Ultra fast fashion

Shein sospeso in Francia. Proteste sotto il nuovo negozio a Parigi

di Marta Casadei

FILE PHOTO: Shein logo and their web shop are seen in this illustration taken, May 16, 2024. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo

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Il governo francese ha temporaneamente sospeso la piattaforma Shein, a seguito di lamentele sulla vendita di bambole sessuali infantili e armi sulla sua piattaforma. Una segnalazione alla procura, infatti, avrebbe fatto emergere che sulla piattaforma sono in vendita armi (machete e tirapugni) e bambole gonfiabili con le sembianze di bambine.

L’azienda di Singapore, fondata da Chris Xu nel 2012, dopo aver preso atto della decisione del governo Lecornu, ha fermato temporaneamente le vendite di terzi sulla sua piattaforma - che negli ultimi anni si è sviluppata sempre più come marketplace - e ha riferito di voler avviare rapidamente un dialogo con le autorità d’Oltralpe: «Prendiamo atto dell’annuncio fatto oggi dal governo. La sicurezza dei nostri clienti e l’integrità del nostro marketplace (luogo di vendita virtuale dove vengono messi in vendita prodotti da parte di terzi,ndr.) sono priorità assolute», ha comunicato in una nota il portavoce di Shein France, Quentin Ruffat.

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Le proteste a Parigi contro l’ingresso di Shein nello storico department store Bhv

Lo scandalo delle bambole gonfiabili e delle armi è solo l’ultimo in ordine cronologico a investire il gigante dell’ultra fast fashion in Francia. La recente decisione di Shein di sbarcare Oltralpe con una serie di punti vendita (a Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limoges) sotto le prestigiose insegne di Bvh e Galeries Lafayette (in department store che, però, sono stati ceduti da Lafayette alla Societé des Grand Magasins) ha creato una serie di malumori nella patria dell’haute couture e ha portato alla rottura del contratto di affiliazione tra Galeries Lafayette e il gruppo Sgm, in essere dal 2021: i sette negozi detenuti e gestiti da Sgm, nei quali sono previsti i negozi Shein, cambieranno nome.

Oggi, 5 novembre, in occasione dell’apertura del primo negozio fisico non temporaneo di Shein, 1000 metri quadri nel Marais, all’ultimo piano del department store Bhv, una folla di manifestanti si è riunita davanti al negozio per protestare contro l’apertura. E alcuni marchi - tra cui Disney, che ha annullato la propria presenza da Bvh con un pop up natalizio - si sarebbero ritirati dal multibrand parigino per protestare contro l’arrivo del marchio dell’ultra fast fashion.

La Francia a un passo dalla legge anti ultra fast fashion

La Francia - la prima nazione europea ad aver adottato la responsabilità estesa del produttore nel tessile - è da sempre in prima linea nella lotta all’ultra fast fashion: nonostante la complicata situazione politica, è stata approvata al Senato in prima lettura una legge contro la moda a bassissimo costo. Il disegno di legge introduce un sistema di eco-score che valuterà l’impatto ambientale dei prodotti venduti dalle aziende di fast fashion, comprese le emissioni, l’uso delle risorse e la riciclabilità e stabilirà un’eventuale imposta da applicare ai prodotti e vieta, tra le altre cose, la pubblicità per queste piattaforme.

Il tema dell’impatto socio-ambientale è uno dei grandi punti deboli di Shein che vende prodotti a bassissimo costo, principalmente made in China, e li spedisce in tutto il mondo (i mercati chiave sono Europa e Usa). Il gigante cinese - che nello stesso bilancio di sostenibilità certifica di aver, di fatto, aumentato le proprie emissioni e di avere solo una porzione limitata di fornitori virtuosi - è stato di recente multato (con una sanzione da un milione di euro) anche dall’Antitrust italiana aver usato messaggi e asserzioni ambientali (green claim) ingannevoli/omissivi nella promozione e vendita di prodotti di abbigliamento a marchio Shein.

La moda a bassissimo costo nel mirino del governo italiano. Ma le norme anti Shein sono in stand by

L’ultra fast fashion è in questo momento al centro dell’attenzione anche del governo italiano: il Mimit aveva inserito tra gli emendamenti al Ddl Concorrenza un pacchetto di norme per estendere l’Epr e vincolare le grandi piattaforme extra europee come Shein e Temu alle normative sulle grandi imprese digitali. I tempi stretti e la necessità di approvarlo prima dell’inizio della sessione di bilancio hanno però portato in aula il testo del ddl Concorrenza senza emendamenti, lasciando le norme anti ultra fast fashion (per ora) senza veicolo normativo. Le aziende del settore hanno sollecitato il governo a intervenire sul tema con la massima velocità. Intanto oggi, 5 novembre, il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del titolare del Mimit Adolfo Urso, un decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde. Il provvedimento punta a rafforzare tutele e strumenti contro le pratiche commerciali scorrette legate alla sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti, i cosiddetti green claims ingannevoli, e introduce nuove modalità di informazione chiara e verificabile a beneficio dei consumatori.

L’appello alla Ue per la riforma doganale che abolisca il de minimis

L’appello delle aziende - europee e non solo italiane - era stato indirizzato anche a Bruxelles: a settembre associazioni tra cui Confindustria Moda avevano firmato un documento congiunto chiedendo alle istituzioni europee di intervenire sul tema, con un focus particolare sull’eliminazione del de minimis per i pacchi di valore inferiore ai 150 euro in arrivo dai Paesi extra europei. La Commissione europea già a febbraio aveva inviato una raccomandazione ai loro co-legislatori sul tema, evidenziando che nel 2024 sono stati importati nell’Unione europea 4,6 miliardi di articoli di basso valore, quasi il doppio di quelli registrati nel 2023 (2,4 miliardi) e più del triplo rispetto al dato 2022 (1,4 miliardi). Ogni giorno, in media, 12 milioni di oggetti low cost vengono importati in Europa. Il presidente Donald Trump, lo scorso agosto, ha eliminato il de minimis negli Usa: i pacchi del valore di 800 euro in arrivo dalla Cina sono ora soggetti a tariffe doganali.

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