Senza management l’intelligenza artificiale non produce valore
L’adozione dell’Ai non è solo un tema tecnologico ma di governo delle imprese e responsabilità manageriale
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L’articolo di Giuliano Noci pubblicato sulle pagine del Sole 24 Ore dell’11 aprile coglie un punto essenziale: l’intelligenza artificiale sta contribuendo ad ampliare ulteriormente il divario di produttività tra Stati Uniti ed Europa, in atto da oltre trent’anni. Come Federmanager riteniamo che questa nuova ondata tecnologica rappresenti un banco di prova per la classe politica ed economica del Paese: l’adozione dell’Ai non è solo un tema tecnologico ma di governo delle imprese e responsabilità manageriale.
Le evidenze sono chiare e, per certi aspetti, preoccupanti. Lo studio Mind the Gap: AI Adoption in Europe and the US pubblicato a marzo 2026 dalla Brookings Institution è la più ampia indagine comparata mai condotta sull’adozione dell’IA nei luoghi di lavoro, con oltre 55.000 lavoratori intervistati in sette paesi e fotografa un divario che si sta allargando.
Nel 2026, il 43% dei lavoratori statunitensi utilizza l’AI generativa nel proprio lavoro. In Europa la media scende al 32%, mentre l’Italia si ferma al 26%, ultima tra i Paesi considerati. Ma il divario non è solo quantitativo: negli Usa l’Ai viene utilizzata per il 5,2% delle ore lavorative, più del triplo rispetto all’Italia che si situa al 1,6%. Questo differenziale si traduce già oggi in un vantaggio di produttività significativo per gli Stati Uniti, fino a 1,3 punti percentuali. Tra il 2022 e il 2024, i settori europei con maggiori tassi di adozione IA hanno registrato una crescita cumulata della produttività superiore di 2-5 punti percentuali rispetto ai settori in ritardo.
La domanda centrale, però, non è “quanto”, ma “perché”. Perché, a parità di accesso alla stessa tecnologia, i risultati sono così diversi tra le imprese di Reggio Emilia e quelle di Houston?
La risposta di Brookings è precisa e di grande rilevanza anche sul piano delle politiche economiche. Solo il 55% del gap tra USA ed Europa è spiegato da fattori “tradizionali”: composizione settoriale, dimensione delle imprese, struttura demografica della forza lavoro. Il restante 45% dipende da un unico fattore: il fatto che il proprio datore di lavoro incoraggi o meno l’uso dell’IA. Quindi, non è una questione di mera disponibilità degli strumenti. Non di formazione. Non di sussidi pubblici. Ma dell’input manageriale su cosa ci si aspetti, su cosa venga valorizzato, su cosa sia sicuro da sperimentare e usare in azienda. È questo ciò che consente ai lavoratori di adottare l’IA in modo produttivo.







