queste sfide, occorre rafforzare la squadra in campo. Le forze armate italiane sono «assolutamente sottodimensionate», ha messo in evidenza Cavo Dragone. Servono, come minimo, 10mila uomini in più. Ma anche arrivando alla fatidica quota 170mila, secondo il Capo di Stato Maggiore saremmo comunque «al limite della sopravvivenza». «Non abbiamo abbastanza uomini - ha detto -. Siamo assolutamente sottodimensionati: 150mila è improponibile, 160mila che è quello che attualmente ci è stato approvato è ancora poco, e con 170mila siamo al limite della sopravvivenza. Nell’esercito abbiamo turni di impiego massacranti. Sono cambiati i tempi, sono cambiate le minacce, e il nostro impegno è sempre più massivo. Vogliamo una difesa europea, e questo ci richiederà tanto. Ho fatto richiesta per avere più uomini. Continuerò a chiedere piu uomini fino a che non mi cacciano».
Ucraina: difesa fianco est Nato è priorità
Pee quanto riguarda la crisi in Ucraina, l’ammiraglio ha ricordato che «un sano esercizio di realismo ci deve portare a considerare la Nato come il solo e vero scudo di cui disponiamo per difendere la libertà e la democrazia. Il fianco est dell’Alleanza è una priorità - ha aggiunto - e la prima lezione da trarre dalla guerra in Ucraina è che la difesa della libertà è doverosa, necessaria e riguarda tutti. C’è un Paese che combatte per la sua e per la nostra libertà di poter scegliere il proprio futuro».









