«Sarebbe opportuno che l'Europa si muovesse in maniera uniforme»
Con gli Usa ci vorrà, dunque, un accordo diplomatico per regolamentare l'interferenza di giudici ed Autorità sui dati europei. Si tratta, d'altronde, di una questione anche nell'interesse degli stessi americani: se non si trova una soluzione credibile, i provider Usa perderanno l'accesso al mercato europeo». In questo scenario sarebbe opportuno che «l'Europa si muovesse in maniera uniforme».
Il tema della sicurezza dei dati, peraltro, è già in cima all'agenda europea. «Con le sentenze Schrems, la Corte di giustizia europea - ricorda Genna - ha ad esempio annullato gli accordi che consentivano di trasferire i dati personali europei in America». Nel caso del cloud «c'è un problema analogo, ma più ampio, perché riguarda anche i dati non personali che però possono essere ugualmente strategici (come i dati della Pa). La Ue dovrà negoziare tutto questo, ma mentre nel caso Schrems lo sta già facendo, con il cloud siamo in ritardo, si va avanti con iniziative nazionali. Non credo - aggiunge il giurista - si possa avere un accordo quadro europeo in tempi molto brevi. In assenza di tale accordo, gli Stati europei si parleranno tra di loro, si consulteranno con Bruxelles, cercheranno di andare avanti con principi già testati da altre cancellerie. Ogni situazione è diversa. In Francia e Germania, grazie alla presenza di consolidati cloud provider nazionali (Atos, Ovh e Deutsche Telekom) in grado di ridurre il contributo extraeuropeo, i Governi si sentono fiduciosi di poter andare più veloci. In Italia la situazione appare diversa e un po' più complicata poiché alcune grandi aziende nazionali (Tim, Leonardo) hanno fatto o annunciato accordi con operatori americani, i quali però tenderebbero a mantenere la leadership tecnologica rispetto al partner locale. Tutto questo pone un problema di sicurezza nazionale».
«Il Governo giochi un ruolo di politica industriale»
Di fronte a queste problematiche, infine, «il Governo dovrebbe giocare un ruolo di politica industriale e usare le gare per il cloud della Pa come leva per spingere l'industria italiana a essere più autonoma tecnologicamente, creando le premesse per la crescita dei cloud provider nazionali». D' altra parte, le esigenze della Pa sono più semplici del mercato privato, quindi non vi è necessariamente bisogno degli hyperscaler americani. Difatti, francesi e tedeschi stanno usando il pubblico proprio per far crescere l'industria nazionale».
In conclusione, per il polo nazionale, si potrebbero «far crescere le aziende italiane ed europee che garantirebbero al 100% la sicurezza dei dati e la tecnologia che serve». Per quanto riguarda, invece, il cloud del mercato privato «nonsi può impedire agli Usa di fornire servizi in Europa, ma bisognerebbe porsi il problema dello strapotere degli Usa (e dei cinesi). Occorre, quindi, anche per risolvere questo problema, far crescere l'industria nazionale ed europea attraverso la leva della spesa pubblica. Ciò vale in particolare per i fondi del Pnrr: è inconcepibile che tali fondi europei possano essere utilizzati per incrementare il divario tra la tecnologia straniera e quella europea/ nazionale».