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Scuola, cala il numero di aggressioni ma resta l’allarme: bullismo e violenza contro i docenti

Diminuiscono gli episodi denunciati contro gli insegnanti, ma il fenomeno resta diffuso e spesso sommerso

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Alfredo Herrera (El Confidencial, Spagna); Theo Anders (Der Standard, Austria); Karolina Słowik (Gazeta Wyborcza, Polonia)

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Dai genitori ai figli. La violenza sugli insegnanti non sembra cessare e, molto spesso, dalle male parole per un brutto voto o per un rimprovero si passa allo scontro fisico. Le cronache più recenti parlano del caso di Bergamo, dove uno studente di 13 anni ha accoltellato l’insegnante di francese finita poi all’ospedale.

I dati del Ministero

Secondo quanto ricostruisce il Ministero dell’istruzione e del merito (in una nota di dicembre) da settembre a dicembre 2025 sono state segnalate «4 aggressioni, a fronte delle 21 registrate nello stesso periodo dell’anno scolastico 2024/2025 e delle 19 del 2023/2024». Una tendenza positiva, secondo il ministero dato che nell’anno scolastico 2024/2025 gli episodi complessivi erano stati 51, mentre nel 2023/2024 erano stati 71. «Le vittime - scrive il ministero - sono prevalentemente gli insegnanti, colpiti, nella maggior parte dei casi, da familiari degli studenti». A fare i conti con la violenza, «non sempre fisica ma, molto spesso, verbale o psicologica», c’è il popolo di insegnanti e del personale scolastico che tutti i giorni varca le porte degli istituti scolastici.

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Il polso di chi lavora a scuola

«Il bullismo, nelle sue diverse forme, da quelle più evidenti come la violenza fisica, le minacce e le offese, a quelle più sottili come l’esclusione dal gruppo e l’isolamento tramite la diffusione di pettegolezzi, la manipolazione delle relazioni è purtroppo molto diffuso - dice Anna Tiseo, dirigente scolastico dell’Iiss Marco Polo di Cecina in provincia di Livorno - . I dati mostrano che una grande percentuale di ragazzi ha vissuto almeno un episodio di prevaricazione, sia in presenza sia online. I social, infatti, sono diventati uno dei principali contesti in cui si manifestano comportamenti bullizzanti».

L’altra faccia della medaglia

L’altra faccia della medaglia è quella che riguarda la violenza contro il personale scolastico: «Si tratta di un fenomeno che esiste e preoccupa, ma va interpretato con attenzione - aggiunge la dirigente scolastica che nel suo istituto ha fatto dell’inclusione il punto di forza della scuola -. Gli episodi sono relativamente pochi rispetto al numero totale delle scuole, e negli ultimi anni, come ha annunciato il Ministro ultimamente, è stato registrato anche un leggero calo. È innegabile che molti ragazzi oggi mostrino una maggiore fragilità emotiva: faticano ad accettare i “no”, a gestire la frustrazione e ad affrontare le difficoltà. Proprio per questo diventa fondamentale il ruolo educativo della scuola, che deve accompagnarli nello sviluppo di competenze emotive e relazionali, aiutandoli a crescere in modo più consapevole ed equilibrato».

Genitori e figli

Non è comunque tutto, perché la dirigente scolastica sottolinea un altro aspetto: «Molto spesso la violenza nei confronti del personale scolastico è perpetrata dai genitori. Accanto alle violenze fisiche che risaltano sulla stampa, esiste una forma più sottile ma diffusa di aggressività: quella verbale dei genitori, fatta di pretese, pressioni e atteggiamenti svalutanti nei confronti dell’autorità scolastica. Questo comportamento, pur non essendo visibile nei dati ufficiali, contribuisce a indebolire il ruolo educativo della scuola e influenza negativamente anche il comportamento degli studenti». Secondo la docente si tratta di un “ponte” tra il disagio degli adulti e quello dei ragazzi. «Se i genitori adottano un atteggiamento irrispettoso e conflittuale legittimano comportamenti irrispettosi da parte dei figli, far loro percepire la scuola come “nemica”».

Le iniziative in campo

In campo, qualche iniziativa delle scuole si registra. Come la normativa «normativa organica sul cyberbullismo che ha imposto alle scuole interventi educativi e preventivi, non solo punitivi, ha previsto un docente referente in ogni scuola, l’obbligo per noi dirigenti scolastici di intervenire e informare le famiglie, possibilità di chiedere la rimozione dei contenuti online, l’ammonimento del questore nei casi più gravi». Non solo: «Oggi sono attivi programmi e piattaforme specifiche per monitorare il fenomeno e formare i docenti. Vengono organizzate campagne di sensibilizzazione a livello nazionale - aggiunge ancora -. Di recente la Legge 70/2024 ha inserito l’obbligo per ogni scuola di adottare un codice interno antibullismo e l’aggiornamento dei regolamenti di disciplina e patti di corresponsabilità».

Parola d’ordine prevenzione

Non c’è solo repressione ma anche prevenzione che si attua con «progetti di educazione emotiva e relazionale, finalizzati a insegnare agli studenti il rispetto e la gestione dei conflitti». «Sono stati inoltre attivati sportelli psicologici e percorsi di mentoring, coaching e peer tutoring, nei quali gli studenti stessi diventano promotori di comportamenti positivi - aggiunge ancora la preside -.Questi strumenti sono stati inizialmente finanziati con i fondi legati all’emergenza Covid e, successivamente, con le risorse del PNRR dedicate al contrasto della dispersione scolastica. Ciò che oggi si richiede, però, è una presenza strutturata e stabile dello psicologo a scuola. I docenti, infatti, sono le figure che trascorrono più tempo con gli alunni e spesso riescono a cogliere i primi segnali di disagio; tuttavia, è fondamentale il supporto di uno specialista».

La psicologa forense

In Europa, un adolescente su sei dichiara di aver subito violenze o cyberbullismo (rapporto “Health Behaviour in School-aged Children (HBSC)” dell’ufficio europeo dell’OMS). A guardare con molta attenzione il fenomeno in cui c’è il bullismo ma ci sono anche gli episodi di violenza contro insegnanti e personale scolastico è Maura Manca, psicologa forense.

«È trent’anni che conosco i ragazzi - premette la psicologa - e vedo un cambiamento strutturale e radicale di cui si deve tener conto. Quando non c’erano i telefonini gli allarmi erano la dipendenza da videogiochi e tv - aggiunge -. Sicuramente la cosa che preoccupa maggiormente oggi è la velocità. Abbiamo cambiamenti che hanno subito un’impennata talmente veloce che impediscono ai ragazzi di metabolizzare le tappe evolutive. Non c’è la possibilità di riadattarsi e per il sistema educativo in cui si tentano di mettere dei cerotti che servono quando c’è una emorragia, non c’è una soluzione. Serve un cambiamento radicale da parte del sistema». Senza dimenticare poi l’intelligenza artificiale e le degenerazioni come «gli atti di autolesionismo che stanno aumentando». Per la psicologa è necessario «lavorare su formatori e interventi che abbiano un impatto su tante scuole».

Spagna

In Spagna cresce la percezione di un aumento della violenza nelle scuole, soprattutto nei confronti degli insegnanti. Secondo uno studio del sindacato STEs-i, basato su oltre 13mila questionari, l’83,15% dei docenti segnala un incremento delle aggressioni verbali, che in alcuni casi sfociano in violenza fisica.

Il dato contrasta con le rilevazioni ufficiali internazionali (Ocse-Talis), che indicano percentuali molto più basse, tra il 3% e il 6%. I sindacati contestano queste cifre, ritenute «irrealistiche» perché tengono conto solo degli episodi formalmente denunciati e non del clima quotidiano nelle classi.

Tra le cause emergono anche fattori familiari: non solo contesti difficili, ma anche famiglie “funzionali” in cui la mancanza di tempo dei genitori si traduce in un’eccessiva permissività e assenza di limiti.

Austria

In Austria gli episodi di violenza grave nelle scuole restano rari. Il caso più estremo è stato quello della sparatoria di Graz, un evento isolato ma tra i più gravi nella storia del Paese.

Più diffusi sono invece i fenomeni di bullismo tra studenti. Secondo indagini internazionali, circa uno studente su cinque dichiara di subire bullismo con regolarità, mentre il cyberbullismo è in aumento soprattutto dopo la pandemia.

Sul fronte disciplinare, cresce il numero di sospensioni scolastiche per comportamenti violenti. Dal 2026, tuttavia, queste misure saranno accompagnate da interventi educativi e psicologici per favorire il reinserimento degli studenti, segno di un approccio che punta non solo alla sanzione ma anche alla prevenzione.

Polonia

In Polonia il fenomeno del bullismo appare particolarmente diffuso: il 62% degli studenti dichiara di averlo sperimentato almeno occasionalmente, mentre il 4% lo subisce quotidianamente.

I dati evidenziano un forte disagio: il 30% degli studenti non ama andare a scuola, l’11% non si sente al sicuro e quasi un terzo non ha figure di riferimento. Colpisce anche la crescente tendenza al silenzio: la quota di giovani che non segnala le violenze è salita dal 32,4% nel 2020 al 47% nel 2024.

Secondo gli esperti, il bullismo si alimenta anche attraverso dinamiche di gruppo: l’aggressore ottiene attenzione e consenso, trasformando la violenza in una forma di “riconoscimento sociale”.

Lituania

In Lituania i casi di violenza fisica nelle scuole esistono ma restano episodici; il problema principale è il bullismo, che coinvolge circa il 35% degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni.

Particolarmente rilevante è il cyberbullismo, che riguarda circa il 27% dei giovani, uno dei tassi più elevati in Europa. Il fenomeno appare stabile nel tempo, segno di una criticità strutturale più che emergenziale.

Le autorità hanno adottato un approccio centrato sulla prevenzione: programmi educativi, formazione degli insegnanti, sistemi di segnalazione anonima e coinvolgimento dell’intera comunità scolastica. L’obiettivo è intervenire precocemente e rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglie.

L’Osservatorio nazionale

Qualche cosa, comunque, si muove. Il 31 marzo si è insediato e ha aperto i lavori l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico. L’organismo ha il compito di monitorare gli episodi di violenza ai danni del personale scolastico, promuovere buone pratiche e proporre all’Amministrazione linee guida per la prevenzione e la riduzione dei rischi. «Dell’organismo - dice Silvia Messori, componente in quota organizzazioni sindacali - fanno parte 27 rappresentanti di altrettante realtà e istituzioni. Ora si dovrà lavorare per capire sia lo stato dell’arte, attraverso la raccolta e lo studio dei dati, e poi delineare dei percorsi necessari per intervenire indicando anche le priorità che andranno a interessare il settore».

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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