Lo spirito è quello del «se lo faccio io, potete farlo anche voi». E non è solo una questione strumentazioni: «Non serve la “grande tecnologia”, ma la voglia di trasmettere conoscenza - prosegue Raina - perché in realtà abbiamo già tantissimi contenuti e strumenti a portata di mano anche accessibili e free. Si tratta di imparare a utilizzarli».
In questa situazione, se da un lato le buone pratiche di docenti e dirigenti illuminati sono particolarmente evidenti, dall'altro è altrettanto chiara la difficoltà in cui si trovano le tante realtà scolastiche “più tradizionali” in cui, per ragioni diverse, non si è attivato un meccanismo virtuoso di digitalizzazione.
Come colmare il divario? Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, il fatto che ci si ponga questa domanda è già un fatto positivo. «Ci si sta muovendo a livello di sistema e questo è sicuramente uno degli aspetti positivi di questa situazione», dice Elisabetta Nanni, docente di musica di scuola secondaria di I grado a Trento e formatrice per il Piano Nazionale Scuola Digitale, anche lei sul campo per supportare a distanza non solo i 100 docenti del suo istituto, ma tanti altri, come ha fatto in queste settimane direttamente da casa, con 2.500 docenti collegati al webinar promosso dall’Ust di Brescia.
E dove non arriva con i webinar arriva con Facbook dove amministra il gruppo Insegnanti2.0 che conta ben 36.000 utenti: «Ci si sta finalmente rendendo conto del fatto che scuola digitale non vuol dire solo scuola smart, ma anche e soprattutto scuola inclusiva, equa, accessibile a tutti, come è evidente e necessario in questo momento».
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