Sicurezza

Sempre più intensa la pioggia di droni. «Confini» racconta la linea che unisce trincea e computer

La guerra di droni tra Russia e Ucraina si fa intensa. Distanze un tempo impensabili e capacità di intervenire in maniera mirata sulle infrastrutture più sensibili ora sono elementi basi delle tensioni in Medioriente e soprattutto dello scontro tra Mosca e Kiev. Guarda online la puntata del format tv «Confini» di NextMed. Tra trincea a computer. Vita e morte sotto il ronzio dei droni. Ma anche tecnologia che ha cambiato lo scenario industriale della Difesa

Un ufficiale di polizia controlla resti di un drone russo, dopo un attacco nella zona residenziale di Kharkiv in Ucraina  APN

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Originariamente costruiti per scopi militari, i droni hanno conosciuto - specialmente negli ultimi anni - una crescita esponenziale anche nel mercato dell’elettronica di consumo fino all’uso destinato alle consegne di merce. Tuttavia, raccontare la loro storia scindendola da quella a sfondo bellico non sarebbe in alcun modo possibile. Siamo nel 1849 e i primi droni sperimentali vengono utilizzati durante l’assedio di Venezia. Uno degli ufficiali di artiglieria del generale austriaco Von Radetzky, tenente Franz Von Uchatius ebbe l’improbabile idea di far decollare palloni aerostatici senza pilota. Il tentativo fallisce e bisogna attendere il 1907 per il primo quadricottero, antenato degli attuali droni. Le applicazioni vere su larga scala sono però negli anni Quaranta. L’OQ 2 radioplane è stato l’esemplare di spicco. Prodotto in uno stabilimento a Los Angeles dove lavorava Norma Jeane Dougherty che di lì a poco avrebbe cambiato nome in Marylin Monroe. Nel secondo dopo guerra l’evoluzione è stata lenta tanto che per assistere al vero cambio di passo dobbiamo arrivare all’Ucraina. Qui il connubio droni e tecnologia satellitare modello ha fatto la differenza. All’inizio della guerra, nel 2022, i droni prodotti in Ucraina sono stati meno di 500. Nel 2025, l’Ucraina ha dichiarato un obiettivo di produzione di circa 4,5 milioni di droni (prevalentemente FPV, ma anche ricognitori e UAV a lungo raggio). Il dato consuntivo è stato molto vicino: 4 milioni. Mentre l’obiettivo per l’anno in corso, anche attraverso le oltre 160 aziende, è di arrivare a 8 milioni di pezzi. Questo spiega l’enorme numero di attacchi, svolti spesso con interi sciami. I droni AN-196 Liutyi e FP-1 sono diventati strumenti centrali. Il FP-1 avrebbe una portata dichiarata intorno a 1.600 chilometri e un costo di circa 55.000 dollari. Non è poco in assoluto, ma è molto meno del costo di un missile da crociera. Nel 2025 l’Ucraina avrebbe lanciato fra 18.000 e 22.000 droni verso la Russia, con un aumento enorme rispetto al 2024. Mosca rivendica circa 22.500 abbattimenti su una stima di 25.000-27.000 lanci, cioè un tasso dichiarato molto alto. Al di là delle dichiarazioni di parte, tali numeri si riflettono sugli andamenti in Borsa e più in generale del dilagare di questi strumenti in giro per il mondo. Secondo Visionofhumanity.org lo scorso anno oltre 460 gruppi armati hanno fatto uso di velivoli senza pilota il che porta a una stima per il 2026 di 60.000/100.000 attacchi nei teatri di guerra di tutto il mondo. Ma non ci sono solo i dati freddi dell’economia e della tecnologia. Ci sono le ricadute umana. La paura da parte dei civili e dei soldati che ora devono condividere con il ronzio mortale di nuovi strumenti. C’è però anche l’uso non bellico e ci sono le derivazioni civili che permettono di salvare le vite, come è accaduto in Ruanda con la telemedicina. Come funziona l’evoluzione di questi strumenti? E come funzionano i sistemi di difesa anti drone? Come funziona l’intelligenza artificiale applicata alla guerra? Ne hanno discusso assieme al conduttore Simone Spetia e a Claudio Antonelli, vicedirettore di 24Ore NextMed, Giampaolo Musumeci giornalista di Radio 24 e conduttore di Nessun luogo è lontano, Enrico della Gatta vice presidente di Fincantieri e autore del libro “Difendere il futuro. Finanza, innovazione e geopolitica nella nuova economia della sicurezza e, infine, Domenico Vigilante, VP Chief Technology Office della divisione Elettronica di Leonardo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

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