Stefanelli (Brunello Cucinelli): «Servono competenze avanzate e in linea con i valori del territorio»
di Claudio Tucci
3' di lettura
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«Abbiamo scelto di sostenere Its Umbria perché crediamo che se c’è competenza c’è anche maggiore fiducia in se stessi e quindi si coltivano coraggio e speranza. È compito delle imprese - ha sottolineato Riccardo Stefanelli, ad della Brunello Cucinelli e delegato alla Cultura di Confindustria Umbria - creare valore favorendo una diffusione del sapere e delle competenze più avanzate che si coniughi al meglio con i valori del territorio, le sue tradizioni e le capacità artigianali che lo caratterizzano. Il progetto Its risponde a questo concetto di valore ed è fondamentale che le aziende si uniscano all’iniziativa con una visione di ampio respiro mettendo a disposizione le proprie risorse anche strumentali e tecnologiche, con particolare riguardo però alla progettazione e alla docenza che si integrano con l’attività sul campo nei periodi di stage».
Perché è importante avere giovani formati sulle specifiche necessità imprenditoriali?
Molto spesso si sente parlare di disallineamento fra scuola e impresa, fra domanda e offerta di lavoro. Le aziende non trovano profili di competenze adeguati. La formazione di risorse in grado di inserirsi velocemente ed efficacemente nei contesti aziendali è strategica per il paese. E qui non parliamo solo di competenze tecniche ma anche di “soft skill”. La capacità di operare in ambienti complessi e la capacità di adattarsi al cambiamento costituisce un requisito essenziale. Se i giovani entrano in azienda disponendo già di un bagaglio tecnico e culturale adeguato, incentrato anche sui fabbisogni delle imprese e con una predisposizione all’apprendimento continuo, è indubbio che possano aspirare ad un percorso professionale di piena soddisfazione con un vantaggio che si riflette anche sulle imprese. Its Umbria risponde a queste necessità intercettando i fabbisogni delle imprese per tradurli in percorsi curriculari di elevata qualità che consentono agli studenti di inserirsi agevolmente nel contesto lavorativo, costituendo al contempo per le imprese un fattore di innovazione e competitività.
Dal suo osservatorio, quali sono le competenze più richieste per entrare, prima e bene, nel mondo del lavoro?
Il Recovery Plan, con i suoi due pilastri, definisce chiaramente le linee guida su questo argomento. Da un lato la transizione ecologica e tutto quello che riguarda gli aspetti collegati alla sostenibilità ambientale ed all’economia circolare, ormai improcrastinabili. Dall’altro certamente la transizione digitale, strettamente correlata all’innovazione tecnologica ed a quello che le tecnologie abilitanti hanno già indicato e rappresentato negli ultimi anni. Questi contenuti attraversano in maniera trasversale tutti i comparti produttivi, chiaramente con diverse declinazioni in base al settore di appartenenza, traducendosi in hard skills orizzontali ma anche specialistici. Va anche detto, tuttavia che il “learning by doing”, che la formazione degli Its ha proposto e implementato in questo ultimo decennio, è stato sempre accompagnato da un approccio fondato sulle attitudini della persona, sul saper fare, sulla manualità, sulle capacità e sul valore aggiunto del singolo. La componente umana, anche con una tecnologia sempre più spinta in avanti, farà sempre la differenza nel mondo del lavoro.
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