Il Festival

Pordenonelegge, Mattarella: emerge a livello globale la tentazione di democrazia illiberale

Il festival si è chiuso con oltre 160mila presenze

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla giornata conclusiva di Pordenonelegge

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Una città gremita, 447 incontri, 694 protagonisti e una stima di oltre 160mila presenze. Sono i numeri della 27/a edizione del festival Pordenonelegge, concluso con oltre 160mila presenze dopo cinque giornate di eventi, incontri e presentazioni dedicate alla letteratura e all’attualità. L’ultimo giorno della manifestazione, domenica 20 settembre, registra la presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Concerto per l’Italia de Il Volo.

Mattarella: scheda elettorale arma disarmata del confronto legittimo dopo dittatura

Il 27/o Pordenonelegge cade «nel pieno delle celebrazioni per l’80/o della Repubblica, scelta dal popolo italiano per un ordinamento che garantisse libertà e democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso. Abbiamo il diritto di essere orgogliosi della strada percorsa. È stata la scheda elettorale l’arma disarmata del confronto legittimo, dopo la dittatura e la sua guerra, a far progredire il Paese». Così il presidente Mattarella, intervenuto al Teatro Verdi. «Sono il dialogo fra le culture, il confronto delle idee, i motori della storia. Nel solco della nostra storia di questi 80 anni si inserisce questa iniziativa, “Festa del libro e della libertà”».

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Il Capo dello Stato ha sottolineato che «il contributo recato con la Dissensio Arena di Pordenone, e gli eventi legati a questa intuizione - in un momento in cui emerge a livello globale la tentazione di democrazia illiberale, come se possa essere separata dalla libertà - hanno il merito di riproporre, anche con la testimonianza severa di donne e uomini che hanno pagato di persona, il valore dell’opera di quanti, intellettuali, artisti, dissidenti rispetto a ordinamenti che ignorano i diritti umani, concorrono con la loro libertà di pensiero e di azione, al progresso dell’umanità».

Mattarella: la battaglia dei diritti è lungi dall’essere conclusa

Secondo Mattarella «la battaglia dei diritti» è «lungi dall’essere conclusa o che ne sia possibile, se non, da taluni, addirittura auspicato, un arretramento. Va sempre rammentato che il germe della libertà di pensiero, di vita, il valore delle persone, in altri termini, continua a persistere persino nei cicli più bui della storia». «Con questa edizione, Pordenonelegge richiama la libertà di espressione, di manifestazione del pensiero, il valore del dissenso, ancor più prezioso dove viene negato», ha aggiunto.

«L’importanza del “diverso pensare” e dei diritti delle donne

Il Presidente si è soffermato sull’importanza del «diverso pensare», che può apparire «come un comportamento fastidioso da comprimere, o addirittura da espungere, essendo difforme rispetto a un preteso “comune sentire”, quasi fosse un disturbo inaccettabile lanciato contro tesi che si vogliono dominanti». D’altronde, il pensiero unico è «strumento di oppressione e la dialettica imposta dalle voci libere, anche del dissenso è, in questo senso, preziosa». L’unanimismo «si addice all’autocrazia e alle dittature ed è sinonimo di immobilismo. È il pluralismo delle opinioni che nelle democrazie impedisce al potere, anche quello digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre». Da qui il Capo dello Stato in un alto discorso culturale ha difeso la libertà di pensiero citando Alessandro Manzoni ma anche i dissidenti provenienti dall’est europeo, gli esuli dall’Argentina e quelli dal Cile, durante le dittature militari. E poi un riferimento a Norberto Bobbio - «ci ricordava come il discrimine tra Stato democratico e regime autoritario è segnato dal “maggiore o minore spazio dedicato al dissenso” - ma anche ai samizdat - testi prodotti in modo artigianale fatti circolare clandestinamente, discussi nelle kompanye - a Pasternak, Solženicyn. E poi, ancora, le battaglie di Nelson Mandela, del poeta argentino Juan Gelman perseguitato dalla dittatura che ne distrusse la famiglia; Rodolfo Walsh uno dei “desaparecidos” nella tragedia di quel Paese».

Mattarella si è anche soffermato sulla condizione femminile in molti Paesi, «dall’Afghanistan all’Iran». «L’apartheid di genere, odiosa pretesa di discriminazione tra gli esseri umani, ha generato proteste, dissidenze, contro le quali sono state scatenate persecuzioni, esecuzioni, eccidi, anche recentemente - ha detto - Figure come quelle di Mahsa Amini», Narges Mohammadi; le donne di Herat. Insomma, «cultura senza frontiere, dunque libertà, i pilastri che reggono l’esperienza di PordenoneLegge, nel loro valore universale. Non è certo casuale che questa edizione riaffermi la sua internazionalità e si concluda a Praga, alla vigilia del compimento dei 50 anni di Charta 1977, il documento che, con riferimento all’Atto finale di Helsinki, invocava libertà».

«Lavoratori Electrolux impegnati nella difesa della loro identità»

Nel suo intervento il Capo dello Stato ha anche ricordato la vertenza dei lavoratori della Electrolux. «La cultura - ha ricordato - è espressione dei territori e l’apertura alle culture trova espressione nel saper fare. La cultura, come qui si è notato, è anche infrastruttura civile. È la cultura materiale della tradizione dei campi, dell’artigianato, dell’industria, dell’innovazione. Dell’etica del lavoro, rappresentata dai lavoratori dell’Electrolux - ai quali rivolgo un saluto particolare - impegnati nella difesa della loro identità». Il passaggio in cui il Capo dello Stato ha ricordato la vertenza dei lavoratori della Electrolux è stato salutato dagli applausi della platea del Teatro e della migliaia di cittadini riuniti nelle quattro piazze in cui sono stati collocati i maxi schermi per seguire la cerimonia.

Il Capo dello Stato insignito del titolo di “Ambasciatore della Libertà”

Il gran finale di Pordenonelegge è stato dunque affidato al presidente della Repubblica. Nel corso dell’evento gli è stata conferita la nuova onorificenza “Ambassador of Freedom” (Ambasciatore della Libertà), istituita dalla Fondazione Pordenonelegge.it per celebrare personalità impegnate nella difesa dei valori della libertà.

A salutare il Capo dello Stato il presidente della Fondazione Pordenonelegge.it, Michelangelo Agrusti, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso. A rappresentare il governo è presente il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La medaglia di “Ambassador of Freedom” gli è stata consegnata da Agrusti tra gli applausi dei presenti in teatro e nelle piazze della città. Subito dopo la cerimonia il Teatro Verdi lascerà spazio alla musica con il Concerto per l’Italia de Il Volo.

Il trio sarà accompagnato dalla Zenith Orchestra, diretta dal maestro Edmondo Mosè Savio. Circa un’ora e mezza di spettacolo attraverserà il repertorio de Il Volo, il bel canto e la tradizione della canzone italiana, in un percorso musicale pensato per mettere in dialogo generi e generazioni. Ad aprire il concerto sarà l’Inno d’Italia, scelto come momento simbolico della serata e come passaggio dalla cerimonia istituzionale alla festa musicale. Un ideale ponte verso il 2027, quando Pordenone sarà chiamata a rappresentare il Paese nel ruolo di Capitale italiana della cultura.

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È stato il presidente della Fondazione Pordenonelegge.it, Michelangelo Agrusti, a tracciare un primo bilancio dell’edizione. «Innanzitutto la gioia – ha dichiarato Agrusti, che è anche presidente di Confindustria Alto Adriatico – un sentimento che ho letto nei volti del “popolo dei libri” in questi cinque giorni e che mi ha profondamente colpito». Secondo il presidente della Fondazione, i risultati dell’edizione sono «sotto gli occhi di tutti», con la città affollata fin dal primo giorno e i luoghi degli incontri costantemente al completo. Il dato delle presenze, ha spiegato Agrusti, dovrebbe superare la soglia delle 160mila registrata nel 2025. Un risultato accompagnato da un programma più ampio rispetto allo scorso anno e da una forte partecipazione agli appuntamenti con gli autori. Per Agrusti, tuttavia, il valore della manifestazione va oltre i numeri. Pordenonelegge, ha sottolineato, vuole essere una «Festa del libro e della libertà» e utilizzare la letteratura come «osservatorio vigile sul nostro tempo», favorendo il confronto anche tra posizioni diverse e lontane. «La storia è passata in questi giorni da Pordenonelegge», ha osservato Agrusti, indicando nel festival anche un elemento di proiezione verso il 2027, quando Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura.

Tra gli autori che hanno partecipato, dalla A di Kader Abdolah alla Z di Lorenzo Zazzeri, passando attraverso la H di Michel Houellebecq, la M di Laura Morante, la N di Eshkol Nevo, la R di Salman Rushdie, la S di Peter Sloterdijk.

Tutti gli incontri del festival, che nella giornata conclusiva ha visto la partecipazione anche del direttore de Il Sole 24 Ore, Radiocor e Radio 24 Fabio Tamburini, sono stati a ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti in sala.

Pordenonelegge (noto anche come pordenonelegge.it - Festa del libro con gli autori) è uno dei festival letterari più importanti e prestigiosi d’Italia. Istituito nel 2000, si tiene ogni anno nel mese di settembre a Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia. Il festival richiama ogni anno centinaia di protagonisti del mondo della letteratura, della poesia, del giornalismo, della filosofia e dello spettacolo (tra cui scrittori di fama mondiale, premi Nobel e i principali autori italiani). Nato da un’idea di rilievo culturale curata da figure come Gian Mario Villalta, Alberto Garlini e Valentina Gasparet.

 Il direttore artistico Gian Mario Villalta ha evidenziato la «notevolissima circolazione dei libri», le circa 60 anteprime e la presenza di un pubblico preparato, che arriva anche da lontano. «Pordenonelegge è anche un luogo dove ci si incontra tra giornali, case editrici e università e nascono idee, progetti e collaborazioni» ha spiegato. A suggellare il bilancio anche un riconoscimento ai vertici della manifestazione: Michelangelo Agrusti, Gian Mario Villalta, Valentina Gasparet, Michela Zin e Alberto Garlini sono stati nominati soci onorari del Circolo della Stampa di Pordenone per il contributo dato in questi anni alla crescita culturale e alla proiezione nazionale e internazionale della città.

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