Aziende

Sicilia, 50 olivi nel deserto per curare le ferite del clima

di Silvia Marzialetti

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Cinquanta alberi di olivo nel “deserto di Sicilia”, tra la Valle del Simeto e i Calanchi di Cannizzola, nei pressi di Centuripe, in provincia di Enna.

Un’area simbolo delle ferite che il cambiamento climatico sta infliggendo al territorio dove desertificazione, abbandono delle campagne e povertà idrica si intrecciano in una sfida che riguarda l’intero Paese.

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Ha deciso di prendersene cura Baps (Banco agricolo popolare di Sicilia), per restituire fertilità a una terra inaridita, sostenendo un modello di agricoltura rigenerativa capace di coniugare tutela ambientale, innovazione e inclusione sociale.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’azienda agricola Lumacapizzi, rappresenta un esperimento virtuoso di economia circolare e di rinascita rurale.

Gli ulivi adottati da Baps sono parte di un più ampio progetto che mira a contrastare la cosiddetta “mafia agricola”, restituendo dignità e produttività a terreni confiscati o degradati.

Da queste piante, curate con tecniche biologiche e a basso impatto, nascerà un olio extravergine d’oliva IGP di alta qualità, simbolo tangibile di una “Sicilia che resiste e rigenera se stessa”.

L’olio prodotto sarà interamente donato da Baps a enti e organizzazioni benefiche locali, in un circuito di solidarietà che rafforza il legame tra impresa, comunità e ambiente.

L’adozione degli ulivi consente infatti all’azienda agricola di proseguire gli interventi di bonifica, recupero e gestione sostenibile dei suoli, generando benefici ambientali e sociali di lungo periodo.

Baps riceverà 50 litri di olio per ciascuno dei primi tre anni, 100 litri per il quarto e quinto anno e 150 litri dal sesto anno in poi, destinando ogni quantità a finalità solidali.

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