Clima

Shanghai inquinata brucia 800 tonnellate di carbone all’ora per i condizionatori

L’ondata di caldo anche a Pechino sta mettendo a dura prova le reti elettriche

di Rita Fatiguso

Un tabellone elettronico mostra gli indici azionari di Shanghai e Shenzhen nel distretto finanziario di Lujiazui a Shanghai, Cina, 17 marzo 2023 (foto Reuters/Song)

3' di lettura

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Da almeno un decennio nell’area di Waigaoqiao, alla periferia di Shanghai, i trabicchi per la pesca hanno lasciato il posto alle industrie pesanti, dalle acciaierie agli impianti di State Grid per la produzione di energia, alle mega gru per piazzare in mare le pale eoliche più grandi del mondo. Qui è nata la prima Free trade zone cinese, osannata e presa a esempio dell’apertura cinese ai mercati internazionali, replicata in mille forme e località diverse.

Ebbene, Waigaoqiao è diventata per colpa del caldo anche una fonte di inquinamento che cozza con i buoni propositi della Cina, riaffermati davanti al mondo a dispetto delle frizioni con gli Usa che un anno fa hanno portato alla sospensione dell’accordo di Parigi sul clima sul fronte delle tensioni su Taiwan. Impegno poi riconfermato dal segretario generale Xi Jinping.

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Domanda di energia a +30%

Succede che nella megalopoli del fiume HuangPu, come a Pechino, l’afa attanagli la popolazione in cerca di una bafa di caldo che picchia più forte del solito, così nella capitale la domanda di energia è aumentata del 30% sul trimestre precedente contrassegnato dal blocco legato alla pandemìa.

A Shanghai, proprio nell’area di Waigaoqiao, c’è anche il secondo più grande impianto a carbone cinese e il quinto più grande al mondo che all’inizio di giugno ha aumentato la produzione per far fronte al caldo. Lo ammette la stessa azienda, operativa nel vasto complesso industriale lungo il fiume a circa 16 chilometri dalla skyline di Shanghai. Lì un’enorme centrale elettrica sta bruciando fino a 800 tonnellate di carbone all’ora per mantenere fresca la città.

L’ondata di caldo sta divorando la Cina, uccidendo il bestiame e mettendo a dura prova le reti elettriche del Paese. Lo stabilimento di Shanghai ha accumulato circa 200mila tonnellate di carbone grazie al combustibile di riserva stivato nei magazzini dei porti, abbastanza per mantenere l’operatività per ameno due settimane.

L’output viene regolato in base alla domanda e alla quantità di vento nelle vicinanze e gli impianti solari stanno generando energia pulita, ma con i prezzi del carbone più bassi, l’impianto di Shanghai non avrà difficoltà a ottenere materia prima per far fronte ai picchi di domanda che dovrebbero durare fino a metà settembre.

A Pechino sconsigliato stare all’aperto

Intanto, le temperature a Pechino sono salite fino a 41,8 gradi pochi giorni fa, addirittura il National Meteorological Center ha emesso un avviso di calore sconsigliando di stare all’aperto. Dopo una serie di interruzioni di corrente nel 2021 e nel 2022, il Governo vuole assicurarsi l’approvvigionamento. Il che ha spinto le vituperate miniere a portare la produzione di carbone a un record mai visto, nonostante l’approvazione di nuove centrali elettriche, spingendo i servizi di pubblica utilità a imbarcarsi nella più grande costruzione di energia rinnovabile nella storia dell’umanità.

La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma ha ribadito invece che la Cina garantirà carbone a sufficienza, mantenendo le scorte a un livello relativamente alto che, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente. Perchè gli stessi funzionari governativi hanno avvertito che alcune regioni dovranno probabilmente affrontare carenze periodiche durante le ore di punta per tutta l’estate.

Boom di vendite per i condizionatori

L’impennata delle le vendite di condizionatori fa sì che il fabbisogno energetico aumenti ancora di più nei giorni più caldi. A livello nazionale, il consumo di elettricità è aumentato del 7,4% a maggio, richiedendo un aumento del 16% nella generazione da centrali elettriche a combustibili fossili, soprattutto a causa della minore produzione idroelettrica.

«L’alimentazione elettrica di Shanghai sarà piuttosto limitata quest’anno - dice Chen Tao, presidente dell’impianto che fornisce oltre il 6% del fabbisogno energetico della città. Il picco energetico di Shanghai raggiungerà quest’anno i 38 gigawatt, rispetto a un massimo di 35 gigawatt dell’anno scorso».

Tra energia derivante dal carbone che la Cina ha promesso di eliminare entro il 2060 e le necessità, anche stagionali, del presente, per i leader del Paese il bivio che separa energia pulita da fonti non rinnovabili come il carbone è sempre più problematico.

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