Come il contante, anche la moneta digitale sarebbe il mezzo di pagamento ufficiale, vale a dire l'unico a poter essere legalmente accettato in tutti gli scambi. La moneta pubblica digitale sarebbe ovviamente radicalmente differente dai pagamenti digitali privati oggi esistenti, appartenenti alle due famiglie della moneta bancaria e della moneta non bancaria. La differenza dipende dalla fisionomia giuridica di chi li emette. Ricordando che la moneta è un debito che qualcuno emette, l'emittente può essere formalmente autorizzato a farlo – le banche – oppure è un soggetto privato le cui passività vengono accettate negli scambi; si pensi alla moneta privata gestita da imprese o organizzazione non bancarie – inclusi i cosiddetti bitcoin.
Ogni forma di moneta digitale – pubblica o privata – è tanto più efficace tanto più assolve al compito di mantenere costante il potere di acquisto di chi la detiene. Il potere di acquisto di una moneta può essere intaccato da tre rischi: il rischio di liquidità (non si riesce a scambiarla con altri beni e servizi), il rischio deprezzamento (il suo valore, relativamente agli altri beni e servizi, è incerto) ed il rischio insolvenza (chi la emette non è in grado di onorare i debiti). In più ogni moneta è caratterizzata da un rischio trasparenza, che dipende da quante informazioni trasmette su chi la usa; il rischio trasparenza, per essere concreti, è oggi minimo nel caso del contante e dei bitcoin. Dunque per un cittadino la scelta di una forma di moneta rispetto ad un'altra dipenderà dalle sue preferenze rispetto alle diverse fonti di rischio. Ad esempio, chi non sopporta i rischi della trasparenza sono quei soggetti che violano le leggi – da quelle sulla tassazione a quelle sul crimine – e che oggi tendono a preferire i contanti o i Bitcoin. Per queste ragioni l'introduzione della moneta pubblica virtuale dovrebbe essere accompagnata da penalizzazioni dei trasferimenti verso le monete che garantiscano maggiori livelli di anonimato.
Rispetto a tali rischi, la moneta pubblica elettronica avrebbe rispetto al contante lo stesso rischio liquidità ed insolvenza, ma un minore rischio deprezzamento ed un più alto rischio trasparenza. Rispetto alla moneta bancaria, lo stesso rischio trasparenza, avrebbe minori rischi di liquidità-insolvenza, e il rischio deprezzamento dipenderebbe dai rendimenti relativi (la moneta bancaria, per essere appetibile, dovrebbe offrire rendimenti più alti). Rispetto ai bitcoin, la moneta pubblica elettronica avrebbe meno rischio liquidità e meno rischio insolvenza, un maggiore rischio trasparenza, nonché un minore rischio deprezzamento (tenendo conto di quanto volatili sono i prezzi delle valute virtuali).
Va sottolineato che l'idea di emettere moneta elettronica non è il frutto della fantasia di chi scrive: le banche centrali di almeno quattro Paesi – Cina, Regno Unito, Norvegia e Svezia – stanno prendendo in considerazione tale ipotesi.
In tempi normali, finirebbe il monopolio della moneta elettronica legale da parte delle banche, e si offrirebbe uno strumento alternativo a chi cerca oggi la moneta elettronica per ragioni diverse dalla preferenza per l'anonimato, che - detto per inciso - spesso è molto forte in chi ha commesso un reato, dall'evasione fiscale in giù . Tutti i conti correnti dovrebbero essere lievemente remunerati, a differenza del contante. Ciascun cittadino potrebbe scegliere la composizione della sua liquidità tra contante, Euro Coin e moneta privata, a seconda delle sue abitudini e convenienze. All'interno della moneta privata, occorrerebbe assicurare condizioni di pari concorrenzialità tra banche e non banche. Il futuro della moneta digitale deve essere regolato, quindi preparato fin da oggi. Altrimenti, sia l'efficacia della politica monetaria che la tutela del sistema dei pagamenti e più in generale della stabilità finanziaria potranno correre rischi non piccoli.