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Scuola, tetto del 30% per i non italiani in aula: 14 milioni agli istituti in difficoltà

Nel provvedimento circoscritta la platea: gli studenti provenienti dall’estero in difficoltà con l’italiano e con meno di tre anni scolastici compiuti.

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Di ora in ora prende sempre più forma il “pacchetto scuola” atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri domani.

Il primo punto fermo è che dovrebbe trattarsi di un unico decreto, anziché di un Dl e Ddl come circolato lunedì pomeriggio, sui cui contenuti anche ieri si sono svolte una serie di riunioni tecniche tra Mim, Palazzo Chigi e Quirinale.

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Platea e regole

Nel merito, resiste l’idea di dare forza di legge al tetto del 30% per la presenza degli alunni stranieri nelle classi, già previsto da una circolare del 2010 e rilanciato domenica dalla premier Giorgia Meloni dopo gli annunci estivi del titolare del Mim, Giuseppe Valditara. Anche la platea sembra definita: tutti gli studenti provenienti dall’estero che hanno difficoltà con l’italiano e non hanno alle spalle tre anni scolastici compiuti. Che, per gli alunni della primaria, scendono a due per chi ha fatto la materna nel nostro Paese. Per il resto, dovrebbe essere specificato che se la scuola, in prima battuta, o l’Usr, in seconda, non riusciranno a trovare un istituto di prossimità (come già avviene per iscrizioni in esubero) oppure le soluzioni organizzative compatibili con l’esercizio del diritto di istruzione, scatterà la deroga alle nuove norme.

I fondi aggiuntivi

Per supportare questi istituti il ministro Valditara ha annunciato 14 milioni, a regime, «per potenziare l’italiano per quei ragazzi che si troveranno in situazioni di criticità e che non conoscono la nostra lingua all’interno di classi composite». Il riferimento è alla misura già in vigore dal 2025/26 che prevede l’affiancamento di un migliaio (di cui oltre 750 al primo ciclo) di docenti dedicati al potenziamento dell’italiano per stranieri nelle classi dove i nuovi arrivati in Italia siano il 20% o più (o che non sono in possesso delle competenze linguistiche di base, almeno pari al livello A2).

Le due misure, di fatto, si incrociano. Se si supera il limite già in vigore del 20% di stranieri nuovi arrivati già oggi scatta l’insegnante in più; se si supera invece la soglia aggiuntiva del 30% di non italiano con scarsa conoscenza della nostra lingua (e non sono praticabili smistamenti in altre classi o scuole, ndr) scatteranno le attività di potenziamento linguistico finanziate dalle risorse in arrivo.

Le difficoltà maggior nel primo ciclo

Passando alla possibile platea dove vigerà il tetto del 30%, come evidenziato in focus della rivista specializzata Tuttoscuola, il grado di istruzione più interessato - sulla carta - potrebbe essere la scuola dell’infanzia. È qui che la presenza di bambini stranieri è maggiore: sono 5.023 (su oltre 40mila) le sezioni dell’infanzia che accolgono bambini stranieri oltre la soglia del 30 per cento. Per la maggior parte dei casi sono concentrate al Nord (70%). Sul punto è tornato anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli: «La questione - ha spiegato - riguarda classi prime della primaria e dell’infanzia, poche classi nel complesso, poco meno di mille. Una goccia nell’oceano».

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