Se il Green Deal rischia di essere solo un Green Dream
L’attuale Politica comune è ritenuta non allineata al mercato e sbilanciata sull’ambiente
di Massimiliano Giansanti
3' di lettura
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Prosegue il malcontento del mondo agricolo che ha animato le proteste in tutta Europa. Le richieste sollevate dai cortei sono diverse da Paese a Paese, ma accomunate da uno stesso fattore: una profonda insoddisfazione per l’attuale Politica Agricola Comune (Pac), ritenuta non allineata al mercato e sbilanciata verso gli obiettivi di tutela ambientale posti dal Green Deal, a discapito della produttività e della competitività delle imprese. Eventi critici come la pandemia da Covid-19, la conseguente instabilità economica, l’invasione dell’Ucraina, la guerra
in Medio Oriente e la crisi del Mar Rosso hanno profondamente cambiato le geometrie degli scambi commerciali che riguardano l’agroalimentare, con conseguenze incisive sulla formazione dei prezzi, a svantaggio dei produttori e dei consumatori.
Il Settore Primario si è dimostrato resiliente agli squilibri del mercato, ai rincari dei costi di produzione, agli effetti dirompenti e catastrofici del cambiamento climatico, continuando a preservare la sicurezza alimentare della popolazione europea. Di contro, gli agricoltori si sentono poco tutelati, esposti a un forte rischio di impresa. La recente intesa provvisoria sul nuovo Regolamento Imballaggi rappresenta un valido esempio di come gli obiettivi ecologici europei, senza una programmazione strategica coerente, invalidino le imprese agricole. Il Parlamento e il Consiglio dell’Unione hanno concordato una deroga all’entrata in vigore del divieto di alcuni formati di imballaggio, in plastica e monouso, destinati anche a frutta e verdura. Nonostante i miglioramenti rispetto alla proposta iniziale, siamo di fronte a uno slittamento e non a un cambio di rotta. Tale misura ci chiede di virare verso il riuso, nonostante i livelli di eccellenza raggiunti dall’Italia in materia di riciclo, provocando una dispersione degli investimenti effettuati per implementare l’attuale modello e un conseguente aggravio dei costi. Questo episodio conferma le istanze degli agricoltori: il Green Deal rischia di essere un Green Dream, proponendo un modello ecologico perfetto, e come tale difficilmente attuabile, in
quanto incredibilmente oneroso per le imprese. La tutela delle
risorse naturali e della biodiversità deve coesistere con la salvaguardia dei livelli di produzione.
Un altro punto focale è l’incentivo alla diffusione delle innovazioni, fondamentali per far fronte alle sfide del cambiamento climatico. E ancora, la reciprocità. È necessario salvaguardare i prodotti italiani ed europei nei confronti di una concorrenza non allineata con le regole dell’Unione in materia di sicurezza alimentare, tutela dei lavoratori e del lavoro, cura delle risorse naturali e del benessere degli animali. All’interno dell’Ue, i punti di forza di ogni Stato membro meritano di essere esaltati, creando un clima di sana competizione e non di ostacolo. A questo proposito, una nuova minaccia si profila all’orizzonte europeo. Se il bilancio destinato all’agricoltura resterà invariato, l’estensione della Pac all’Ucraina comporterà una contrazione degli aiuti diretti agli Stati membri di almeno il 20 percento.
È evidente che questa inclusione, se non accompagnata da un piano di transizione e adeguamento alle regole comunitarie di produzione, non sarà indolore. Le risorse vanno aumentate e la burocrazia snellita, come indicato dalle proposte di modifica alla Pac, consegnate da Confagricoltura alle istituzioni lo scorso 26 febbraio a Bruxelles e ribadite il 21 marzo, in concomitanza del Consiglio europeo. Le ultime proposte di modifica giunte dalla Commissione rappresentano un segnale importante ma ancora insufficiente. Il mondo agricolo resta con le antenne tese. I limiti di questa Pac sono innegabili. Serve un intervento profondo e immediato. La Pac è una politica comune che, in situazioni di crisi, richiede risposte altrettanto comuni. L’assenza e il ritardo di decisioni incisive da Bruxelles fa sì che i singoli Stati intervengano autonomamente. Così si incrina la solidità del mercato unico e l’Europa fa un passo indietro. L’auspicio è che questi temi siano al centro della campagna elettorale che anticipa il rinnovo del Parlamento e della Commissione dell’Unione. Del resto, la sicurezza e l’autonomia alimentare sono colonne portanti dell’Europa unita.








