L’allarme

Scuola, «rischio classi roventi», la Cgil chiede di rinviare l’inizio delle lezioni. Valditara stanzia 20 milioni per rinfrescare le aule

Il ministro dell’Istruzione: «Stiamo lavorando anche a un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole»

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Nonostante sia arrivato settembre e le scuole siano ormai prossime alla ripartenza, la morsa dell’afa continua a non lasciare tregua a gran parte del paese. Tuttavia, secondo un’indagine della rivista specializzata Tuttoscuola, nove edifici scolastici su dieci sarebbero privi di condizionatori, rendendo più complicato, date le alte temperature, il rientro in classe degli studenti. Proprio per questo Flc Cgil ha lanciato un appello per chiedere di rinviare l’inizio delle lezioni «se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza». Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato lo stanziamento di un fondo da 20 milioni per il raffrescamento delle aule.

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L’appello dei sindacati

Gianna Fracassi, docente e segretaria generale della Flc Cgil, ha sottolineato che «ci sono stati tre mesi per fare dei lavori ma non è stato fatto nulla e in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada». Fracassi ha invitato le istituzioni a prendere provvedimenti: «Il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono, ma scelgano».

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Anche Ivana Barbacci, segretaria di Cisl Scuola, si è espressa sulla ripartenza delle lezioni, seppur con toni più cauti. «I calendari - ha dichiarato Barbacci - sono regionali proprio per essere più aderenti alle eventuali esigenze legate anche alle temperature, quindi nessuno vieta alle diverse regioni del centro-sud di far iniziare la scuola dopo il 15 settembre con la particolare attenzione nel considerare i 200 giorni di scuola, come minimo, che evidentemente porterebbero la fine della scuola dopo il 15 giugno».

Il segretario di Uil Scuola Giuseppe D’Aprile, invece, ha aperto all’idea di rinviare la ripresa della didattica, pur sottolineando che non può trattarsi di un rimedio definitivo: «Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale».

Secondo D’Aprile, infatti, il vero problema, di fronte al cambiamento climatico che sta progressivamente allungando i periodi di caldo intenso, «è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento».

Proprio per questo, ha ribadito D’Aprile, «occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari. Prevenire e non curare rappresenta la soluzione giusta».

La posizione di DirigentiScuola

Non si è fatta attendere la presa di posizione di DirigentiScuola, il sindacato dei dirigenti scolastici. Il presidente Attilio Fratta ha invitato le parti a soppesare con attenzione la questione, che potrebbe avere risvolti significativi sul benessere degli studenti e sulla qualità dell’istruzione offerta dalle scuole italiane. «Non pensiamo che ritoccare il calendario scolastico sia la soluzione al problema del caldo eccessivo. Intendiamoci: non siamo contrari a priori, guardiamo però con diffidenza ai rimedi-tampone a carattere occasionale che più che risolvere i problemi ne creano altri. Un tempo le scuole iniziavano in ottobre. Vogliamo cambiare il calendario? Facciamolo, ma seriamente, in modo strutturale e soprattutto prendendo in considerazione tutti i risvolti della questione» ha spiegato il presidente del sindacato.

Anche secondo Fratta la strada da seguire è quella di un intervento strutturale «sugli edifici scolastici, rendendoli più adeguati al clima che cambia con un piano di interventi ad hoc. La scuola non può essere lasciata sola ad affrontare un problema tanto articolato: ormai non parliamo più di un’emergenza, ma di una costante che va considerata in una prospettiva sistemica».

L’intervento di Valditara

Sulla questione è intervenuto anche Valditara, annunciando che è stato deciso un contributo di 20 milioni di euro «destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico».

La misura, ha fatto sapere Valditara in una nota, «si inserisce nell’impegno del ministero per sostenere concretamente le scuole e accompagnarle nell’affrontare le esigenze legate alla qualità degli ambienti in cui si svolgono le attività didattiche». Contestualmente è stato reso noto che il ministero sta lavorando anche «a un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole».

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Il ministro ha sottolineato poi l’importanza della cooperazione con gli enti locali: «Ci aspettiamo, inoltre, che gli enti locali - Comuni, Province e Città metropolitane - nell’ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole».

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