Sette docenti su dieci usano l'AI almeno una volta alla settimana. La sfida è integrarla in modo strutturale nella didattica
Ricerca di Indire e Festival dell'Innovazione Scolastica dedicata al rapporto dei ragazzi con l'intelligenza artificiale, una nuova indagine guarda all'altro protagonista della relazione educativa: l'insegnante
4' di lettura
4' di lettura
Dagli studenti, la parola passa ai docenti: a pochi giorni dalla presentazione della ricerca di INDIRE e Festival dell'Innovazione Scolastica dedicata al rapporto dei ragazzi con l'intelligenza artificiale, una nuova indagine guarda all'altro protagonista della relazione educativa: l'insegnante. Le due fotografie, da prospettive diverse, convergono su un punto: l'AI è già una presenza concreta nella scuola. La sfida ora è capire come integrarla nei processi di insegnamento e apprendimento in modo consapevole, critico e sicuro.
La ricognizione
È quanto emerge da “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, la survey promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP – Associazione Nazionale Presidi, realizzata su un campione autoselezionato di 1.300 docenti di scuole di ogni ordine e grado. I risultati sono stati presentati il 17 settembre al Senato della Repubblica, nel corso dell'incontro promosso su iniziativa della senatrice Giusy Versace in occasione della celebrazione dei 100 anni di Spaggiari. “Abbiamo sempre considerato l'adozione della tecnologia non come una moda, ma chiedendoci quale valore porti alla scuola”, spiega Nicola de Cesare, Amministratore Delegato di Spaggiari. “L'indagine ha proprio l'obiettivo di ascoltare le necessità dei docenti per poter disegnare un futuro per l'intelligenza artificiale nella scuola”.
L'utilizzo concreto attuale
L'intelligenza artificiale è già entrata nelle abitudini di lavoro degli insegnanti: il 36% la utilizza più volte alla settimana e il 22% quotidianamente. Aggiungendo il 14% che vi ricorre una volta alla settimana, la quota raggiunge il 72%. Solo il 6% dichiara di non utilizzarla mai. L'uso è soprattutto pratico: cercare informazioni e approfondimenti (23%), sviluppare attività didattiche (16%), preparare test di verifica (16%), redigere verbali, relazioni o mail (15%), progettare curricolo e lezioni (12%). A prevalere sono, inoltre, gli strumenti più facilmente accessibili: il 96% utilizza funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini, mentre gli strumenti specifici per la didattica si attestano solo all'11%.
Con gli studenti l'utilizzo è ancora limitato
La diffusione dell'AI tra i docenti non si traduce ancora automaticamente nel suo utilizzo in classe. Il 34% dei docenti dichiara di non usarla direttamente con gli studenti. Quando entra in aula, viene impiegata soprattutto per stimolare la creatività attraverso la generazione di testi e immagini (22%) e per favorire inclusione e personalizzazione (22%). Seguono l'uso come “tutor specializzato” per spiegazioni e approfondimenti (11%) e come strumento sul quale riflettere insieme agli studenti affrontando temi come etica, bias, funzionamento tecnico e netiquette (11%).
Potenziale educativo riconosciuto
Eppure, il potenziale educativo viene riconosciuto. Il 47% degli insegnanti indica nel risparmio di tempo il principale vantaggio dell'AI, seguito da maggiore personalizzazione (15%), più creatività (14%) e più coinvolgimento (10%). Tra gli ambiti nei quali viene considerata più utile emergono la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%). “Dalle evidenze dell'indagine risulta chiaro che l'intelligenza artificiale sia già a tutti gli effetti una componente del sistema educativo. Non si tratta più di discutere della sua presenza: quello su cui possiamo e dobbiamo lavorare è la qualità del suo utilizzo”, commenta Angela Mencarelli, Amministratrice Delegata di La Fabbrica Società Benefit. “Oggi si rileva una distanza tra l'adozione individuale del singolo docente e l'integrazione educativa: la costruzione di modelli didattici condivisi è ancora un terreno da esplorare. La formazione è quindi decisiva: non una formazione tecnologica, ma educativa, metodologica, critica, capace di tradurre il potenziale dell'intelligenza artificiale in nuove opportunità di insegnamento e apprendimento”.
Brand connect
Newsletter Scuola+
La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative
Abbonati







