Le residenze

Senior housing e Rsa, l’Italia resta sotto la media Ue

Più progetti, ma l’offerta rimane insufficiente. Forte il divario nord-sud

di Laura Cavestri

Residenza per anziani. (Zumapress.com / AGF)

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L’Italia ha la più alta quota di anziani in Europa (24,7% della popolazione, contro il 21,6% medio Ue), ma spende molto meno per l’assistenza pro capite di lungo termine (che va da quella propriamente sanitaria alla domiciliare, da quella fisioterapica ai ricoveri in Rsa) - 303,9 euro contro 607 - ed è prima per peso delle pensioni sul Pil.

Lo rileva Gabetti nell’ultimo report dedicato a silver economy e social housing. Considerando l’inverno demografico che stiamo vivendo (nel 2080 saremo 45 milioni -22,6% rispetto al 2021), è chiaro come la gestione degli anziani - sia in età di ancora relativa autosufficienza, sia quando essa si perde - dovrebbero costituire priorità di programmazione e di risorse. Al momento, non sembra così.

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I numeri

Sul fronte dei servizi, il Paese è indietro nei posti letto in Rsa: 512 ogni 100mila abitanti, contro gli oltre 1.100 in Svezia, Germania e Finlandia, e sotto la media Ue (699). Eppure, in Italia, il numero di anziani residenti nelle Rsa è in forte aumento, con una crescita del 36,5% dal 2017, accelerata dopo la pandemia e il conseguente aumento della non autosufficienza. Nel 2023 le percentuali più alte si registrano nel Nord-est (Trentino-Alto Adige e Veneto), seguite dal Nord-ovest (Piemonte e Lombardia), mentre il Mezzogiorno rimane molto indietro, con tassi di assistenza residenziale bassissimi in Campania, Basilicata, Molise, Puglia e Sicilia. Anche l’offerta di posti letto riflette il divario territoriale: al 2022 si contano 12.363 presidi residenziali per circa 408mila posti letto. Dal punto di vista giuridico, quasi il 78% dei posti letto è in mano a enti privati (con il 45% gestiti dal non-profit), mentre solo il 22,5% è pubblico.

Un’offerta che appare già oggi insufficiente: la maggior parte delle regioni non raggiunge il parametro di 50 posti letto ogni mille over 65. Le proiezioni al 2050 mostrano un ulteriore peggioramento, con deficit particolarmente gravi in regioni come Lombardia, Lazio e Campania.

Il senior housing

Per chi è autosufficiente, un’opzione è anche il senior housing, modello residenziale nato in Nord Europa a fine anni ’60 e diffuso in Usa, Canada, Giappone, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Germania e Scandinavia grazie anche ad agevolazioni fiscali.

Da noi è ancora agli inizi: attualmente si contano 12 iniziative attive per un totale di circa 490 appartamenti (media di 41 unità ciascuna), un’offerta molto ridotta rispetto ad altri Paesi europei. La pipeline di sviluppo prevede otto nuovi progetti, concentrati soprattutto al Nord, con oltre mille appartamenti in arrivo, più del doppio dello stock attuale. I nuovi interventi saranno di dimensioni maggiori (circa 200 unità per progetto) e avranno come principali poli di sviluppo Milano, Roma e Torino. Milano ospiterà il più grande progetto italiano, con circa 360 appartamenti, mentre a Roma è prevista una riqualificazione che porterà 300 nuove unità. Un’offerta fortemente sbilanciata: il Sud è del tutto assente.

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