Pop

Se non conosci ancora gli Angine de Poitrine, presto ne sentirai parlare

Khn e Klek de Poitrine suonano in incognito un math rock costruito su scale non occidentali. Proprio come la loro musica, sono tanto bizzarri quanto affascinanti

di Fernando Rennis

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Il 4 dicembre 2025, a margine del Trans Musicales di Rennes — il festival che due giorni dopo avrebbe ospitato il loro primo concerto in Europa — Khn e Klek de Poitrine registrano per KEXP, la radio indipendente di Seattle, una sessione di quattro brani all’ESMA. Salgono davanti alla telecamera in tute a pois bianchi e neri, maschere di cartapesta dai nasi spropositati, e suonano senza rivolgere una parola alla telecamera. Quando il video compare su YouTube, due mesi dopo, diventa uno dei più commentati nei forum musicali internazionali: la stampa anglosassone si mette a cercare chi si nasconde dietro quelle maschere. Non lo trova. Khn e Klek non rispondono in nessuna lingua riconoscibile — usano un idioma inventato, con un traduttore in sovrimpressione — e la loro storia comincia vent’anni prima, in un posto che con la musica ha un conto aperto da decenni. Saguenay, nel Québec francofono, è la città che negli anni Ottanta ha prodotto i Voivod, uno dei gruppi metal più originali del continente. Khn e Klek si conoscono da quando avevano tredici anni, due decenni di musica insieme dal rock all’hip-hop e ritorno, prima di diventare dei White Stripes provenienti da un altro pianeta.

Cartapesta e pois

Le maschere non erano un progetto artistico. Nel 2019, un amico che gestiva un locale di Saguenay aveva bisogno di riempire una serata, ma i due avevano già suonato lì con il loro nome. La soluzione? Presentarsi con costumi e maschere. Non se le sono più tolte. “Vol. I”, uscito nel 2024, era un disco autoprodotto di sei brani e trentadue minuti di durata che mescolava scintille krautrock su sperimentazioni jazz, lampi prog riflessi su echi anatolici. Dopo il video di Rennes, diventa per settimane l’album più ricercato su Discogs e garantisce agli Angine de Poitrine un primo tour primaverile nel Regno Unito, con alcune date già soldout, e la partecipazione a imporanti festival estivi. “Vol. II” è registrato negli studi Gramofaune e al Centre d’Expérimentation Musicale di Saguenay, prodotto da Fabien Peterson con il sostegno del Conseil des Arts du Canada, perché i talenti vanno coltivati e valorizzati.

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Un Vol. II ancora più audace

Le radici di Khn e Klek stanno nelle tradizioni musicali turca, giapponese, araba, indonesiana e indiana — costruite su scale che non coincidono con quelle occidentali — e nella svolta che i King Gizzard & the Lizard Wizard avevano dato al rock con «Flying Microtonal Banana» nel 2017. Khn suona una chitarra a doppio manico costruita su misura per la musica microtonale; Klek risponde con una batteria che disarticola il ritmo. “Vol. II” riprende la formula del debutto, con sei brani, quasi tutti ben oltre i cinque minuti, in sella a strutture compresse e ad alta tensione. “Mata Zyklek” è un groove sincopato che accelera fino alla saturazione ritmica, “Fabienk” è più obliquo, orbita attorno a un loop che si replica, si sdoppia e si trasforma in continuazione. I due si sono inventati forse la migliore descrizione di quello che fanno, definendosi “Mantra-Rock Dada Pythagorean-Cubist Orchestra”. Nel loro secondo album c’è tutto questo e persino strutture più ardite rispetto all’esordio. Gli Angine de Poitrine si preparano a mesi intensi, spinti da una crescente e costante attenzione che potrebbe far fare loro persino uno di quei cortocircuiti del mainstream da ricordare.

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