Si può usare lo smartphone (Android) con app open, rispettose della privacy?
In questa guida vediamo cosa e come fare.
6' di lettura
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Non è necessario essere radicali amanti dell’open source per passare al lato alternativo della forza – per così dire – per quanto riguarda il nostro cellulare. In altre parole: adottare solo software open source e uscire dai recinti imposti dalle big tech, per quanto possibile. Scelte indipendenti, insomma. Possibile farlo, su molti livelli, con uno smartphone Android, anche se ci toccherà lavorare un pochino all’inizio e poi prendere la mano con le novità.
In questa guida vediamo cosa e come fare.
Ma per prima cosa: perché farlo? È certo una scelta interessante per chi vuole adottare una filosofia di vita digitale più etica, incentrata sulla condivisione della conoscenza e sulla libertà dell’utente; e sul pluralismo di realtà alternative ai big.
Ricordiamo poi che la scelta open garantisce in genere una maggiore trasparenza, poiché il codice sorgente è aperto e verificabile da chiunque e riceve spesso aggiornamenti veloci dalla community. Quindi in teoria meno rischio di malware o funzionalità nascoste – a patto che si stia attenti su cosa installare, ovviamente. È una scelta – diciamolo subito – per chi sa come muoversi. Altro vantaggio: le applicazioni open source sono spesso più leggere e performanti rispetto alle loro controparti proprietarie, consumano meno risorse e contribuiscono a un’esperienza d’uso migliore sul cellulare, soprattutto se abbiamo un modello low cost o vecchio di alcuni anni.
Troveremo poi un mondo di app, ricco e variegato, in tante versioni diverse con feature addizionali, possibili grazie alla community open source che interviene liberamente sul codice.







