Al via la prima plenaria

Europa, si insedia il nuovo parlamento: priorità industria e ambiente

Subito l’elezione del presidente, con Roberta Metsola verso una probabile conferma, giovedì il voto di fiducia su Ursula von der Leyen

dal nostro inviato Beda Romano

La cerimonia tenuta alla vigilia della sessione inaugurale del nuovo Parlamento europeo a Strasburgo

4' di lettura

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STRASBURGO - L’inizio della X legislatura europea entra nel vivo questa settimana, prima con l’elezione della presidente del Parlamento e poi con il voto di fiducia alla presidente designata della Commissione. Nel frattempo, sono già chiare le priorità della nuova assemblea: l’industria da un lato e l’ambiente dall’altro. Non per altro saranno i cavalli di battaglia di Ursula von der Leyen nel suo discorso di giovedì prossimo, pur di strappare il sostegno della più ampia maggioranza possibile.

Nel nuovo Parlamento la frammentazione si è accentuata. I gruppi sono otto, uno in più rispetto alla legislatura precedente. Gli scossoni più netti sono avvenuti a destra. Nei fatti i nazionalisti di Identità & Democrazia si sono sciolti per ricomporsi intorno al movimento ungherese Fidesz e ai Patrioti d’Europa. All’estrema destra è nata una nuova fazione, l’Europa delle Nazioni Sovrane, che fa capo ad Alternative für Deutschland. Pressoché immutato è il gruppo dei conservatori (ECR), di Fratelli d’Italia.

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Alle destre il 25% dei seggi

Secondo Engjellushe Morina, analista dello European Council on Foreign Relations, «i partiti populisti e di estrema destra eserciteranno una maggiore influenza sull’agenda dell’Unione europea». Ciò detto, la presenza di tre gruppi a destra è indicativa. Riflette l’aumento dei seggi di questa parte dell’emiciclo (in tutto 187, su 720, ossia il 25% del totale), ma anche la difficoltà di questi partiti a intendersi. Accanto ai sovranisti pro-russi, ci sono i patrioti euroscettici e i conservatori atlantisti.

Oggi, martedì 16, dovrebbe essere rieletta presidente dell’assemblea, con scrutinio segreto, la popolare maltese Roberta Metsola, coadiuvata da 14 vicepresidenti. La distribuzione delle cariche avverrà sulla base del sistema proporzionale D’Hondt (dal nome del matematico belga Victor D’Hondt, della seconda metà dell’Ottocento). Un cordone sanitario dovrebbe mettere in minoranza i candidati dei due partiti più estremisti, vale a dire i patrioti e i sovranisti.

Dopo lunghe trattative tra i gruppi parlamentari è stata decisa nei giorni scorsi anche la composizione delle 20 commissioni parlamentari (a cui si aggiungono quattro sottocommissioni). Le due commissioni più nutrite saranno quelle dell’Industria e dell’Ambiente: avranno entrambe 90 membri. Nel periodo legislativo precedente avevano rispettivamente 78 e 88 deputati. Il dato non è banale perché in fondo riflette le priorità che il Parlamento vuole darsi durante la legislatura.

Fare del Patto verde una politica industriale

Il tentativo è chiaro: fondere il Patto verde in una nuova politica industriale che sia rispettosa dell’ambiente e che anzi promuova politiche ecologiste. Spiega Imme Scholz, co-presidente a Berlino della Heinrich-Böll Stiftung, la fondazione vicina al Partito verde tedesco: «Il Patto verde non deve più essere visto come un impianto puramente normativo, bensì deve essere calato nell’ottica di una ristrutturazione industriale legata alla digitalizzazione dell’economia. Molti a destra dell’emiciclo sono d’accordo».

Se guardiamo al rapporto tra industria e ambiente, la dinamica è cambiata negli ultimi dieci anni. All’inizio del decennio scorso il settore manifatturiero si limitava alla produzione di prodotti che potessero aiutare a ridurre l’inquinamento: pannelli solari, pale eoliche, case passive. Oggi si tratta di rivedere radicalmente l’industria perché diventi tutt’uno con la protezione dell’ambiente. La sfida è tanto più difficile con una guerra alle porte dell’Unione.

Nel suo discorso programmatico di giovedì, Ursula von der Leyen farà del suo meglio per trovare un punto di equilibrio. Un equilibrio tanto più necessario considerando che la sua coalizione popolare-socialista-liberale è fragile. Conta 401 deputati, rispetto a una maggioranza necessaria di 361. «La minaccia più grave nel voto a scrutinio segreto viene dalla frammentazione dei popolari e dei socialisti», analizza un diplomatico. Si calcola una percentuale di possibili franchi tiratori intorno al 10%.

Si ripeterà lo schema francese?

Non per altro l’ex ministra tedesca della Difesa guarda sia ai conservatori che agli ecologisti, nel tentativo di incarnare quasi personalmente il connubio tra la competitività dell’industria, promossa a destra, e la protezione dell’ambiente, difesa a sinistra. I Verdi appaiono ben disposti a dare il loro voto di fiducia. Il copresidente degli ecologisti Bas Eickhout ha posto nei fatti due condizioni: «Nessun annacquamento del Patto verde e nessuna collaborazione strutturale con i conservatori».

La condizione posta dai verdi non impedisce alla signora von der Leyen di cumulare il sostegno ecologista con l’aiuto di alcune frange dell’ECR, in particolare di Fratelli d’Italia. Per ora questi ultimi fanno la voce grossa, anche per strappare quanto possibile prima del voto di fiducia. «Per ora il voto è negativo», diceva nei giorni scorsi Nicola Procaccini, il co-presidente del gruppo ECR ed esponente del partito italiano. «Martedì (oggi per chi legge, ndr) la incontreremo e dopo si vedrà».

Sostiene Eric Maurice, analista dello European Policy Center: «La frammentazione della destra potrebbe indurre ECR a prendere un minimo le distanze dai patrioti e dai sovranisti, per assumere il ruolo di pivot». Più in generale, lo sguardo corre alle recenti elezioni francesi. La forza crescente del Rassemblement National ha indotto a una forte coesione i partiti più europeisti. Alcuni osservatori non escludono che questa settimana a Strasburgo possa replicarsi uno schema simile.


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