Se democratici e repubblicani non capiscono che «buono» viene prima di «giusto»
di Edmund S. Phelps
7' di lettura
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Viviamo in tempi economici preoccupanti. Un anno fa, osservavo come il bullismo del presidente americano Donald Trump nei confronti di aziende e persone che si mettevano di traverso ricordasse Benito Mussolini negli anni 20. Come Mussolini, Trump costituisce un chiaro pericolo per lo stato di diritto.
Ora però mi occupo della normativa fiscale che è stata trasformata in legge a dicembre da Trump, e che promette di ridurre l’aliquota con cui sono tassati i profitti delle aziende per risanare la malata economia Usa.
Le risposte politiche al malessere
Da decenni ormai l’economia Usa mostra vari sintomi di malessere economico. Ora è in corso uno sconvolgimento politico. Mentre i salari medi reali (depurati dell’inflazione) sono stagnanti da decenni, i risparmi privati derivanti dai profitti e dalle enormi plusvalenze hanno proseguito a ritmo sostenuto. I prezzi azionari – per non parlare del coefficiente ricchezza/salari – sono schizzati a livelli vertiginosi, la ricchezza è cresciuta con maggiore potenza e i gestori patrimoniali hanno lavorato bene.
La cosa peggiore è che nei settori colpiti duramente dal commercio estero o dall’automazione, molti posti di lavoro sono stati eliminati, e i salari reali hanno di fatto registrato una flessione. Questo è quanto è accaduto negli ultimi decenni, con una società sempre più schiacciata dalla pressione. Infine, c’è stato un riallineamento, segnato da un cambiamento elettorale tra le principali costituenti economiche.
E la cosa sorprendente è che né i democratici né i repubblicani abbiano compreso questi disturbi economici e sociali o le loro possibili conseguenze. Quando Hillary Clinton lanciò la sua campagna per le presidenziali del 2016 con un discorso a Roosevelt Island, si focalizzò con forza sulla giustizia sociale per i gruppi marginalizzati. Non si occupò di come, circa sei decenni prima, l’economia Usa avesse perso la crescita sostenuta che generava dal 1820, malgrado le depressioni e i cicli inflazionistici.



