In Oltrepo pavese la principale varietà è il Pinot nero, seguita dal Pinot grigio e dal Riesling (vitigno al quale sono dedicati 1.300 ettari di vigneti dai quali si produce un Riesling più fruttato e molto diverso da quelli più famosi dell’Alto Adige o renani). «Ma da noi non ci sono solo vitigni internazionali – aggiunge la Fugazza –abbiamo anche un’importante varietà autoctona, la Croatina, dalla quale si producono Bonarda, Buttafuoco e Sangue di Giuda».
Dove invece la flessione produttiva comincia a destare qualche preoccupazione è in Franciacorta (Brescia) dove la crescita di notorietà e di mercato si scontra con un’inedita insufficienza produttiva frutto di più annate consecutive non facili: le gelate del 2017 portarono a un taglio produttivo del 50%, e con l’eccezione in positivo del 2018 anche le altre annate hanno portato a rese sotto il potenziale fino ad arrivare alla siccità 2022.
«Ancora non abbiamo numeri esatti ma temiamo di essere in linea con la flessione prevista a livello regionale – spiega il presidente del Consorzio della Franciacorta Docg (3.050 ettari di vigneto, all’81% Chardonnay e al 16% Pinot nero, 126 cantine associate e 20 milioni di bottiglie prodotte), Silvano Brescianini -. Tuttavia, per la piega che aveva preso a un certo punto la stagione siamo contenti di come sia andata: le uve sono molto sane, non ci sono scottature, insomma meglio del previsto. Il mercato intanto sta andando molto bene. I primi mesi del 2022 hanno registrato un’ulteriore crescita rispetto a un 2021 nel quale è stato toccato il record dei 20 milioni di bottiglie prodotte e vendute.
Stiamo lavorando molto soprattutto sui mercati esteri con tappe in Svizzera, Germania, Giappone e Usa e partnership importanti in Italia come con la fashion week a Milano o il Festival del Cinema di Venezia. Un ruolo chiave lo sta rivestendo anche l’enoturismo che sta portando in Franciacorta un numero sempre maggiore di giovani, curiosi di venire in cantina e capire da vicino come nascono i nostri spumanti».