Scuola, Anief: troppi ritardi, al via i ricorsi per neo-pensionati
Secondo il sindacato si tratta di una tutela da adottare in tutti i casi, purtroppo non rari, di omissione o ritardo del pagamento dell'assegno di quiescenza
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Il sindacato Anief apre ai ricorsi anche per i neo-pensionati: si tratta di una tutela da adottare in tutti i casi, purtroppo non rari, di omissione o ritardo del pagamento dell'assegno di quiescenza. Già nei mesi scorsi, i legali Giovanni Rinaldi, Walter Miceli, Fabio Ganci e Nicola Zampieri – tutti avvocati legati da tempo all'Anief - hanno vinto i primi ricorsi al giudice del lavoro con condanna alle spese, per il ritardo, ben oltre i termini di legge, della erogazione, da parte dell'Inps, del Tfr al personale precario.
Numeri record di ricorsi vinti
Una decisione, quella dell'Anief, che arriva all'indomani dei numeri da record sui ricorsi vinti solo nel mese di maggio 2026, con i legali del sindacato autonomo che hanno permesso di recuperare ben 2.649.326 euro, frutto di 813 sentenze vinte. “A questo punto – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – per noi si è superata ogni soglia di tolleranza: il nostro sindacato ha quindi deciso di tutelare, con i precari, anche tutti i lavoratori della scuola che sono andati in pensione e continuano a ricevere trattamenti iniqui. Neanche vivessimo in un Paese senza diritti e senza regole. Per quanto ci riguarda, la situazione è inaccettabile: per questo, abbiamo deciso di passare ai fatti, avviando delle vertenze in difesa dei lavoratori della scuola, anche in pensione, e della loro dignità di cittadini”.
Costituzione in giudizio
L'ufficio legale dell'Anief si è anche costituito in giudizio nel ricorso pendente presso la Corte costituzionale (ordinanza 25 del 5 marzo 2026) che al legislatore ha dato tempo, fino al 14 gennaio 2027, per modificare la normativa vigente relativa alla ritardata liquidazione degli statali. “Chi lavora nella scuola, ricorda Marcello Pacifico - ed è stato assunto dopo il 2000 ha un trattamento di fine rapporto peggiore di chi lavora nel privato, perché ha una trattenuta mensile del 2,5% contributiva per il Tfr che invece, nel privato, è interamente a carico del datore di lavoro. Inoltre, la ritardata pensione è inconcepibile, visto che l'8% è stato sempre trattenuto mensilmente nella busta paga del lavoratore a fronte di un contributo soltanto figurativo versato dallo Stato durante il rapporto di lavoro. Pertanto – conclude il sindacalista autonomo – abbiamo deciso di rompere ogni indugio, per arrivare a dire che siamo pronti a ricorrere in tribunale per sbloccare gli assegni di pensione, esattamente come stiamo facendo per recuperare il Tfs e il Tfr”.
“Una scelta necessaria”
Sempre il sindacato Anief ricorda che ricorrere in tribunale diventa necessario per ottenere i dovuti risarcimenti, sia per la violazione della normativa europea, sia per convincere il legislatore italiano ad adeguare la propria normativa. Pacifico ricorda, in particolare, “che è possibile chiedere una consulenza gratuita sul proprio stato di servizio aderendo alla campagna screening 'Non un euro di meno'. Per partecipare all'azione basta compilare il modulo online, con la richiesta che sarà valutata gratuitamente dall'ufficio legale Anief. Successivamente l'associato sarà contattato dallo stesso sindacato. Infine, qualora ve ne siano i presupposti, è sempre possibile aderire direttamente ai ricorsi Anief”, conclude il sindacato.
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