Affitti brevi, il flop della cedolare al 26%: vale solo 17 milioni di gettito extra
di Dario Aquaro e Cristiano Dell’Oste
di Maria Vittoria Alfieri
4' di lettura
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Il coronavirus sembra essere contagioso non solo per la nostra salute, ma anche per le nostre abitudini digitali. E il mondo della scuola ne sa qualcosa.
In tal senso più che di un virus si tratta di un attivatore di consapevolezza.
Le scuole chiuse e la conseguente impossibilità di una didattica integralmente analogica e “in presenza” alla quale i più sono abituati, hanno acceso un grande riflettore su quella parte del mondo dell'istruzione italiano che finora è rimasta in ombra, ma che esiste.
Una realtà fatta di singoli docenti o intere scuole che la didattica digitale la fa davvero e che, in questo frangente, non ha avuto difficoltà a trovare soluzioni percorribili e veloci per continuare a seguire i ragazzi a casa.
Professori innovatori
Un micromondo che funziona, in continua espansione, popolato di professori innovatori il cui motore non è fatto di algoritmi, dispositivi e pulsanti da schiacciare, ma di passione, coraggio educativo, idee e metodologie didattiche adeguate, senza le quali la tecnologia da sola non servirebbe a molto.