Tensioni negli Usa

Scontro sul voto: piano di Trump per dichiarare la vittoria a urne ancora aperte

Il leader repubblicano potrebbe tentare di agitare la piazza dopo avere già presentato una raffica di ricorsi. Harris: «Siamo pronti a reagire»

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

Il segno di vittoria del candidato repubblicano Donald Trump, in un comizio a Gastonia, North Carolina

3' di lettura

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Donald Trump e i suoi alleati sarebbero pronti a dichiarare di avere vinto già nella notte di martedì, prima della conferma ufficiale, prima che i voti vengano contati. Lo scrive il New York Times, spiegando che la strategia della campagna elettorale della destra populista ricalca le mosse eversive utilizzate da Trump, quattro anni fa, per tentare di ribaltare i risultati, dopo la sconfitta subita contro Joe Biden. Con un’escalation che portò - più o meno direttamente - all’assalto del Parlamento da parte dei più esagitati sostenitori della destra, il 6 gennaio del 2021, in una delle pagine più buie nella storia delle istituzioni democratiche americane.

«Trump dovrebbe semplicemente alzarsi in piedi e affermare: Ehi, ho vinto», ha detto pochi giorni fa Steve Bannon, uno dei consiglieri più vicini e più discussi di Trump, dopo avere scontato una condanna a quattro mesi di prigione per aver sfidato il Congresso proprio sui fatti del gennaio del 2021.

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Da parte democratica hanno già messo in conto un tentativo disperato della destra di contestare il voto se venisse sconfitta. «Siamo tristemente pronti», ha detto Kamala Harris. «Se Trump dovesse dichiarare vittoria senza attendere i risultati - ha aggiunto la candidata democratica - e se vedessimo che sta manipolando i media e il consenso del popolo americano... siamo pronti a rispondere».

La grande differenza rispetto al 2021 è che allora Trump era alla Casa Bianca e aveva la forza di ostacolare la transizione democratica dei poteri. Il Congresso con l’Electoral Count Reform Act ha inoltre introdotto norme che dovrebbero fare chiarezza sulla certificazione finale dei risultati. Nello staff di Kamala Harris tuttavia temono le pressioni sugli amministratori locali, sugli uffici elettorali statali.

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Schiere di avvocati reclutati da Trump sono al lavoro da mesi. E nei singoli Stati sono già iniziate - con il voto anticipato e i preparativi per le liste elettorali e le urne del 5 novembre - le contestazioni e i ricorsi: fatti con l’obiettivo di alimentare il dubbio e preparare il terreno per le richieste di riconteggio e per le eventuali cause legali contro le «elezioni rubate».

A soli due giorni dalle elezioni - mentre la corsa per la Casa Bianca è serratissima - Trump sta già sostenendo che i democratici sono «un branco di imbroglioni», mentre i suoi consiglieri, negli Stati in bilico, diffondono resoconti distorti di incidenti alle urne e frodi per scaldare l’opinione pubblica. Gli stessi sondaggi - realizzati in gran numero da società vicine alla destra - così come i mercati delle scommesse vengono usati per creare l’aspettativa del successo, con la quale alimentare l’indignazione tra i suoi sostenitori in caso di sconfitta: «Stiamo andando verso una schiacciante vittoria», ripete il fedele Elon Musk, sul palco al fianco di Trump, anche negli ultimi comizi.

Annuncio della vittoria, contestazione dei risultati, proteste in tutto il Paese: questo il piano della destra.

«Trump sta già mettendo in discussione i risultati di un’elezione ancora in corso. Ma - ha spiegato Dana Remus, uno dei principali avvocati della campagna democratica - ha fallito nel 2020 e fallirà di nuovo. Mobiliteremo le tv e i mezzi di informazione per reagire alle falsità». Dai social alle piazze, il Paese è in grande tensione. E un esito incerto, una vittoria risicata, comunque vada, potrebbe portare al caos.

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