Le elezioni presidenziali

Schwarzenegger e i «rinnegati» repubblicani che attaccano Trump e votano Harris

Molti moderati Gop hanno annunciato il sostegno alla candidata democratica. Il cambio di campo di Liz Cheney e altre donne a difesa dei diritti

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

Kamala e l'ansia per le elezioni: "Non mangio caramelle alla cannabis ma mi alleno", e ride col pubblico

5' di lettura

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Il viso scolpito di terminator Schwarzenegger accanto a quello di Kamala Harris deluderà mezza America e lascerà abbastanza sorpresa l’altra metà. «Trump dividerà, insulterà, troverà nuovi modi per essere più antiamericano di quanto non sia già stato, e noi, il popolo, non otterremo altro che più rabbia», ha detto Arnold Schwarzenegger, star dei film d’azione ed ex governatore repubblicano della California. «Voglio andare avanti come Paese, e anche se ho molti dubbi sulla loro piattaforma, penso che l’unico modo per farlo sia con Harris e Walz».

Quello di Schwarzenegger che ha così espresso il suo sostegno alla candidata democratica, dopo anni di destra e patriottismo repubblicano, è solo l’ultimo di una serie di endorsement fatti anche da esponenti di primo piano del partito conservatore: molti di questi repubblicani moderati, passati ai democratici, hanno lavorato con Trump alla Casa Bianca, alcuni di loro stanno lasciando un segno profondo nella campagna elettorale. Tra loro ci sono alcune donne che si battono per la democrazia e i diritti, anche all’aborto, e stanno smascherando, dopo averlo conosciuto da vicino, il maschilismo violento che traspira dai comizi del tycooon.

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Schwarzenegger: «Offeso da Trump»

Schwarzenegger ha voluto comunicare pubblicamente il suo sostegno a Kamala Harris per la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. «Sarò sempre un americano prima di essere un repubblicano», ha detto, facendo capire di considerare Trump un rischio per la democrazia.

Schwarzenegger, una voce spesso in dissenso con i liberal di Hollywood, ha detto di essersi sentito offeso dai repubblicani che si sono rifiutati di ammettere che Donald Trump ha perso le elezioni del 2020, e anche direttamente dal candidato repubblicano che - quando ha criticato la gestione del confine tra Stati Uniti e Messico da parte dell’amministrazione di Joe Biden - ha definito l’America come «un bidone della spazzatura per il resto del mondo».

«Non mi piace nessuno dei due partiti in questo momento», ha aggiunto, sottolineando che nessuno in questa campagna ha affrontato il problema gravissimo del deficit di bilancio degli Stati Uniti e spiegando che alcune politiche dei democratici - anche sull’immigrazione - sono destinate a fare aumentare la criminalità.

«Vorrei disconnettermi», ha affermato Schwarzenegger. «Ma non posso, perché - ha spiegato ancora - rifiutare i risultati di un’elezione è il più grave comportamento antiamericano che si possa avere» e definire l’America «un bidone della spazzatura per il mondo è così antipatriottico che mi fa infuriare».

«Sarò sempre un americano prima di essere un repubblicano, ecco perché - ha detto Schwarzenegger - questa settimana voterò per Kamala Harris e Tim Walz».

Gli elettori moderati e la senatrice Cheney

Gli elettori di centro, i repubblicani moderati, quelli poco convinti da Trump potrebbero fare la differenza in queste elezioni. Potrebbero consentire a Kamala Harris di conquistare voti in Stati in bilico come l’Arizona o anche la Pennsylvania. E decisivi potrebbero essere le parole e l’attività a favore dei democratici di alcuni esponenti repubblicani passati dalla parte di Harris, e già insultati e additati da Trump e i suoi come «rinnegati», «bolliti e già licenziati», «gente che ha tradito per tornaconto personale».

Accuse davvero difficili da sostenere contro l’ex deputata repubblicana Liz Cheney, che negli anni di Trump alla Casa Bianca ha votato seguendo le indicazioni del partito conservatore in quasi la totalità dei provvedimenti arrivati in aula. Cheney, che è stata vicepresidente della commissione della Camera per le indagini sull’attacco del 6 gennaio al Campidoglio, è una delle più accese accusatrici di Trump, ed è stata estromessa da Trump e i suoi fedelissimi dal partito. «Come conservatrice, come qualcuno che crede e si preoccupa della Costituzione, ci ho pensato a fondo. E - ha detto - a causa del pericolo che Donald Trump rappresenta, non solo non voterò per Donald Trump, ma voterò per Kamala Harris».

La vecchia guardia Gop non sopporta Trump

L’ex vicepresidente Dick Cheney, si è unito alla figlia, Liz, nell’annunciare l’intenzione di votare per Harris. Cheney oltre a essere stato vicepresidente del presidente George W. Bush, è stato segretario della Difesa sotto il presidente George Bush padre, e capo dello staff della Casa Bianca sotto il presidente Gerald Ford. E ha rappresentato il Wyoming alla Camera per dieci anni. «Nei 248 anni di storia della nostra nazione, non c’è mai stato un individuo che rappresentasse una minaccia più grande per la nostra repubblica di Donald Trump», ha affermato in una dichiarazione dello scorso settembre Cheney, considerato un falco della destra repubblicana. «Ha cercato di rubare le ultime elezioni usando bugie e violenza per mantenersi al potere dopo che gli elettori lo avevano respinto. Non ci si può più fidare di lui al potere. Come cittadini, abbiamo tutti il dovere - ha concluso - di mettere il Paese al di sopra delle fazioni per difendere la nostra Costituzione. Ecco perché voterò per la vicepresidente Kamala Harris».

In molti della vecchia guardia repubblicana - a partire dal vice dell’ex presidente alla Casa Bianca, Mike Pence - non sopportano Trump e hanno deciso di votare per Harris. Tra loro l’ex direttore della Cia, William Webster, e John Negroponte, direttore dell’intelligence nazionale del presidente George W. Bush, assieme ad altri cento alti funzionari della sicurezza nazionale e della politica estera del Gop. E anche 17 membri dello staff del defunto presidente Ronald Reagan, il massimo riferimento politico per i conservatori americani: «Noi che abbiamo lavorato con Ronald Reagan alla Casa Bianca, nell’amministrazione, nelle campagne e nel suo staff personale, sappiamo che si unirebbe a noi nel sostenere la coppia Harris-Walz, perché oggi si impone una scelta tra integrità e demagogia», hanno affermato.

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I nuovi e il ruolo delle donne

Tra le nuove leve repubblicane che hanno deciso di non allinearsi con Trump ci sono anche l’ex vicegovernatore della Georgia, Geoff Duncan; Anthony Scaramucci, già direttore delle comunicazioni della Casa Bianca con Trump; l’ex deputato Adam Kinzinger.

E poi alcune donne, giovani, che temono per i diritti e la democrazia negli Stati Uniti. Stephanie Grisham è stata addetta stampa della Casa Bianca sotto Trump e capo dello staff della first lady Melania Trump prima di dimettersi il 6 gennaio 2021, quando una folla di sostenitori dell’ex presidente ha attaccato con violenza il Campidoglio: «Amo il mio Paese più del mio partito. Trump è menzogna. Kamala Harris dice la verità, rispetta il popolo americano e ha il mio voto», ha detto.

Olivia Troye, ex consigliera per la sicurezza nazionale con Mike Pence, ha affermato che l’obiettivo del candidato repubblicano è «seminare dubbi e divisioni» e ha definito il voto per Harris un voto per la democrazia. Grisham e Troye non sono famosi come Schwarzenegger, ma possono spostare voti e forse fare la differenza.

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