Difesa

Settore difesa sotto la lente tra tregua in Iran e vertice Nato. Leonardo debole a Piazza Affari

Gli analisti di Intermonte sono positivi su Leonardo che dovrebbe beneficiare delle scelte governative. Per questo hanno reiterato la raccomandazione di 'Outperform'

3' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor)- Titoli della difesa sotto la lente tra tregua in Iran e attesa per le decisioni che saranno varate dal vertice Nato, in calendario oggi e domani all'Aja. A Milano viaggiano deboli Leonardo - Finmeccanica e Fincantieri. A Parigi Thales cede oltre il 2%; stessa performance per Rheinmetall a Francoforte. Thyssenkrupp, invece, è in modesto rialzo nell'attesa di novità sulla possibile quotazione della controllata Marine Systems.

I riflettori, intanto, sono tutti puntati verso l'Aja dove si tiene il vertice Nato. L’accordo di massima, già raggiunto dai Paesi aderenti all'alleanza e che dovrebbe essere ratificato in questa due-giorni, prevede l’impegno ad aumentare le spese in difesa in senso stretto al 3,5% del Pil, alle quali si aggiunge un ulteriore 1,5% del Pil per tecnologie dual-use (infrastrutture e mobilità militare, cyber, spazio). Ieri in Parlamento il primo ministro, Giorgia Meloni, ha dichiarato che l’Italia raggiungerà l’obiettivo del 3,5% in 10 anni, ossia al 2035, passando dal 2% del 2024. Si tratta di circa 44 miliardi di spesa, pur includendo la riclassificazione di alcune voci secondo i criteri Nato. Altri Paesi dell'alleanza, tra i quali la Germania, dovrebbero impegnarsi a raggiungere il target del 3,5% in un tempo minore (la Germania nel 2029). L'unico Paese che ha mostrato perplessità è stata la Spagna, che ha indicato di poter adempiere ai propri impegni incrementali sia in termini di personale che di hardware militare, con un budget di spesa poco sopra il 2% del Pil.

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Gli analisti di Intermonte sono positivi su Leonardo che dovrebbe beneficiare delle scelte governative. Per questo hanno reiterato la raccomandazione di 'Outperform' con target di prezzo a 58 euro sulle azioni della società. In particolare gli esperti hanno commentato che assumendo che il Pil italiano cresca del 2% per anno al 2035, le spese in difesa aumenterebbero di circa 50 miliardi in 10 anni (ossia 5 miliardi per anno) a 95 miliardi nel 2035, con una quota di procurement e R&D (di cui Leonardo avrebbe una quota) stimabile nel 30% e un impatto sui ricavi di pochi punti di crescita addizionale per anno. «Leonardo è in parte esposta alle spese militari in senso allargato (1,5% è pari ad ulteriori 50 miliardi di spesa addizionale in dieci anni) ed è ben posizionata per intercettare l’aumento della spesa in elettronica per la livello europeo», hanno concluso.

Su Fincantieri sono invece più cauti ('Neutral' con target di prezzo più basso dei corsi di Borsa a 13,8 euro). La sim ha invitato a seguire il progetto di quotazione di Marine Systems del gruppo Thyssenkrupp, che praticamente blocca i progetti di collaborazione più stretta con Fincantieri sui quali aveva scomesso la Borsa. La sim ricorda infatti che negli ultimi mesi in diverse occasioni lo stesso ceo dell'azienda, Pieroberto Folgiero, è tornato a ribadire la sua opinione favorevole per ampliare la collaborazione commerciale e non solo con l'azienda tedesca, pur lasciando sempre alle istituzioni tedesche il compito di definire il percorso migliore per rendere la divisione un'entità autonoma. Per Intermonte, comunque, l'asse Fincantieri-Marine Systems rimarrà intatto. «Riteniamo che lo spin-off e listing della divisione del gruppo tedesco non modifichi la partnership vincente tra Fincantieri e il costruttore, che va avanti da 25 anni e che ha portato alla costruzione del primo sottomarino alimentato a idrogeno», hanno commentato gli analisti della sim, ricordando anche la firma dello scorso aprile all'accordo tra Fincantieri e Thyssenkrupp Marine Systems con l’obiettivo di aggiudicarsi la gara indetta dalla Marina delle Filippine nell’ambito del programma di ammodernamento della flotta sottomarina.

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