I dubbi degli esperti: «I divieti da soli non bastano»
Accanto ai sostenitori delle restrizioni esiste però un fronte altrettanto consistente che invita alla prudenza. Nessuno mette in discussione la necessità di limitare le distrazioni durante le lezioni. Il punto, semmai, è capire se il problema possa essere risolto semplicemente togliendo gli smartphone dalle aule.
Molti psicologi dell’età evolutiva osservano che la dipendenza digitale nasce soprattutto fuori dalla scuola, nelle ore trascorse a casa. È lì che gli adolescenti utilizzano il telefono prima di addormentarsi, appena svegli, durante i pasti e per gran parte del tempo libero. La scuola può certamente contribuire a costruire abitudini diverse, ma difficilmente può modificare da sola comportamenti che si sviluppano soprattutto nell’ambiente familiare.
È la posizione espressa anche nel dibattito polacco. Diversi esperti sostengono che vietare i telefoni rappresenti soltanto una parte della soluzione e chiedono investimenti nell’educazione digitale, nel coinvolgimento delle famiglie e nella responsabilizzazione delle piattaforme tecnologiche.
Lo stesso concetto emerge con forza anche in Lituania. Durante una consultazione promossa dal Ministero dell’Istruzione, la direttrice dell’Istituto di Psicologia dell’Università di Vilnius ha sottolineato come bambini e adolescenti non siano in grado di contrastare da soli un utilizzo eccessivo di internet. Per questo motivo la regolamentazione scolastica deve essere accompagnata dalla collaborazione delle famiglie, da campagne di sensibilizzazione e da un percorso di educazione digitale che coinvolga l’intera comunità educativa.
*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Justė Ancevičiūtė (Delfi, Lituania), Mike Konstantopoulos (EfSyn, Grecia), Desislava Koleva (Mediapool, Bulgaria), Karolina Kijek (Gazeta Wyborcza, Polonia), Thomas Dissauer (Der Standard, Austria) e Petr Jedlička (Deník Referendum, Repubblica Ceca).