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Leader della crescita 2024
Sempre più verdi e digitali: scatto dei ricavi per le utility
Il macrosettore è il terzo più rappresentato nella lista Sole 24 Ore-Statista. Secondo Althesys nel 2022 il fatturato delle top 100 è cresciuto del 47% a oltre 220 miliardi rispetto al 2021
di Chiara Bussi
Nuova frontiera. Dallo smart metering (nella foto) con la telegestione dei contatori alle fonti rinnovabili fino ai sistemi di accumulo e all’idrogeno è ampio il ventaglio di tecnologie emergenti
2' di lettura
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È il protagonista assoluto della transizione green e continua a macinare ricavi, prima sulla spinta del caro-energia e oggi sempre più delle nuove scelte in nome della decarbonizzazione. Stiamo parlando del macrosettore dell’energia e dei servizi (acqua, gas e rifiuti). È il terzo più rappresentato nella classifica Leader della crescita 2024 e ne fa parte l’8,4% delle aziende presenti.
A fornire indicazioni precise sullo stato di salute del comparto è Althesys con il rapporto Top Utility, pubblicato ogni anno a febbraio, che prende in esame 240 indicatori quantitativi e qualitativi. Il Ceo Alessandro Marangoni anticipa al Sole 24 Ore i primi dati. «I ricavi delle cento principali utility italiane - spiega - sono cresciuti del 47% tra il 2022 e il 2021 a oltre 220 miliardi di euro. L’aumento dipende in larga parte dalla crescita dei prezzi dell’energia, ma la traduzione in maggiori margini per le varie imprese è assai differente». Lo scatto maggiore (+132%) viene registrato dalle multiutility. Crescono anche i ricavi dei servizi ambientali (+50% circa) trainati dalla raccolta differenziata e quelli del servizio idrico integrato (circa il 40%), mentre l’energia mette a segno un aumento 27,5 per cento.
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«La profonda trasformazione in atto, sia sul fronte tecnologico che di mercato – dice Marangoni - richiede alle utility uno sforzo enorme nell’innovazione con ingenti risorse dedicate alla modernizzazione e al rafforzamento degli impianti e delle reti».
Nel 2021 gli investimenti delle top 100 sono aumentati del 50% rispetto al 2019 a 10,9 miliardi, una quota pari allo 0,6% del Pil. A tirare la volata sono state le grandi aziende elettriche che hanno investito 6,6 miliardi di euro. «Gli investimenti in ricerca e innovazione - sottolinea Marangoni - sono fondamentali per il settore, impegnato nell’ammodernamento e ampliamento delle infrastrutture esistenti e nello sviluppo di nuovi impianti e tecnologie. Le sfide poste dai target di decarbonizzazione, dall’economia circolare e dal cambiamento climatico, oltre alle scadenze del Pnrr, comportano un impegno straordinario nell’implementare progetti in tempi brevi e smobilizzare risorse».
Nei radar delle imprese c’è un ventaglio di tecnologie emergenti: dai sistemi di smart metering per le reti (con la telelettura e la telegestione dei contatori) alla selezione e valorizzazione dei materiali nel settore dei rifiuti, dalle fonti rinnovabili alla produzione e uso dell’idrogeno, dall’efficienza energetica ai sistemi di accumulo. Per compiere questo salto la digitalizzazione sarà sempre più centrale: l’81% delle aziende afferma che intende aumentare il budget per questi investimenti nei prossimi tre anni. «Soprattutto nel settore dell’energia - conclude Marangoni - se il kilowattora diventa sempre più una commodity, emerge la tendenza a fornire un servizio di consulenza agli utenti, spesso con il supporto del digitale sugli aspetti legati all’efficienza energetica, anche in un’ottica di risparmio dei costi».
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