Sciopero dei treni giovedì 11 giugno: 3mila ferrovieri rischiano posto di lavoro
I sindacati chiamano in causa il ministero dei Trasporti per la gara sulla gestione degli Intercity, che ha scelto di suddividere in tre lotti, anziché in un unico, in assenza di clausole sociali. Timori anche per l’ingresso dei francesi Sncf nell’Alta velocità: «senza il contratto di riferimento si rischia il dumping»
2' di lettura
I punti chiave
2' di lettura
Treni a rischio giovedì 11 giugno a causa di uno sciopero nazionale di 8 ore (dalle 9.01 alle 17) del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti.
I sindacati chiamano in causa il governo che «ha scelto di ignorare le nostre richieste sui rischi derivanti dalle future gare ferroviarie intercity dove è emersa la volontà del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di suddividere in tre lotti non equivalenti, anziché in un unico lotto».
La messa in gara del servizio Intercity: a rischio 3mila ferrovieri
Alla base della protesta, dunque c’è l’imminente pubblicazione del bando per la messa in gara del servizio Intercity - che coinvolge circa 3mila ferrovieri - che il ministero dei Trasporti intende suddividere in tre lotti. Non solo. Le organizzazioni sindacali lamentano anche l’assenza nelle gare di «clausole sociali vincolanti» che assicurino la continuità occupazionale ai circa 3mila lavoratori attualmente impiegati da Trenitalia (Gruppo Fs italiane) nel servizio.
Per il segretario generale della Filt Cgil Stefano Malorgio l’idea che «la frammentazione in lotti del servizio intercity, aumentando il numero di operatori, aiuti la mobilità delle persone è illusoria. Tale impostazione produrrà solo il depauperamento del gruppo Fs e metterà a rischio i lavoratori per l’assenza di clausole sociali di salvaguardia del lavoro»,








