Scoprire l’Arabia Saudita senza pericoli grazie a ChatGpt
L’accuratezza delle informazioni e delle traduzioni con l’Ia consentono oggi alle donne di scoprire, da sole, ogni angolo del Paese
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I punti chiave
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Una donna, europea, senza velo, senza permessi né prenotazioni, che non parla arabo, fino a pochi anni fa non avrebbe mai potuto immaginare di percorrere da sola la regione più remota dell’Arabia Saudita. Anzi, non da sola, con la voce di ChatGpt. Avere l’app è il postulato per questo viaggio. Già perché qui in pochi parlano inglese, non ho una guida e l’Intelligenza Artificiale (IA) fa da interprete simultaneista. La utilizzo, appena atterrata all’aeroporto di Abha, con l’anziano tassista. Lui sente la frase in arabo e cerca di interloquire: gli ci vuole un po’ per capire che non c’è un altro essere umano dall’altra parte dello smartphone. Cerco di spiegarglielo a gesti ma dopo qualche ora, sentendo che parla così bene, ancora ha dei dubbi. Lo capisco: stupisce ancora anche me.
Faisal è uno dei pochi sudditi del Regno a non essere stato ancora raggiunto dal programma di formazione sull’IA che procede a ritmi incalzanti. Inoltre, alla sua età, non avrebbe mai neanche immaginato di poter stare da solo, maschio, in macchina con una femmina che non fosse sua moglie. Ci avventuriamo per i tornanti che accompagnano le verdi montagne della regione di Asir. Le scimmie ci guardano dalle rocce con la stessa espressione stupita dei passanti.
Verso villaggi fortificati
Da qui fino al confine, arroccati sulle cime, vivono i flower men: uomini che indossano corone di fiori al posto del ghutra (il velo bianco) o dello shemagh (quello a quadri bianchi e rossi). Sono guerrieri discendenti dai Qahtanis, gente di confine che segue più le leggi tribali che quelle dei due Paesi che si contaminano in queste regioni. Vivono in villaggi fortificati e non amano gli estranei, mi spiega ChatGpt, ma si stanno aprendo al turismo.
Le province di Asir e Jizan sono a pochi chilometri dallo Yemen, dalla guerra (proprio in questi giorni Israele bombarda Hodeida) ma i popoli che abitano queste montagne terrazzate e questo mare smeraldo non sentono i colpi della storia contemporanea. Montanari tosti ben lontani dai “figli dei fiori” degli anni 70; fino a vent’anni fa completamente isolati. Solo a loro è consentito coltivare e consumare khat in un Paese in cui il possesso di droga è punito con la pena di morte. Perfino la polizia saudita ha paura di entrare nelle loro case. Le ghirlande sono ornamentali oppure ‘curative’ a seconda delle erbe e delle malattie: emanare un buon profumo è parte dell’identità.
Il turismo del futuro
Questo è un viaggio nel tempo il cui approdo, nella VISION 2030 del Principe Bin Salman, è il progetto turistico della Soudah Development: popoli timidi e remoti che non hanno mai visto lo straniero devono ora affacciarsi al mondo per volere del sovrano.












