Ma perché un’industria che per oltre un secolo ha fondato il suo potere sulle fabbriche decide di essere una boutique? Perché non ha scelta. Se vendesse tutte le macchine che il mercato chiede, ovviamente non ai prezzi attuali ma neppure a quelli di saldo degli anni scorsi, ci sarebbe un mix troppo sbilanciato sulle termiche classiche, sforando i limiti imposti dalla politica: troppi gr/km di CO2 e multe salate.
Non solo auto
Questa storia, tanto sgradevole da apparire incredibile, non riguarda solo le auto. È di questi giorni l’annuncio di Bosch UK di scaricare sui listini di ogni caldaia a gas 5.000 sterline, pari alla multa che dovrà pagare per non riuscire a vendere quelle a pompa di calore, che il mercato non vuole. Che differenza c’è con le Case che scaricano sui listini il peso delle multe?
Comunque adesso il mercato è così: ci sono clienti (100mila? 200mila?) che comprerebbero auto sotto i 20.000 euro di listino e i costruttori incumbent gliele negano. Sorprende che i cinesi si infilino in questa bella porta? Parliamo di auto termiche, non elettriche.
Questo non sarà un problema per gli azionisti delle Case, che stanno facendo utili mai visti, e nemmeno per i clienti, che una macchina comunque l’avranno, sebbene d’importazione, con buona pace della bilancia commerciale. C’è invece il nodo di quei 12,9 milioni di lavoratori, tra diretti e indiretti, sempre che importi a qualcuno.
Alla fine, le politiche green della Commissione non avranno abbassato le emissioni, che peraltro allo 0,9% del totale sono già risibili, ma avranno sicuramente picconato la nostra industria domestica. La verità? L’hanno già fatto.