Senza Lombardia l’Italia è ferma Fontana: «Aiuti all’innovazione»
di Sara Monaci
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Dagli industriali milanesi e lombardi arriva l’allarme per il crollo di produttività e competitività atteso ad ottobre, ma lanciano alla politica un segnale di incoraggiamento nell’utilizzo dei fondi europei del Mes. E se il governatore della Lombardia Attilio Fontana sottolinea come «il Mes non cambi la quantità delle risorse per il sistema sanitario lombardo, in quanto alleggerisce solo gli interessi», al contempo dichiara anche di voler supportare gli imprenditori: «L’Italia non riparte senza la Lombardia, sosterremo ricerca, innovazione e semplificazione». Durante la tappa di ieri di “Innovation days” - il roadshow organizzato dal Sole 24 per parlare di impresa, ricerca e innovazione, introdotto ieri dal direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini - sono emersi i problemi, le preoccupazioni ma anche le sfide che il sistema manifatturiero italiano e le grandi aziende private e pubbliche stanno fronteggiando ai tempi del coronavirus, un grave problema sanitario ma anche la maggiore catastrofe economica dal dopoguerra ad oggi.
Dopo il lockdown della scorsa primavera, e ancora adesso con il timore di nuovi focolai, il modo di lavorare e organizzare le imprese sta cambiando. Potrebbero esserci appunto problemi occupazionali e produttivi da fronteggiare in autunno, ma anche nuove occasioni di crescita, offerte dalla digitalizzazione, dallo smart working, da forme di edilizia più evoluta. L’evento di ieri, che ha fatto dialogare manager, politici e imprenditori, è stato trasmesso in diretta straming, con 1.400 iscritti, 950 utenti connessi e oltre 70 chat.
Secondo il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti «il territorio che riparte è la testimonianza che la regione che traina il Paese, nonostante le durissime conseguenze della pandemia, è viva e si rimette in moto, con la volontà di tornare più forte e innovativa di prima. Per uscire da questa situazione la sola forza delle imprese però non basta: serve un supporto, attraverso azioni rapide e concrete, incentrato su le seguenti priorità: credito e liquidità, semplificazione, investimenti, sanità, mercato interno e competitività».
A livello regionale, dunque, gli imprenditori sono certi di poter contare su sinergie con le istituzioni. Ma, dice Bonometti, «auspichiamo che la stessa cosa accada anche a livello nazionale perché in caso contrario il declino inesorabile è ciò che si prospetta per l’Italia. Temiamo soprattutto uno shock economico ad ottobre, con un calo di export e produttività».
«I nostri associati - aggiunge Bonometti - ci dicono che non hanno più fiducia nel nostro Paese ma non hanno perso la speranza. Gli imprenditori chiedono di avere delle certezze per il futuro. Le previsioni che noi abbiamo e che fino alla seconda metà del 2021 non riusciremo a recuperare il gap rispetto al periodo pre-covid. Ma l’industria da sola non può farcela e serve uno sforzo comune con gli attori della produzione, della finanza e delle rappresentanze. Se la Lombardia non riparte resterà ferma anche l’Italia. Pertanto vanno incentivate le persone a utilizzare prodotti nazionali, soprattutto nell’automotive, che rappresenta il 7% del Pil e ora rischia di espellere più manodopera di altri. Non serve in questo momento sostenere l’industria dell’auto elettrica che va a sostegno dei prodotti cinesi. Infine riteniamo che Industria 4.0 debba essere concentrata sulla formazione».


