Shanghai inquinata brucia 800 tonnellate di carbone all’ora per i condizionatori
L’ondata di caldo anche a Pechino sta mettendo a dura prova le reti elettriche
di Rita Fatiguso
3' di lettura
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Da almeno un decennio nell’area di Waigaoqiao, alla periferia di Shanghai, i trabicchi per la pesca hanno lasciato il posto alle industrie pesanti, dalle acciaierie agli impianti di State Grid per la produzione di energia, alle mega gru per piazzare in mare le pale eoliche più grandi del mondo. Qui è nata la prima Free trade zone cinese, osannata e presa a esempio dell’apertura cinese ai mercati internazionali, replicata in mille forme e località diverse.
Ebbene, Waigaoqiao è diventata per colpa del caldo anche una fonte di inquinamento che cozza con i buoni propositi della Cina, riaffermati davanti al mondo a dispetto delle frizioni con gli Usa che un anno fa hanno portato alla sospensione dell’accordo di Parigi sul clima sul fronte delle tensioni su Taiwan. Impegno poi riconfermato dal segretario generale Xi Jinping.
Domanda di energia a +30%
Succede che nella megalopoli del fiume HuangPu, come a Pechino, l’afa attanagli la popolazione in cerca di una bafa di caldo che picchia più forte del solito, così nella capitale la domanda di energia è aumentata del 30% sul trimestre precedente contrassegnato dal blocco legato alla pandemìa.
A Shanghai, proprio nell’area di Waigaoqiao, c’è anche il secondo più grande impianto a carbone cinese e il quinto più grande al mondo che all’inizio di giugno ha aumentato la produzione per far fronte al caldo. Lo ammette la stessa azienda, operativa nel vasto complesso industriale lungo il fiume a circa 16 chilometri dalla skyline di Shanghai. Lì un’enorme centrale elettrica sta bruciando fino a 800 tonnellate di carbone all’ora per mantenere fresca la città.
L’ondata di caldo sta divorando la Cina, uccidendo il bestiame e mettendo a dura prova le reti elettriche del Paese. Lo stabilimento di Shanghai ha accumulato circa 200mila tonnellate di carbone grazie al combustibile di riserva stivato nei magazzini dei porti, abbastanza per mantenere l’operatività per ameno due settimane.


