Scoprire Dublino fra arte decorativa, eccellenze architettoniche e gastronomia
L’artigianato alla Design Lane, lo storico tempio del caffè Bewley’s, la tranquillità degli Iveagh Gardens, la cucina irlandese, rivisitata in chiave fusion, di Etto. In viaggio con la stilista Laura Weber.
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Aria, acqua, luce. Sono i tre elementi inscindibilmente legati alla mia città. Dopo tredici anni a New York, chiamo ancora Dublino casa, lo sarà per sempre. Resto sorpresa ogni volta dall’aria pulita, quasi di cristallo, dalla luce così mutevole, dalla vicinanza al mare, che riscopro con lunghe passeggiate a Howth, sulla punta settentrionale della baia cittadina, o nei villaggi costieri come Dalkey. Essere nata nel quartiere di Rathfarnham, abbastanza vicino alla città per respirarne le vibrazioni e abbastanza lontano per vivere un’infanzia e un’adolescenza libere, quasi selvagge, ha influito molto sulle mie scelte successive. Mia sorella, mio fratello ed io siamo cresciuti tra natura e artigianato; insieme con nostra madre giocavamo con il cucito, i collage di foglie e fiori, l’uncinetto. Iscrivermi al National College of Art and Design e scegliere come campo creativo ed espressivo la nicchia del ricamo è stato per me quasi naturale.
La mia è una città sobria, dove tutto ricerca proporzione, la bellezza sta nell’atmosfera e nelle sfumature, non nello spettacolo. Questa sensibilità è diventata parte integrante del mio linguaggio di fashion designer e creative director. Tra i luoghi della cultura artigianale, dove torno spesso in cerca di ispirazione, ci sono l’Irish Design Shop e la Design Lane, che presentano talenti locali e creazioni handmade come quelle di Araucaria Ceramics e La Bougie; Stonechat Jewellers, nel Westbury Mall, permette anche di ammirare dalla vetrina gli artigiani al lavoro. In Grafton Street, la centralissima via che risuona della musica di artisti di strada, trovo le gioiellerie Weir & Sons e Boodles. Mi ricordano la ricerca che ho fatto sulle gemme per Celebrity di Victoria’s Secret: per loro ho creato i corsetti ricoperti di strass del tour mondiale di Sabrina Carpenter.
Quando sono dalle parti di Grafton Street, mi fermo anche allo storico Bewley’s Café, tempio della cultura del caffè, con vetrate colorate e interni in legno intagliato. In città l’incontro tra tradizione e design contemporaneo è particolarmente visibile nell’architettura georgiana che oggi accoglie gallerie, studi e caffè. Come nel Powerscourt Townhouse Centre, che ospita artigiani irlandesi e creatori di gioielli, cappelli, arte e moda in un palazzo del XVIII secolo, dall’atmosfera intima, tipicamente dublinese.
Vale la pena di visitare anche il Powerscourt Estate, House and Gardens, dove ho trovato l’ispirazione floreale per il cappotto in cashmere ricamato a mano dell’ex first lady Jill Biden. In accordo con lo spirito understated della città, è bello cercare piccole esperienze esclusive, offerte da molti musei cittadini. Durante una visita riservata al National Museum of Ireland Collins Barracks ho trovato arazzi secolari che mi hanno ispirato i ricami di un abito bandeau per l’educatrice e cantautrice per l’infanzia statunitense Ms. Rachel.
Quando ero ancora una bambina, grazie a mia madre, ho frequentato luoghi magici come la biblioteca Chester Beatty, ricca di rari manoscritti; ho esplorato la Hugh Lane Gallery con la ricostruzione dello studio di Francis Bacon, ho respirato la tradizione letteraria al MoLI, Museum of Literature Ireland e sognato in quella cattedrale della cultura che è la Long Room del Trinity College, con il Book of Kells: spesso penso che le magnifiche lettere miniate di quel manoscritto medioevale con i quattro vangeli in latino, dove s’intrecciano simboli celtici, animali immaginari e disegni ornamentali, mi abbiano guidato verso il ricamo, per riportare quelle suggestioni sul tessuto.














