Finanza sostenibile

Si può fare greenwashing anche con i goal dell’Onu. Ecco 4 consigli per scoprire i furbi

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite possono essere utilizzati per le verniciate di verde

di Vitaliano D'Angerio

3' di lettura

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Appena 7 anni per raggiungere i 17 obiettivi stabiliti dall’Onu con l’Agenda 2030. Poco tempo. Eppure, c’è ancora in giro qualcuno che continua a fare il furbo con il greenwashing, le verniciate di verde che rischiano di mandare in frantumi la reputazione di un intero settore. Purtroppo il fenomeno è presente anche nei Sustainable development goal (Sdg) delle Nazioni Unite. Ecco allora 4 suggerimenti per scoprire le bugie verdi. I consigli sono di Ben Constable-Maxwell, responsabile degli investimenti a impatto di M&G Investments (386 miliardi di euro in gestione), che proprio nei giorni scorsi è stato coinvolto nei lavori dei Pri, i Principi di investimento responsabile dell’Onu: «Abbiamo discusso di energie rinnovabili – racconta Maxwell –. Pri chiede di verificare a fondo la catena di fornitura per verificare il rispetto dei diritti umani».

Constable-Maxwell fa parte di due distinti team all’interno della casa d’investimento: M&G’s sustainability & stewardship team (28 persone) e M&G’s impact equities team (11).

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Sono troppi 17 goal!

Dalla lotta alla povertà a quella al climate change: la lista dei 17 obiettivi Onu è lunga. Un’impresa difficile per qualunque azienda. «Una delle indicazioni di greenwashing emerge quando un’azienda segnala di voler raggiungere tutti i 17 goal dell’Onu nel suo business – mette in guardia Constable-Maxwell –. Un’informazione del genere, a mio avviso, è un problema e, soprattutto, non è rilevante». Ecco il primo suggerimento: diffidare delle super-aziende. Impossibile raggiungere tutti gli obiettivi Onu.

Il secondo consiglio

Altro suggerimento riguarda i sotto-obiettivi (target): ciascun goal infatti viene declinato in sotto-categorie più dettagliate per evitare che le indicazioni fornite dalle aziende siano troppo generiche. «Altro segnale di greenwashing con gli Sdg dell’Onu — spiega l’esperto di M&G Investments – si concretizza quando un’azienda non indica alcuno dei sotto-obiettivi previsti da ciascuno dei 17 goal dell’Onu. Ve ne sono 169 e se la strategia dell’impresa è seria ne viene indicato qualcuno. Questa granularità è fondamentale. In caso contrario è marketing». Più chiaro di così.

I soldi dei manager

Il terzo consiglio per stanare i furbi del greenwashing è relativo ai compensi dei manager. «Non è sufficiente che il management dell’azienda parli di Sdg e di Agenda 2030 – ricorda Constable-Maxwell –. Oltre ai goal da raggiungere, il management deve agganciare i propri compensi a obiettivi Esg».

I bonus dei capi verranno pagati se sono stati raggiunti gli obiettivi sostenibili indicati nei piani dell’azienda. Allineare gli interessi dei manager con quelli dell’Onu: in caso contrario c’è il rischio reale di essere davanti a una strategia di greenwashing.

I green bond come indicatori

Le obbligazioni verdi. Variamente declinate in base al vincolo di progetto (green bond) o all’impegno di raggiungere determinati obiettivi, per esempio, di riduzione di CO2 (Sustainable linked bond- Slb). Qui siamo fuori dall’ambito dell’Agenda 2030, ma sono elementi che possono aiutare investitori professionali e piccoli risparmiatori a capire quanto l’impresa faccia sul serio sull’applicazione dei criteri Esg.

Se, dunque, nella strategia finanziaria di un’azienda sono presenti bond di questo tipo, c’è la buona possibilità che la sostenibilità sia realmente perseguita dal management. Possibilità, però, non certezza.

«Green bond e Sustainable linked bond possono essere degli indicatori della strategia sostenibile di un’azienda – evidenzia Constable-Maxwell –. Il green bond di un’azienda che estrae carbone, a mio avviso, non è però da prendere in considerazione. Stesso discorso per gli Slb: i target da raggiungere devono essere stringenti, sfidanti. In caso contrario bisogna fare qualche riflessione. I green bond e gli Slb sono dunque importanti in una strategia di sostenibilità ma va analizzata a fondo la modalità di costruzione, la loro struttura».

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