Sicilia, servizi aggiuntivi nei beni culturali: la valorizzazione fa flop
Il bando sul macro lotto da 13 milioni che coinvolge l’intera provincia di Messina è giudicato troppo sbilanciato sulla biglietteria e sul personale
di Nino Amadore
4' di lettura
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Una partita aperta che rischia però di essere interrotta prima del fischio finale. È quella dell’affidamento dei cosiddetti servizi aggiuntivi nei Parchi archeologici siciliani e il primo bando, a sentire gli addetti ai lavori, ha già creato più malumori che altro. Si tratta del bando, che vale quasi 13 milioni, per l’affidamento dei servizi aggiuntivi nei parchi di Taormina-Giardini Naxos, Tindari e isole Eolie. Un unico macrolotto che comprende l’intera provincia di Messina da Taormina fino a Tusa al confine con la provincia di Palermo. Una scelta che ai più è sembrata eccessiva e che persino il direttore generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Mario la Rocca in una recente intervista ha sostanzialmente bocciato questa scelta: «trovo assurdo che nello stesso lotto ci siano Taormina e Tindari perché, essendo gli incassi completamente diversi, è chiaro che se uno fa il 10% su Taormina, essendo lo stesso lotto, dovrebbe fare lo stesso 10% su Tindari e su Tindari evidentemente non si ripagano le spese». Ma c’è di più, se vogliamo essere precisi, perché le contestazioni striscianti, riguardano l’impostazione complessiva del bando: troppo sbilanciato sulla biglietteria, dicono i più, e poco sulla valorizzazione reale dei servizi veri di valorizzazione del patrimonio archeologico. Sul tema una sentenza del Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi su una gara per i servizi aggiuntivi di Colosseo, Foro Romano-Palatino e Domus Aurea”, ha scritto parole chiare: sul tema della valorizzazione e del ruolo che deve avere il capitolo dedicato alla biglietteria «La stazione appaltante avrebbe eluso il principio di legge che individua la centralità di detti servizi – da assegnare mediante concessione (laddove nel caso di specie si era ricorsi al diverso strumento dell’appalto di servizi) – rispetto alle attività accessorie quali quelle di biglietteria e di vigilanza, che invece nel bando di gara avrebbero avuto un ruolo principale, a scapito appunto dei servizi aggiuntivi, pure sottratti al regime concessorio per divenire mere appendici serventi dei primi». Un precedente che pesa su possibili azioni giudiziarie. E nella gara che riguarda il messinese salta agli occhi il capitolo che riguarda il personale: un centinaio di assunzioni previste che fanno gola sul piano della gestione delle clientele politiche.
Le imprese del settore sono in agitazione e contestano l’impostazione di fondo: di fatto, è la tesi degli imprenditori, non si valorizza l’intera filiera dei beni culturali e si predilige la mera cassa. E il timore diffuso è che questo bando possa essere utilizzato da modello per altre gare che dovranno essere fatte nei prossimi mesi. A partire da quella per la gestione dei servizi aggiuntivi nel Parco di Agrigento che vale 32 milioni di euro (28 milioni dei quali solo per le attività di sbigliettamento): l’affidamento dei servizi aggiuntivi a Coopculture, che aveva vinto la gara nel 2016, è stato prorogato al 31 gennaio. Una proroga tecnica necessaria per preparare il nuovo bando e fare la gara in tempi utili visto che Agrigento nel 2025 è anche capitale italiana della cultura. L’altra gara in arrivo (gli uffici stanno lavorando a definire il tutto) è quella che riguarda il parco archeologico di Siracusa: qui il 31 ottobre si è chiusa l’esperienza di Aditus (che ha gestito fino al 30 settembre anche Taormina-Giardini Naxos) e delle altre imprese presenti in associazione temporanea di imprese. Così come in arrivo è il bando per la gestione dei siti a Palermo (il lotto del capoluogo siciliano comprende la gestione del Museo archeologico Salinas, del Chiostro del Benedettini di Monreale, di Palazzo Riso e del Castello della Zisa). Dei lotti appaltati a suo tempo non andrà al bando quello di Trapani che comprende i parchi archeologici di Selinunte e Segesta. Secondo stime (prudenziali) il valore complessivo delle gare dei cinque lotti si aggira sugli 80 milioni per tutti gli anni di gestione. Resta ancora tutto da definire il destino della Villa romana del Casale e di Morgantina (ambedue nell’ennese). E non è cosa di poco conto. Ma soprattutto resta ancora sospeso il destino dei parchi archeologici minori che non sono ritenuti economicamente sostenibili: sono almeno 11 dei 15 parchi archeologici esistenti nella regione. Proprio per evitare l’abbandono dei parchi minori si fa avanti l’idea di un cambio di passo con una gestione per macro aree con una gestione manageriale di tutti i siti sul piano del marketing e magari anche una biglietteria unica regionale. Ipotesi e forse azzardi che già fanno discutere. Di piattaforma unica regionale per i biglietti parlava già il disegno di legge presentato nella scorsa legislatura all’Assemblea regionale siciliana che poi si è perso per strada.
Così come fa discutere l’idea di avviare un parteniariato tra un soggetto pubblico e un altro. A Siracusa, in attesa che venga espletata la gara, a occuparsi della biglietteria è in questo momento è la Fondazione per l’Istituto nazionale del dramma antico (l’Inda). Ma in generale è la filosofia di fondo che in Sicilia deve cambiare allineandosi al codice dei Beni culturali in maniera sostanziale e non formale.
Gli imprenditori anche di altre regioni guardano all’isola con attenzione: «Il codice dei Beni Culturali prevede che nelle gare per la gestione museale i servizi di valorizzazione, come audioguide, mostre, marketing, bookshop, didattica, siano prevalenti rispetto ai servizi di biglietteria e che siano affidati in concessione – dice Ilaria D’Uva, vicepresidente del Terziario Innovativo di Confindustria Firenze con la delega alla Cultura –. Il legislatore ha compreso che, nel suo obiettivo di individuare le migliori imprese per valorizzare i musei, la formula della concessione sia migliore rispetto alla forma dell’appalto. La concessione parte da un presupposto: individuare l’impresa che sappia valorizzare il museo per accogliere al meglio il visitatore, nella tutela dei diritti del lavoratore, perché nel caso della concessione l’impresa partecipa al risultato con un vantaggio per tutta la filiera. Quindi il privato è coinvolto e partecipa attraverso la selezione di lavoratori più qualificati, investe finanze, energie e creatività, e migliora la qualità dei servizi».



