Semaforo giallo, le regole della Cassazione per i rimborsi delle multe
di Maurizio Caprino
3' di lettura
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Che cosa resta dello scandalo dei “semafori truccati” di cui tanto si era parlato una decina di anni fa? Praticamente nulla. Nel senso che molte sentenze, anche della Cassazione, hanno stabilito che gli unici veri trucchi riguardavano - e solo qualche volta - le modalità con cui i Comuni hanno scelto i fornitori degli apparecchi e dei servizi connessi. Per il resto, nessuna violazione della legge. Al limite, solo casi di utilizzo poco trasparente. Certo, c’è stato anche chi ha presentato ricorso e ha vinto. Ma sono solo eccezioni.
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Lo conferma anche l’ultima pronuncia della serie, l’ordinanza n. 567/2019, depositata l’11 gennaio dalla Sesta sezione civile della Cassazione. I giudici hanno dato torto a una signora che aveva già perso in entrambi i gradi del giudizio di merito. L’interessata aveva eccepito soprattutto che il giallo durava troppo poco e che l’insieme semaforo-rilevatore potesse avere anomalie di funzionamento, ma senza fornire in modo formalmente corretto elementi certi e precisi. Tanto che alla Polizia locale è bastato cronometrare il tempo del giallo e fornire i certificati di approvazione del rilevatore e i verbali di collaudo iniziale e verifica annuale per convincere i giudici di merito che la sanzione era fondata.
Il dato giuridicamente più rilevante della pronuncia appare la conferma che non è necessario un tempo di giallo superiore ai tre-quattro secondi (a seconda della larghezza dell’incrocio e della velocità consentita) individuati dal ministero delle Infrastrutture con la «risoluzione» n. 67906 del 2007, sulla base di uno studio che il Cnr aveva condotto già nel 1992 ed era stato contestato da alcuni tecnici (che giungevano a ritenere necessari anche otto secondi).
In tutta la vicenda dei “semafori truccati”, non risulta che si sia mai riusciti a dimostrare che il tempo del giallo sia stato impostato su un valore inferiore dopo che presso un semaforo era stato montato un rilevatore automatico delle infrazioni. Tanto che anche le indagini penali che erano state aperte su questo punto specifico non hanno portato a condanne.

